Transformers 3: Dark of the Moon di Michael Bay, con Shia LaBeouf, Rosie Huntington-Whiteley, John Turturro, Frances McDormand, John Malkovich, Patrick Dempsey. USA 2011
di Emanuele D’Aniello
La Terra è nuovamente minacciata dai Decepticon e solo gli Autobot capitanati da Optimus Prime possono impedire la distruzione. Gli esseri umani saranno ancora una volta avvisati dal giovane Sam Witwicki nonostante i dubbi e lo scetticismo dei vertici militari americani.
Quando si crea una trilogia cinematografica la cosa più difficile è sempre chiuderla con un degno capitolo finale. Il compito si fa ancora più arduo se si viene da un secondo capitolo disastroso qualitativamente e il tuo regista è uno che non è mai andato di fioretto per tutta la sua carriera. Michael Bay infatti si è fatto un nome tra esplosioni e sequenze d’azioni chiassose, e non certo questo il film adatto per invertire questa tendenza. È un film che prova ad ingannarti grazie ad un prologo davvero ottimo: l’inizio mostra scene di battaglia spaziale mozzafiato e poi rivisita la storia (una moda che ultimamente a Hollywood va per la maggiore) raccontandoci come lo sbarco sulla Luna e tutta la politica spaziale di Stati Uniti e Unione Sovietica sia stata una risposta e un’indagine alla scoperta di forme di vita aliena tecnologicamente avanzatissime. Sembra per un attimo un film di fantascienza serio. Dopo tutto questo però l’inquadratura successiva è il fondoschiena della splendida modella Rosie Huntington-Whiteley. Il film ha provato ad ingannarci ma ora ritroviamo tutto Michael Bay, questo è il suo cinema, prendere o lasciare. Fortunatamente la trama ha un chiaro svolgimento, un plot solido e preciso, uno sviluppo canonico in tre atti ben riscontrabile. Nei film di Bay la sceneggiatura viene sempre dopo lo stordimento visivo e sonoro delle immagini, ma dopo lo scempio sconclusionato e confuso del secondo capitolo il regista aveva promesso al pubblico di tenere in mano le redini della storia, e così ha fatto, il film tra esplosioni e effetti speciali da urlo procede diretto e preciso dal punto A al punto B senza intoppi. Si recupera l’umorismo e il divertimento del primo film che era stata la vera chiave del successo (anche se in dose minore perché ormai i personaggi e i meccanismi narrativi si conoscono tutti) e po si lascia spazio alla massima spettacolarizzazione. I difetti non mancano, e sono difetti caratteristici del cinema di Bay, su tutto la voglia di strafare. Troppi e non necessari momenti in slow motion, pedanti ed eccessivamente retorici i dialoghi riservati agli Autobot, una non necessaria resa di alcuni robot in maniera antropomorfa (per far capire che alcuni robot sono vecchi basta arrugginirli, non dargli occhiali e barba come fossero umani, è assurdo e poco credibile perfino per un film simile), un caratterizzazione talvolta fastidiosa di alcuni robot, su tutti i due piccolo amici di Sam che probabilmente vogliono rifarsi agli storici R2-D2 e C-3PO di Guerre Stellari, fallendo nel loro scopo. Ma questo è il cinema di Bay, questo è il suo film, e chi va al cinema pagando un biglietto per Transformers 3 sa benissimo cosa aspettarsi, sa cosa volere. Il pubblico pretende divertimento e azione, e qui lo spettacolo non manca.
Fortunatamente infatti lo spettacolo è talmente imponente da rimanere affascinati. Il 3D finalmente non è un giocattolo o una scusa per incassare di più, ma un vero strumento cinematografico utile a dare profondità di campo nelle scene d’azione e immergere lo spettatore in ciò che vede. Gli effetti speciali sono alcuni tra i più stupefacenti visti negli ultimi anni, la sequenza in cui un intero grattacielo crolla su stesso fa rimanere a bocca aperta. Come sempre Bay straborda, tutta la battaglia finale occupa l’intero terzo atto del film durando quasi 40 minuti di pellicola, ma vale da solo il prezzo dello spettacolo. All’interno di un tale caos il cast rischia di rimanere schiacciato, ma la bravura di alcuni elementi consolidati evita questo rischio. Le new entry Frances McDormand e John Malkovich non hanno molto tempo a disposizione ma fanno il loro onesto dovere nelle rispettive scene giocando d’esperienza con espressioni e istrionismi collaudati, così come John Turturro, pienamente a suo agio nel ruolo comico della trilogia. Shia LaBeouf invece pur essendo un giovane attore bravo e dotato recita in maniera scolastica, il ruolo non gli offre molto ma passa dal commosso al duro all’imbranato senza troppa distinzione. Rischia un po’ di rimanere prigioniero del personaggio di ragazzo comune arrogante ma tenero già svolto in altri film, speriamo per lui possa cambiare registro. La controparte femminile invece cambia volto e curve: nel passaggio da Megan Fox alla modella esordiente Rosie Huntington-Whiteley non si perde in bellezza ma qualcosa in carisma. Ma non cambia la parte e lo spessore del ruolo, come spesso accade nei film di Bay la donna è uno strumento da esibire, un corpo da mostrare a volte in abiti succinti, un mero sfizio ormonale per il pubblico maschile che va al cinema cercando esplosioni e robot: a Megan Fox questo non stava più bene (scelta condivisibile ma tardiva, poiché è facile pensare che lei stessa sappia di essere diventata famosa per determinate doti e non per il suo discutibile talento di attrice) mentre per una modella di Victoria Secrets abituati a passerelle, sfilate in intimo e sessioni di foto con uomini che le ordinano di mettersi così o così questo non deve essere stato poi così sconvolgente.
Il film non riesce a riportarsi al livello del primo ma colma i difetti con lo spettacolo visivo e uditivo lasciandosi alle spalle la confusione del secondo capitolo. Ha un preciso target di pubblico che non rimarrà deluso da simili effetti speciali, e lo confermano i primi dati del botteghino mondiale. Quasi sicuramente ora Michael Bay e Shia LaBeouf come già annunciato molleranno la saga, ma siamo pronti a scommettere che molto presto rivedremo comunque al cinema le battaglia degli Autobot e sentiremo ancora le prediche ideologiche di Optimus Prime.

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