Bastardi senza Gloria – recensione

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Bastardi senza Gloria (Inglourious Basterds) di Quentin Tarantino, con Brad Pitt, Christoph Waltz, Melanie Laurent, Eli Roth, Daniel Bruhl, Diane Kruger, Michael Fassbender. USA 2009

di Emanuele D’Aniello

 

Da anni Quentin Tarantino aveva in mente un progetto sulla Seconda Guerra Mondiale in salsa western ispirato a Quel Maledetto Treno Blindato di Enzo Castellari, classico B Movie italiano degli anni settanta, un genere che tanto piace all’ex commesso di videostore più famoso al mondo. Ma quanto portato alla luce nel 2009 poco o nulla ricorda il film di Castellari, è però in tutto e per tutto il cinema di Tarantino in ogni virgola e fotogramma.

Siamo nel 1944, la storia principale è divisa in 5 capitoli ricchi di personaggi uniti da un unico filo conduttore: un attentato contro Hitler e i vertici del partito nazista durante la proiezione di un film. Da una parte ci sono i Bastardi, una segreta unità americana composta da ebrei in missione col solo scopo di scovare e uccidere i nazisti senza fare prigionieri. Dall’altra abbiamo Shoshanna Dreyfuss, una ragazza ebrea francese che da anni vive a Parigi sotto mentite spoglie dopo essere sfuggita miracolosamente allo sterminio della propria famiglia per mano del colonnello tedesco Hans Landa, e ora a Parigi gestisce il cinema scelto a sua insaputa come sede dell’attentato. Lei stessa però ha già in mente un altro piano per uccidere Hitler e ottenere la sua vendetta.
jhgbTarantino affronta un contesto per lui totalmente nuovo, la Seconda Guerra Mondiale, raramente dipinta in maniera così audace e irriverente. Ed è una operazione molto particolare, perchè non è il cinema di Tarantino a immergersi nel contesto degli anni 40, ma è la Guerra ad entrare nel mondo del regista fatto di personaggi bizzarri, sangue e violenza, dialoghi fiume, citazioni su citazioni. È il mondo nazista visto attraverso gli occhi di Tarantino, un universo parallelo dove tutto può succedere, una rivisitazione e reinterpretazione storica che pochi autori possono permettersi. Come sempre fa la passione per il cinema a tutto tondo di Tarantino lo porta a scrivere storie possibili solo nella sua testa, storie dannatamente coinvolgimenti che rimangono indipendenti ed efficaci pur essendo un tritacarne di riferimenti di altri film e autori. Ovviamente gli esempi si sprecano, anche solo semplici menzioni come il nome di Ernst Lubitsch nominato e sentito più volte nel corso della storia, su tutti però come sempre primeggia la continua bussola chiamata Sergio Leone che evidentemente guida ogni sceneggiatura di Tarantino, questo infatti è un film molto vicino alle storie western e come molti hanno detto poteva avere un titolo alternativo alquanto esemplare: l’Eroe, la Ragazza, il Nazista.
L’eroe è sicuramente il tenente Aldo Raine interpretato da Brad Pitt, soldato a capo dei Bastardi. Il personaggio è singolare e divertente, Pitt riesce a caratterizzarlo molto bene donandogli quell’impronta di rozzo e ignorante uomo del sud degli Stati Uniti che sa solo far valere le azioni al posto della dialettica (spiace sempre dirlo, ma il doppiaggio italiano fa perdere completamente il lavoro fatto da Pitt sulla voce e sulle sfumature del personaggio, doppiaggio peraltro quasi inutile essendo tutto il film una autentica Babele di lingue e scene sottotitolate). I Bastardi sono chiaramente un rimando al Mucchio Selvaggio, o a Quella Sporca Dozzina, uomini che per far valere la forza della ragione e della giustizia usano le maniere forti che essi stessi combattono. Il nazista è Hans Landa interpretato dall’attore austriaco Christoph Waltz autentica rivelazione per il grande pubblico. Waltz recita addirittura in 4 lingue per tutto il film e porta sullo schermo un tipo di nazista mai visto prima al cinema: non è una bestia e non è indottrinato dall’ideologia (come ad esempio i nazisti di Schindler’s List) ma è intelligente, sagace, sarcastico, a tratti quasi buffo e simpatico. È il personaggio più tarantiniano di tutto il film e l’attore austriaco ripaga il regista che gli ha affidato una parte così perfetta con una prova superlativa, ruba ogni scena in cui appare e merita pienamente l’Oscar e la caterva di premi ottenuti. La ragazza è Melanie Laurent, attrice francese che mette al servizio del film tutta la sua bellezza ed eleganza. Come molte tipiche eroine tanto care al regista è mossa da un sentimento ben preciso, la vendetta, ma non è fisicamente aggressiva e assetata di sangue come La Sposa in Kill Bill, riassume piuttosto i tratti della femme fatale da cui si è irrimediabilmente affascinati e sfrutta la sua femminilità per colpire senza remore. E Tarantino usa la macchina da presa per metterne in risalto ogni caratteristica come nella stupenda sequenza di preparazione alla proiezione finale in cui il rossetto, le calze, il vestito rosso diventano armi di seduzione e al tempo stesso di terrore.

Come detto la vendetta è un sentimento che unisce gli ultimi lavori di Tarantino, e qui la vendetta riveste un’importanza ideale fortissima: è la vendetta dell’intero popolo ebraico contro i nazisti. Nessuno lo ammetterà mai, anzi molte associazioni ebraiche si sono scandalizzate e hanno aspramente criticato la loro rappresentazione nel film, ma quello che succede è un sogno proibito, riscrivere la storia e vendicarsi. Gli ebrei giustamente affermano che non scenderebbero mai allo stesso livello cui i nazisti sono scesi con loro, ma Tarantino non ne è sicuro e li sfida mostrando i Bastardi pieni di ebrei più crudeli addirittura dei tedeschi stessi e poi proponendo un intrigante “cosa sarebbe successo se….?”

Tarantino gioca, ma NON è un divertimento fine a se stesso in cui si diverte solo lui, come è stato il fallimentare esperimento di Grindhouse, è un divertimento per tutti, cinema allo stato puro, e solo in un film simile il finale poteva avvenire proprio all’interno di una sala cinematografica. È un film volendo di genere, ma non classificabile in nessun genere preciso, come ogni film di Tarantino: è semplicemente intrattenimento all’ennesima potenza, dove non ci si annoia nemmeno in scene lunghissime con dialoghi interminabili e la tensione riesce sempre a rimanere alta, come nella lunga ma fantastica sequenza iniziale. Probabilmente il film non è il capolavoro che dichiara di essere con la battuta finale (Pulp Fiction è qualcosa di inarrivabile per una innumerevole serie di motivi) ma rimane un grande divertimento e una grande soddisfazione per ogni spettatore affamato di qualsiasi genere di cinema.

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