Sharknado di Anthony C. Ferrante, con Alex Arleo, Justin Beahm, John Heard, Chuck Hittinger, Aubrey Peeples, Adrian Bustamante, Tara Reid. USA 2013 (Film Televisivo)
di Zeno Cavalla
Il film del momento, con buona pace di grandi attori, sceneggiatori e registi, per non parlare delle case produttrici che si dannano per reperire i fondi necessari per un film di qualità, si chiama Sharknado ed è stato prodotto per la televisione dalla casa di produzione Asylum. Se non ne avete mai sentito parlare, probabilmente non vi collegate a internet almeno da mercoledì. È da allora infatti che questa solenne presa per il culo è andata virale su tutti i principali social network e si è guadagnata articoli sui principali giornali. Non solo: la tensione per questa pellicola, già atteso come un capolavoro del trash, ha spinto la vincitrice di Golden Globe ed ex moglie di Woody Allen, Mia Farrow, e il pluricandidato al Nobel per la letteratura, Philip Roth, a trovarsi per guardarlo assieme e a vantarsene su Twitter. Giusto per prepararvi: Sharknado è un film orogliosamente tamarro, a partire dal titolo, un neologismo composto di “shark”, squalo, e “tornado”.
La trama è questa: un banco di squali giganti viene raccolto da un tornado e piove volando sulla città costiera, mangiandosi comparse nei modi e posti più impensati. Il regista, Anthony C. Ferrante, ha dichiarato: “I film sugli squali funzionano. I film sui tornado funzionano. Mettiamoli assieme e non potrà venire male”. E così, con lo stesso ragionamento che porta molti inglesi a fare la pastasciutta con tonno e gorgonzola, si arriva a girare Sharknado. Il film si apre con una scena sul golfo del messico. Un cacciatore di squali messicano e un uomo d’affari giapponese parlano di qualcosa che sarà totalmente ininfluente per la trama recitando così male da farvi tifare per gli squali fin da prima che compaiano. Improvvisamente arriva una tempesta, saltano a bordo un paio di bestioni con le pinne e si pappano tutti tranne il capitano. La scena sarebbe già abbastanza poco credibile, ma poi dal nulla arriva un TORNADO che solleva in aria la barca lasciando il capitano tranquillamente in piedi, mentre, sfidando ogni legge della fisica e dell’interazione tra corpi solidi, il vento che non smuove lui di un centimetro gli fa volare in faccia due squali da una tonnellata, sfigurandolo. Tutto ciò finché finalmente uno non gli precipita addosso dal lato della bocca e se lo ingoia. E sono passati solo 4 minuti. Ovviamente il pathos è completamente inesistente. Per un’ora e venti si vedranno personaggi senza alcuno spessore morire urlando in modo fintissimo, con effetti di computer grafica che mio nipote con paint li fa meglio, e soprattutto il vero segno distintivo dei film orrendi: le scene senza senso per riempire il tempo quando lo sceneggiatore non ha idea di chi far morire.
Il regista ricorre qui a sofisticate tecniche per farci capire che il film è stato fatto con poco tempo e pochissimi soldi. Per esempio, mentre il bar del protagonista (Ian Andrew Ziering, che qualcuno ricorderà come Steve di Beverly Hills 90210) viene travolto da un’onda che gli porta praticamente uno squalo sul biliardo, la ripresa aerea effettuata un secondo dopo mostra una spiaggia felice e un mare tutto sommato calmo, mentre la voce fuori campo continua a parlare di disastri. Il disprezzo per categorie antiquate come quelle di causa-effetto e spazio-tempo sarà una costante di tutto il film, in cui per esempio l’acqua passerà da torbida e fangola a azzurra e placida e poi di nuovo a fangosa, giusto il tempo di allungare il brodo inserendo immagini rubate da qualche documentario (che peraltro fanno risaltare ancora di più la differenza tra gli squali veri e quelli fatti, malissimo, con la computer grafica). Dopo un po’ tutti si placano come se il disastro fosse finito, ma a dispetto della loro tranquillità vediamo i poderosi branchiati nuotare copiosi nelle stesse strade in cui i protagonisti guidano. E qui si vede chiaramente che ci saranno al massimo 30 cm d’acqua, che al massimo potrebbe starci un’invasione di aragoste, ma se ci fossero enormi squali mangiatori di uomini starebbero tutti annaspando ridicolmente sull’asfalto. La Asylum non ha nemmeno il budget per usare l’acqua vera, fra l’altro, e in tutte le scene in cui se ne vede tanta, questa è chiaramente fatta al computer.
