Hanna di Joe Wright, con Saoirse Ronan, Cate Blanchett, Eric Bana. USA 2011
di Emanuele D’Aniello
Hanna è un film molto particolare, che potrebbe facilmente ingannare il pubblico. Presentato e confezionato come thriller adrenalinico che richiama l’action puro, il prodotto finale del regista Joe Wright non potrebbe essere più distante da questa definizione. Pur ricco di scene d’azione e combattimento, girate e orchestrate con ritmo frenetico grazie anche alla colonna sonora dei Chemical Borhters, è in realtà una grande favola moderna, ai limiti del fantasy, una storia di sopravvivenza e ricerca degli elementi che ci rendono umani. Accettando questo, il film spiccherà il volo dentro lo spettatore, altrimenti, aspettandosi l’action, è meglio approcciarsi ad un altro tipo di pellicola.
È la storia di una ragazzina di 16 anni, Hanna appunto, che vive sola con il padre Erik in una foresta, completamente isolati dal resto del mondo. È stata addestrata dal padre alle migliori tecniche di combattimento, all’uso delle armi, all’apprendimento di molteplici lingue, anche ad una istruzione culturale di base.
I due vivono lì perché il padre Erik è un ex agente della CIA che ha dovuto far perdere le proprie tracce dal giorno in cui Hanna è nata, ma ora è il momento di completare la missione: rintracciare Marissa Wiegler, responsabile dell’Agenzia Segreta, prima che lei possa catturarli. La trama e lo sviluppo dell’intreccio sono molto semplici, per questo si evita ogni sorta di spiegazione o antefatto, e si entra subito nel vivo della storia fin dal primo secondo. Hanna conosce tutto del mondo e delle persone, ma lo conosce meccanicamente, non sa relazionarsi con gli altri e con gli oggetti che per noi sono più comuni: bellissimo in tal caso il momento in cui Hanna quasi uccide un ragazzo che la stava baciando, la sua reazione è automatica e incontrollata pur essendo pienamente consapevole che si trattava solo di un banale bacio. Hanna non è un adolescente normale, è una sorta di Jason Bourne imprigionato nel corpo di una sedicenne, un Cappuccetto Rosso killer direbbero altri, un autentico automa il cui corpo corre più veloce della testa e dei suoi sentimenti. Detto così potrebbe sembrare un qualcosa di molto banale: l’ennesimo film con un assassino invincibile al centro, l’ennesimo film con un adolescente estraniato dal resto del mondo per sviluppare una critica alla società di oggi. In realtà la forza emotiva si trova tutta nella creazione di un’atmosfera quasi magica, con una struttura che non può non ricordare Biancaneve, trovando metaforicamente in questo film, oltre alla nostra protagonista/principessa, i vari aiutanti, la strega cattiva, il cacciatore, il bosco. Le scene finali ambientate nel parco giochi dedicato ai fratelli Grimm, e i momenti decisivi con Hanna pronta ad entrare nella bocca del lupo, definiscono il parallelo.
Ma come detto il film è soprattutto moderno, e in questo senso si leggono le scene d’azione e di combattimento coreografate splendidamente, che la musica dei Chemical Brothers trasforma in clamorose scariche d’energia purissima e botte d’adrenalina. In pochissimi avrebbero potuto immaginare che Joe Wright, regista dei formali e classici film in costumeOrgoglio & Pregiudizio prima eEspiazione poi, avrebbe potuto girare un simile film, non a caso proposto inizialmente a Danny Boyle. Ma qui il lato tecnico di Joe Wright si fa valere (dopo averlo intravisto in quel notevole piano sequenza di quasi 5 minuti in Espiazione), il suo stile e il suo virtuosismo esplode con angolazioni di ripresa incredibili, effetti stroboscopici e giri di camera a 360° gradi. Ala faccia del classicismo. Ma il più grande merito di Joe Wright è probabilmente quello di aver scopero ormai cinque anni fa proprio in Espiazione la giovane Saoirse Ronan, un talento innato portentoso. Qui la Ronan E’ il film, la sua prova è mostruosa sia quando è chiamata a mostrare l’innocenza della giovane ragazza persa nel mondo sia quando torna il killer costruito senza pietà. Lavora col fisico e con lo sguardo, comunica con i suoi meravigliosi occhioni blu più di quanto attori con decenni di carriera alle spalle riescono a fare, confermandosi come il miglior talento emergente nel mondo del cinema attuale. Riesce a rubare la scena anche alla sua collega ben più esperta Cate Blanchett, comunque sempre ottima, che pur facendo poco è bravissima a catturare l’essenza del personaggio, risultando crudele e glaciale.
Hanna è una favola moderna, ipertecnologica, violenta, una favola senza morale finale in cui i peccati commessi si pagano fino alle estreme conseguenze. Quel che rende diverso questo film rispetto alle altre storie di assassini spietati è proprio l’energia, la vitalità, la voglia di vivere di conoscenza, l’atmosfera unica che accompagna la nuova nascita nel mondo moderno di questa stranissima ragazza.



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