Pirati dei Caraibi – Oltre i Confini del Mare (Pirates of Carribean – on Stranger Tides) di Rob Marshall, con Johnny Depp, Penelope Cruz, Geoffrey Rush, Ian McShane. USA 2011
di Emanuele D’Aniello
I Pirati son tornati, e con loro una nuova avventura (non propriamente necessaria) di Jack Sparrow, uno dei personaggi pop icona dell’ultimo decennio. Terminata la vicenda del capitano Turner e della sua Elizabeth ora il nostro Jack Sparrow si lancia alla ricerca della Fonte della Giovinezza dopo esser stato fatto prigioniero dal terribile pirata Barbanera, padre di Angelica la quale ha avuto in passato una storia d’amore con Jack stesso, ma sulle loro tracce ci sono anche gli spagnoli e il capitano Barbossa, passato ora al servizio della Corona inglese.
Come detto i pirati sono tornati, un ritorno per far felici le tasche di Jerry Bruckheimer e i tanti fans della saga, probabilmente non fondamentale per la storia. Il film esegue il proprio compito, diverte e intrattiene, ed è questo il parametro con cui giudicare questi film, però non compie il passo successivo, ma anzi inizia a perdere un po’ di smalto. La prima trilogia è stata un grande successo che ha riportato in auge al cinema il genere d’avventura, tre film in cui narrativamente tutto era calibrato saggiamente. Gli unici difetti riscontrabili soprattutto nel terzo capitolo si potevano trovare nell’intreccio eccessivamente confuso e farraginoso. Oltre i Confini del Mare aggiusta quel difetto, la trama è sicuramente più lineare ma non mancano i colpi di scena e i doppi giochi, ma il film per restare in tema piratesco inizia ad imbarcare acqua in altri punti. Il cambio di regia da Gore Verbinski a Rob Marshall si sente soprattutto nelle scene più spettacolari, marchio di fabbrica della saga: Marshall è al primo blockbuster, viene dalla regie in Chicago, Memorie di una Geisha, Nine, non ha la visione giusta per far rimanere incollato lo spettatore alla poltrona, troppe volte nelle scene all’aperto si potrebbe osare ma non si va fino in fondo. Il cast è azzeccato solo in parte: Ian McShane conferma di essere un grande attore donando al suo Barbanera intensità e carisma, interessante il fatto che rimanga cattivo fino alla fine invece degli ormai troppi e stucchevoli cattivi problematici o sulla via della redenzione, ma ha troppo poche scene per imporre il suo grande talento e il personaggio oltre ad essere incredibilmente spietato non è mai troppo approfondito; Penelope Cruz è sempre bella, ma questo non aiuta la sua opaca prova, il personaggio di Angelica è probabilmente il peggio riuscito in tutta la saga, disegnato male e sviluppato peggio, la sua backstory con Jack Sparrow è appena accennata e non si riesce a renderla interessante, inoltre non ha assolutamente alchimia con gli altri attori, e aggiungiamo pure che lei stessa sembra perdere un po’ di magia quando passa dai film spagnoli nella sua lingua alle interpretazioni in inglese; i personaggi del missionario religioso e della splendida sirena non riescono neppure lontanamente a sostituire Orlando Bloom e Keira Knightley, sia per il poco spazio sia perché non interessante la dinamica con cui nasce e si esaurisce la storia d’amore. In questo contesto sembra rimetterci anche Johnny Depp: la sua interpretazione è sempre divertente e con i tempi giusti, ha il personaggio veramente cucito addosso e potrebbe essere Jack Sparrow in qualsiasi momento, ma la sceneggiatura non gli fornisce battute memorabili e non ha le spalle giuste, la ciurma di grandi caratteristi comici scimmietta inclusa dei precedenti film con cui Sparrow creava duetti e scene fantastiche e con cui Depp poteva mostrare tutto il suo carisma è qui colpevolmente assente, e la star del film si ritrova a recitare battute simpatiche ma inutili. L’unico che si salva insieme al protagonista è ovviamente Geoffrey Rush, sempre bravissimo dà in questi film l’aria di divertirsi e rilassarsi realmente, gigioneggia il giusto senza mai esagerare e caratterizza sempre ottimamente il suo Barbossa ormai amatissimo dal pubblico.
Il film come detto diverte, non annoia mai, ma è un divertimento fine a se stesso. È il capitolo meno riuscito della saga, manca lo spirito scanzonato del primo film, manca il sentimento epico e la grandezza dei due sequel, se non fosse per un paio di scene mancherebbe anche l’aria di grande blockbuster. Prima c’era un’idea, una voglia di fondo, un senso, una galleria di caratteri appassionante, ora anche i Pirati dei Caraibi rischiano di andare avanti stancamente per inerzia soltanto per fare soldi (e in questo senso da segnalare l’ennesimo uso del 3D assolutamente inutile, ormai sono pochissimi i film che sanno utilizzare questa tecnologia per dare un più alla messa in scena vera e propria) e non a caso il quinto capitolo è già in cantiere. Se volete passare una serata rilassante al cinema o magari vedere un film a casa in compagnia di amici Oltre i Confini del Mare è perfetto, ma quando si arriva a rimpiangere perfino Orlando Bloom vuol dire che qualcosa davvero non va.

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