Per tutto la prima parte del film, che è quella che potremmo definire realistica, e vi assicuro che mai termine fu meno adeguato, due cose sono totalmente incongruenti: il livello dell’acqua, che sale e scende come cazzo le pare, e le reazioni dei protagonisti, che ad esempio restano perfettamente calmi quando il loro amico viene mangiato sotto i loro occhi, oppure non esitano a entrare in mezzo a una galleria allagata piena di squali brandendo una mazza da baseball e, ve lo giuro, non si capisce cosa puntavano a fare, dopo un po’ se ne tornano indietro e il film riprende identico a prima. Ma ancora più idiote (e divertenti) sono le motivazioni psicologiche degli squali. Sollevato in aria, privato di acqua, sballotato in mezzo alle macerie, scagliato poi a trecento chilometri all’ora contro il tettuccio di una macchina, lo squalo di Sharkando, anziché morire, come sarebbe lecito aspettarsi da uno squalo di buon senso, mostra il suo decadente cinismo addentando la carrozzeria del veicolo e cercando con le sue ultima forze di trascinare con sé almeno un umano. Il messaggio della pellicola è chiaro: non credete a chi vi dice che gli squali si stanno estinguendo. Ce ne sono in abbondanza, vi odiano, e se potessero organizzare attentati come e peggio dell’11 settembre lo farebbero. Non è escluso che siano tutti musulmani. Il regista non dice che lo siano, ma nel film non si vede mai uno squalo addentare un maiale.
Insomma, Sharknado è veramente fatto male. Sarebbe impietoso prendersela punto per punto con la regia, gli effetti speciali, la recitazione, i dialoghi e le incoerenze della sceneggiatura. Tutto il film esiste solo perché qualcuno ha avuto un’idea geniale per il soggetto e questa idea ci consente di vedere:
- squali impalati da una stecca da biliardo;
- squali che saltano fuori da un tombino a 5 metri di altezza;
- il protagonista che cerca di salvare il fidanzato dell’ex moglie dalla bocca di uno squalo senza accorgersi che sono rimaste solo le braccia;
- la testa di uno squalo schiacciata da un pneumatico;
- squali abbattutti a pistolettate mentre sono portati in volo da un tornado che a quel punto CADONO, come se fino a quel momento avessero volato sbattendo le ali;
- squali cadere dal cielo sopra la motosega accesa del protagonista e dividersi in due;
- squali cadere a terra, sopravvivere e quindi strisciare fino a una persona per mangiarsene metà, esattamente un istante prima che un’altro squalo precipiti dal cielo spiaccicando la metà restante;
- un uomo gettarsi volontariamente armato di motosega DENTRO uno squalo per poi farsi strada e uscirne dalla pancia come neanche Cappuccetto Rosso dalla pancia del lupo.
E poi c’è il finale, ma quello davvero non ve lo posso rivelare.
Siccome Bastardi Per La Gloria è un sito serio per veri appassionati di cinema, di solito non ospita recensioni di fesserie trash come questa. Ma il caso di Sharknado è diverso e ho voluto dedicargli queste righe perché, nel suo essere orrendo, ha davvero degli elementi di fantasia gore e surreale fuori del comune. Il film è assurdo, volutamente assurdo, consapevolmente assurdo. È fatto per essere visto tra amici bevendo come spugne e prenderlo sul serio sarebbe da matti. Ma guardandolo ti accorgi che, avuto il coraggio di fare una cosa davvero fuori di testa come questa, si sarebbe anche potuto farne qualcosa di divertente. Se tra cinque anni ci dovessimo accorgere che in un film di Tarantino c’è una citazione di Sharknado, non ne sarei poi così stupito: dopotutto ci ha tenuti per venti minuti a vedere uomini tutti uguali macellati a colpi di katana, che potrebbe fare con migliaia di squali che piovono dal cielo?
Momenti top da film brutto:
- “Solo perché mi hai salvato la vita devo esserti grata? Sono anni che non ci sei per me!” (Immancabile momento padre-figlia, sponsorizzato dalla Lega Internazionale Per La Legalizzazione Dell’Aborto).
- “Gli squali si sono mangiati mio nonno. Ecco perché odio gli squali!” “Ah. Ora che mi dici questo, anche io li odio.” (C’era davvero bisogno di questo dialogo realistico. Se l’amore consiste nell’essere cretini assieme, ‘sti due spaccano).
- Venti minuti di scena dell’eroe che salva i bambini di uno scuolabus uno alla volta, alternate a insopportabili inquadrature di squali in acque limpide e profonde prese da chissà quale documentario. In tutto ciò il bus, non si sa come, galleggia.
- La vecchietta che, a distanza di chilometri, vede un elicottero avvicinarsi al tornado, capisce che c’è a bordo qualcuno che intende lanciare delle bombe termiche per annullare la differenza di temperatura d’aria dello stesso e quindi interrompere la catastrofe (la vecchietta è figlia di Occhio di Falco dei vendicatori e di un metereologo di fama mondiale) e quindi dice che il padre del pilota deve essere molto orgoglioso. Ovviamente il padre è il protagonista, che annuisce.
VALUTAZIONE: Per chi volesse vederlo, il mio consiglio è: evitate. Guardate solo gli ultimi 25 minuti, tanto la trama non esiste e i personaggi hanno lo spessore di un sms partito per sbaglio.


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