Il Discorso del Re – recensione

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Il Discorso del Re  (The King’s Speech) di Tom Hooper, con Colin Firt, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Guy Pearce, Michael Gambon, Timothy Spall, Derek Jacobi.  Gran Bretagna 2010.

di Emanuele D’Aniello

Il Principe Alberto, già Duca di York e fratello del principe ereditario al trono del Regno Unito, fin da piccolo soffre per una grave forma di balbuzie. Siamo a cavallo tra gli anni 20 e 30, l’epoca dell’esplosione della radio e delle comunicazioni, il principe deve essere in grado di parlare al suo popolo tra mille discorsi e apparizioni pubbliche. Proverà a superare i suoi problemi grazie all’affettuoso aiuto della moglie e alle eccentriche cure di uno stravagante logopedista australiano, Lionel Logue. Quando Alberto diventa inaspettatamente Re alla viglia del conflitto con la Germania, la sua voce serve come non mai alla nazione.

Il Discorso del Re è un’opera impeccabile, curata dal punto di vista formale e dosata al millimetro in ogni singolo passaggio, ma la grandezza di un film si evince quando la sostanza riesce a prendere il sopravvento anche su una indiscutibile forma. Perchè il film emoziona, ispira, fa stare bene, può anche commuovere qualcuno, riesce sicuramente alla fine a lasciare un sorriso di gioia sul volto dello spettatore. È una storia vera fatta di emozioni: la trasformazione del brutto anatroccolo, pecora nera della famiglia preso in giro dal fratello maggiore, costantemente sfiancato dai rimbrotti di una padre severo e antico, continuamente tormentato da un difetto nel parlare devastante, che alla fine riesce a caricarsi sulle spalle il peso di un’intera nazione nel momento più difficile di tutta la sua storia. Prendiamo la scena iniziale: il Principe Alberto deve tenere un discorso pubblico di fronte al popolo e alle massime autorità nello stadio di Wembley stracolmo, e ovviamente non vi riesce. Qui è impossibile rimanere insensibili di fronte alla sforzo e alla fatica di Alberto nel pronunciare le più elementari parole, e lo sconforto della moglie sempre al suo fianco. È un momento disperato, a tratti soffocante anche per lo spettatore che ci mette pochissimo a provare pena per il protagonista. E grandissimo merito va al regista Tom Hooper qui solo alla sua seconda fatica cinematografica (ma il suo grandissimo serial televisivo John Adams è assolutamente imperdibile) maestoso nel rendere visivamente tutta la fatica e sofferenza di Alberto con continue oscillazioni di macchina durante i discorsi, inquadrature vertiginose dall’alto al basso o viceversa, una scelta della scenografia esemplare, perchè ci si aspetta palazzi e abitazioni sontuose e ridondanti, invece i protagonisti si muovono in interni spogli e quasi claustrofobici, perfetti per inquadrare lo spirito del protagonista immobilizzato in quella voce che proprio non vuole uscire.

È un film fatto di emozioni anche perchè la guerra, la balbuzie, gli scandali a corte, la storia vera e propria, tutto sembra solo per un pretesto per raccontare un’amicizia. Perchè Il Discorso del Re è soprattutto la storia di una grande amicizia. Il rapporto che si crea tra Alberto e il logopedista Lionel non è quello classico tra medico e paziente, o anche tra semplici amici, è molto più profondo: Alberto vede nell’australiano l’amico e il confidente che non ha mai avuto a causa dell’intera vita passata a corte, Lionel vede nel principe un uomo buono di grande tempra a cui serve solo una spinta decisiva. Le loro scene si muovono tra le risate e la commozione, su tutte l’incontro notturno successivo alla morte del Re in cui i due finalmente parlano a cuore aperto, e poi ovviamente il culmine emotivo finale.

Di regia, scenografia, costumi, fotografia e montaggio si è già detto parlando di una forma impeccabile. Ma non si può non parlare degli attori, perchè seppur bellissimo il film senza un simile cast al massimo della forma non avrebbe avuto lo stesso risultato. Spesso si dice “i soliti grandi attori inglesi” e quindi lo si deve dire senza sarcasmo. Colin Firth, che negli ultimi anni affrancato dalle commedie più commerciali sta finalmente trovando un meritato successo, è semplicemente sublime nella sua recitazione. È trascinante pur non potendo parlare, è carismatico pur essendo un uomo fragile, è amabile pur essendo scontroso. Bisogna ovviamente gustarsi la sua prova in lingua originale perchè ogni suono e fiato emesso dalla sua bocca racconta una storia, la sua titubanza, la sua impossibilità nel parlare sono strazianti, le sue espressioni raccontano insieme frustrazione per se stesso, costernazione per gli altri, ma sempre grande determinazione. Geoffrey Rush è altrettanto eclatante, ha sempre le battute migliori ma riesce a calibrare perfettamente delicatezza e stravaganza, in mano ad altri attori probabilmente la parte sarebbe andata sopra le righe ma l’esperto attore australiano riesce a misurare ogni espressione e frase. Il cast di contorno è eccellente, su tutti spicca la Bonham Carter, che in ruolo più compassato rispetto ai suoi ultimi apparendo in molte scene riesce ad essere sempre estremamente gentile e sofferente per il marito. Un ultima nota di merito va alla sceneggiatura perfetta nell’individuare un connubio ideale tra l’impossibilità a parlare del principale e la necessità di parlare in un periodo in cui le comunicazione via radio sono esplose e altri governanti europei, su tutti Hitler e Mussolini, fanno dell’arte oratoria, della retorica e della demagogia il loro punto di forza.

In conclusione, si possono trovare anche delle critiche. Si può dire che è un film molto costruito e quasi creato e impacchettato per gli Oscar: è vero, ma l’aspetto emotivo e la genuinità del prodotto riesce a sovrastare il resto. Si può dire che la parte principale è un po’ furbetta: è vero, ma per quanto può essere furba la parte non lo è la recitazione, non tutti gli attori possono risultare convincenti in un simile ruolo, devi essere bravo per forza. Si può dire che il filmnon rivoluziona il cinema e forse tra 30 anni sarà dimenticato: vero, soprattutto in un anno il 2010 ricco di film originali e creati da registi estremamente innovativi, ma Il Discorso del Re rimane comunque un gran bel film che parla al cuore della gente e sa ispirarla, e a volte conta anche solo questo.

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