Top 100 winner

di Emanuele D’Aniello

Con grande coraggio abbiamo iniziato una incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film degli anni ’90, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate in un solo decennio, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

posizioni 90-81

posizioni 80-71

posizioni 70-61

posizioni 60-51

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50.  IL CATTIVO TENENTE  (di Abel Ferrara, USA 1992)

Per tutta la carriera Abel Ferrara è stato bollato come un Martin Scorsese più estremo, provenendo dalle stesse radici e affrontando i medesimi temi, il peccato e la colpa. Ma il suo capolavoro dimostra che Ferrara è un regista tutto particolare: si estremo, si radicale, si visionario, si eccessivo, forse un po’manierista, ma sicuramente potente come pochi al mondo. E’ la parabola senza catarsi di un poliziotto corrotto che cerca gli stupratori di una suora, e si scontra col perdono della vittima verso i suoi assalitori, cercando di capirne i motivi. Un film molto forte, che a tratti può risultare anche fastidioso, ma da cui si esce sicuramente colpiti. E la straordinaria prova di Harvey Keitel è il gioiello finale.

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49.  HANA-BI  (di Takeshi Kitano, Giappone 1997)

Il cinema di Kitano è da sempre difficile inquadrare, pur essendo formando sui film sulla Yakuza spesso spazia tra i generi e gli stili. Forse il suo punto più alto è proprio questo capolavoro che i generi li mischia con delicatezza e intelligenza, iniziando come film d’azione e finendo come melodramma, esplorando continuamente la tragicità della vita e il ruolo delle relazioni interpersonali, tra tocchi di pura poesia e autentico lirismo. Chi vuole conoscere il cinema di Kitano guardi questo film.

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48.  MALCOLM X  (di Spike Lee, USA 1992)

Solo un autore controverso come Spike Lee poteva portare al cinema in maniera così perfetta ed audace la storia di una figura controversa come Malcolm X: rispetto ad una biografia è una vera propria agiografia, ma al tempo stesso Lee disegna un grande e profondo ritratto della società americana con tutti i pregi, difetti e contraddizione, creando soprattutto grande cinema. Monumentale, intelligentissimo nell’uso delle scenografie e dei colori (sempre diversi per i tre capitoli in cui è suddiviso il film), passa trasversale tra i genere sembrando a tratti addirittura un gangster movie, e si serve della stratosferica prova di Denzel Washington. Un grande manifesto del cinema americano.

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47.  CARLITO’S WAY  (di Brian De Palma, USA 1993)

Dieci anni dopo Scarface sembra quasi incredibile che lo stesso regista e lo stesso attore possano creare questo film, perché Carlito’s Way è l’esatto contrario di Scarface, è tutto ciò che quel film non era: misurato, controllato, intimista, crepuscolare. Carlito Brigante è un Tony Montana più maturo, Al Pacino si supera nuovamente regalandoci con quella barba e quel cappotto nero una delle prove più intense e carismatiche della sua carriera. De Palma riprende i temi iniziati con Scarface e li amplifica in una visione incredibilmente pessimista, perché a differenza di Scarface ora l’uomo può anche migliorare e redimersi, ma le cattive azioni compiute in vita non ti molleranno mai.

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46.  EUROPA  (di Lars von Trier, Danimarca 1991)

Risultati immagini per Europa 1991

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45.  PRIMA DELL’ALBA  (di Richard Linklater, USA 1995)

Le storie romantiche al cinema non tramonteranno mai, e quando riescono ad essere ancora originali ed interessanti ci vuole a passare alla storia. L’incontro casuale tra una studente francese e un giornalista americano a Vienna è l’occasione per passare 24 ore, prima dell’alba appunto, a confrontarsi ed innamorarsi, sapendo purtroppo che quel sentimento nella vita di tutti i giorni sarebbe stritolato e spento. Un sogno ad occhi aperto che funziona grazie a due personaggi veri, semplici, normalissimi, che danno vita a dialoghi mai banali, un fiume parole in cui tra gli spazi si inserisce un sentimento nascente e ineludibile. Il sequel del 2004 è la prova che questo piccolo film è riuscito a lasciare un piccolo segno nella storia del cinema.

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44.  IL DOLCE DOMANI  (di Atom Egoyan, Canada 1997)

Film purtroppo tornato tristemente attuale per alcuni recenti fatti di cronaca, è la storia delle reazioni di un paese di fronte all’incidente dell’autobus scolastico locale in cui muoiono tutti i bambini, a parte il conducente ed una adolescente che rimane paralizzata. Un avvocato con seri problemi personali proverà a portare giustizia e sollievo ai familiari delle vittime, ma capisce che un paese senza più bambini è un paese morto dentro. Atom Egoyan affronta una storia tristissima e delicatissimi con grande lucidità, senza retorica o facili momenti strappalacrime, riuscendo a cogliere l’essenza di un dolore per poi mostrarlo attraverso un film. La bellezza e grandezza del cinema è anche questa.

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43.  IL SAPORE DELLA CILIEGIA  (di Abbas Kiarostami, Iran 1997)

Il cinema del maestro iraniano Kiarostami è fatto di tempi lunghi, riprese fisse, lunghe scene senza stacchi e senza parole che spesso riprendono personaggi alla guida. Quando però nei film di Kiarostami finalmente si parla, le parole lasciano il segno, scorrono inesorabili, nessuna sillaba viene sprecata o risulta banale. Ancora di più nella storia di un uomo che decide di suicidarsi, e cerca qualcuno che, dietro ricompenso, possa aiutarlo nel suo gesto: seppellirlo se avrà avuto il coraggio uccidersi, aiutarlo ad uscire dalla fossa se avrà cambiato idea. L’uomo incontra tre persona, e ognuna di esse si pone in maniera diversa di fronte al compito offerto. Il cinema di Kiarostami sa essere leggero ma rimane dentro, esattamente come il sapore di una ciliegia.

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42.  BEAU TRAVAIL  (di Claire Denis, Francia 1999)

L’occhio di Claire Denis, una cresciuta nelle colonie francese, analizza la mascolinità e il maschilismo, i desideri e rimpianti, la gelosia e i sentimenti repressi. Con un rimo compassato e un andamento silenzioso, come se il sole e la sabbia sotto cui agiscono i protagonisti colpisca anche gli spettatori, Beau Travail ipnotizza e sublima i sintomi dell’oscurità umana e l’impossibilità di avere relazioni normali, o capire i propri richiami interiori, quando il richiamo della società conforma tutto ciò che non andrebbe conformato.

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41.  ESSERE JOHN MALKOVICH  (di Spike Jonze, USA 1999)

Quando il genio di Charlie Kaufman e la visionarietà di Spike Jonze si incontrano, non può nascere un film semplice o lineare. Infatti, ne nasce un film bizzarro, unico, surreale, sperimentale, postmoderno, e chi più ne ha più ne metta. Sicuramente un film cult: passando attraverso una stanza segreta, chiunque con pochi dollari può entrare nella testa dell’attore John Malkovich per un quarto d’ora. Con ironia e grande inventiva Jonze e Kaufman ci immergono nel desiderio di miliardi persone, poter essere anche solo per poco tempo qualcun altro, a maggior ragione se l’altro è un personaggio famoso.

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4 risposte a “I 90 Miglior Film degli Anni ’90 (Quinta Parte)”

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