HABEMUS PAPAM di Nanni Moretti, con Michel Piccoli, Nanni Moretti, Margherita Buy. Italia 2011
di Emanuele D’Aniello
Nanni Moretti è tornato a ben 5 anni dal suo ultimo lavoro, e torna con Habemus Papam, una storia potenzialmente esplosiva su un Papa appena eletto in crisi esistenziale. L’appeal internazionale di Moretti ha portato il film ad essere presentato al Festival di Cannes, e da noi i risultati al botteghino si sono rivelati più che positivi. Non sono mancate le solite sterili polemiche, ma vedendo il film queste polemiche sono più fuori luogo e inutili del solito.
In Vaticano si tiene il Conclave per l’elezione del nuovo Pontefice. Contro ogni pronostico viene scelto il mite cardinale francese Melville (un ottimo e straziante Michel Piccoli) ma al momento del suo annuncio il nuovo Papa entra in crisi. La paura assale i fedeli ma soprattutto i cardinali costretti addirittura a chiamare uno psicanalista (Moretti nel suo canonico ruolo di non-personaggio) per aiutare il Pontefice, ma è solo l’inizio di una serie di disavventure che porteranno il nuovo Papa a fuggire dal Vaticano. Il film si presenta fin da subito estremamente interessante con una trama originale piena di chiavi di lettura. La prima parte è probabilmente la migliore del film: la fotografia, le scenografie, i costumi, tutto serve a creare l’atmosfera, a rappresentare gli ambienti non solo del Vaticano ma della Chiesa stessa come istituzione: ambienti austeri, tradizionali ma soprattutto vecchi, perchè vecchie sono le persone che li abitano. I cardinali dimenticano le parole delle preghiere e cadono nel buio, una lunga serie di primi piani mostra i volti emaciati degli uomini di Chiesa che per la loro età e formazione non possono essere al passo con i tempi (una trovata già utilizzata con grande efficace da Monicelli ne Il Marchese del Grillo nella famosa scena in cui diversi anziani nobili sono richiamati in servizio per difendere il Papa). Poi l’elezione in un momento quasi emozionante, l’annuncio, il grande urlo e l’arrivo dello psicoanalista. Il film parte benissimo gettando le basi per tante cose, forse troppe, e la sceneggiatura si perde. L’entrata in scena del personaggio Nanni Moretti è strepitosa, ma da qui in poi il film si divide in due tronconi netti, entrambi con i loro pregi e difetti.
La fuga del Papa in giro per Roma è molto forte, perchè non vediamo il successore di Pietro ma un uomo comune in profonda crisi. Si aggira spaesato, cerca conforto nelle persone, si rifugia nel teatro suo grande amore dell’adolescenza, ma Moretti non affonda mai troppo il coltello sui motivi della crisi personale del nuovo Pontefice, tutto viene rappresentato in maniera delicata, quasi poetica ma non chiara. Lo stesso avviene nella parte di Moretti personaggio che ad una semplice visione potrebbe sembrare la parte comica del film per allietare il pubblico, ma, pur assolvendo a questo compito grazie a molte battute e gag perfettamente riuscite, è anche molto di più: Moretti umanizza i cardinali visti troppo spesso come vetusti uomini di potere e facendoli giocare a carte e a pallavolo li avvicina alla gente, cerca di ributtarli nel mondo da cui si sono allontanati chiusi sempre nelle stanze del Vaticano, prova a creare un nuovo contatto con la società esterna. Anche qui però graffia ma non azzanna, accenna ma non calca la mano, e la storia quasi si spegne su stessa, e non può non venire in mente per affinità tematica La Messa è Finita in cui invece la crisi umana e di fede era presentata con tragicità e forza dirompente. Moretti non è più il regista che urla i suoi dogmi e dice chiaramente le cose come stanno, è una persona più matura e riflessiva, artisticamente non ha assolutamente perso le buone idee e la voglia di raccontarle, ma non sa più come gestirle: è un problema narrativo già visto ne Il Caimano, ci sono troppe cose molto importanti che non si riesce ad approfondire e finiscono per perdere la loro efficace durante lo sviluppo della sceneggiatura. Ed è un peccato anche non vedere il confronto tra i due mondi, la scena tra il Papa e lo psicoanalista è praticamente una sola, la parte che poteva essere più interessante viene sacrificata per seguire due strade distinte.
Habemus Papam rimane però un grande affresco contemporaneo sulle difficoltà dell’uomo di vivere nel mondo attuale così soffocante e oppressivo e sul potere delle istituzioni sempre più fuori dalla realtà, un affresco disegnato da Moretti con molta intelligenza e grande ironia, le scene con i cardinali sono spassose soprattutto grazie a lui, alla sua voce stonata e ai suoi modi di fare saccenti. Ovviamente però in Italia non potevano mancare le polemiche quasi puntuali ogni volta che arriva un film di Nanni Moretti, arrivate stavolta dagli organi di stampa della Chiesa, che evidentemente non hanno visto o capito il film. Habemus Papam è molto cose ma di sicuro NON è un attacco alla Chiesa o al Papa o alla fede cattolica, anzi, casomai è esattamente il contrario. E proprio questo è uno dei punti di forza del film, la sensibilità e il grande rispetto di Moretti per la materia a cui si avvicina nella storia: Il cardinale Melville non ha una crisi di fede, non dubita un solo istante di Dio e della volontà divina, ma proprio per questa fede incrollabile in Dio e nella Chiesa si sente totalmente inadeguato a coprire il ruolo di capo di tutti i cattolici nel mondo; c’è grande ripetto per il ruolo del Papa e per i compiti difficili che deve affrontare, e lo vediamo quando i cardinali praticamente all’unisono pregano affinchè il gravoso compito non cada su di loro, la paura di Melville è una paura diffusa, si percepisce per lo spettatore quanto possa essere complesso rappresentare milioni di persone. Moretti non condivide la fede cattolica (“Lei è credente?” – No- “Male..” -Eh lo so male ma è così-) ma non la attacca mai e non accusa la Chiesa, cerca solo di far capire alla istituzione che a prescindere da loro e dalle loro intenzioni il mondo va avanti, e se non vogliono rimanere indietro devono aprirsi il più possibile alla gente. In questo aspetto Moretti ha realizzato perfettamente il proprio scopo, ora sta agli “altri” svegliarsi invece di crogiolarsi nelle loro vesti purpuree.



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