di Emanuele D’Aniello
Con grande coraggio abbiamo iniziato una incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film degli anni ’90, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate in un solo decennio, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche
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40. HE GOT GAME (di Spike Lee, 1998)

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39. FUNNY GAMES (di Michael Haneke, Austria 1997)

Non c’è al mondo nessun regista che sa sconvolgere e mostrare la violenza come fa Michael Haneke: il suo è cinema freddo, compassato, asettico, distaccato, a tratti artificiale, e per questo ancora più devastante. Non c’è catarsi, non c’è sentimento, non ci sono mezzucci visivi per addolcire la pillola, c’è solo lo spettatore faccia a faccia con l’orrore. Funny Games ne è la prova massima, una violenza casuale, sadica ma senza trasporto emotivo, purissima, e indigeribile. Dieci anno dopo lo stesso Haneke realizzerà il remake americano, ma essendo questo il capostipite, ed essendo quello americano più che un remake una copia carbone con le medesime battute ed inquadrature, il film da iscrivere alla storia è indubbiamente questo.
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38. CREATURE DEL CIELO (di Peter Jackson, Nuova Zelanda 1994)

Il film con cui Peter Jackson diventa noto al mondo è tratto da un terribile fatto di cronaca nera avvenuto in Nuova Zelanda quarant’anni prima, una tragedia da cui Jackson parte per intraprendere uno viaggio vero, intenso, viscerale e terribile nel’adolescenza di due giovani (tra cui l’esordiente Kate Winslet). Il rapporto tra le due ragazze, che pian piano si fa sempre più morboso, è ostacolato dai genitori ma soprattutto dalle convenzioni dell’epoca, e le due sono costrette a rifugiarsi spesso nel loro mondo di fantasia (le cui splendide sequenze sono ricreate da una WETA agli albori, ma già in nuce si dimostra la più grande compagnia di effetti speciali al mondo). Il finale è irreparabile e terribile, Jackson omette il minimo necessario ma la forza e il disgusto di quei momenti trapassano ugualmente lo schermo: le creature del cielo sono molto meno angeliche di quanto si possa pensare.
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37. MATRIX (di Andy Wachowski e Larry Wachowski, USA 1999)

Pochi film hanno influenzato il cinema e riscritto le regole del gioco come ha fatto Matrix, un intricato mix di filosofia e sci-fi, che è passato alla storia soprattutto per lo stupefacente uso degli effetti speciali e delle sequenze d’azione, in cui la fusione tra le arti marziali del cinema orientale e la logica del “più grande più bello” tipicamente hollywoodiana è sorprendentemente riuscita.
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36. JURASSIC PARK (di Steven Spielberg, USA 1993)

Uno tra i film più spettacolari e appassionanti mai concepito, un trionfo di effetti speciali e avventura catastrofica che riporta Spielberg sul tetto del mondo per quanto riguarda gli incassi, e fa rinascere il mito dei dinosauri in intere generazioni di spettatori. Probabilmente non esiste persona che non abbia visto questo film, non si sia divertita, non si sia emozionata immaginando di trovarsi lì, o non abbia provato paura di fronte all’ormai iconico assalto del T-Rex. Come spesso accade nei grandi film, tutto funziona, dalla storia alla recitazione, con ottimi attori che interpretano personaggi ottimamente caratterizzati, anche se i veri protagonisti sono ovviamente i dinosauri, dai più mansueti ai più spaventosi. Il livello di realismo raggiunto dagli effetti speciali di questo film è tuttora incredibile, anche nell’epoca del 3D e del digitale.
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35. HONG KONG EXPRESS (di Wong Kar-Wai, Hong Kong 1994)

Pochissimi autori, forse nessuno, sanno rappresentare l’amore come fa ormai da anni Wong Kar-Wai al cinema. Nei suoi film non vediamo agire dei personaggi, ma dei veri e proprio stati d’animo che si incontrano e scontrano in una girandola di colori, luci, sapori, odori, musica e sensazioni. Questo è il cinema del maestro orientale, un cinema fatto di percezioni che escono fuori dallo schermo. Se la canzone California Dreamin’ non uscirà più dalla vostra testa, o sognate la notte l’immagine di una killer con una parrucca bionda, ora conoscete il nome del colpevole.
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34. RICOMINCIO DA CAPO (di Harold Ramis, USA 1993)

Quando ogni anno inesorabile arriva Il Giorno della Marmotta, non c’è essere umano che non pensi immediatamente a questo film. Il capolavoro di Harold Ramis, un autentico cult che ha dato vita a decine di figliastri con la stessa trama sviluppata in più generi (un uomo svi sveglia ed è costretto a rivivere sempre lo stesso giorno), è una delle commedie più bizzarre e originali mai viste, e passa alla storia grazie anche alla miglior performance comica di Bill Murray in carriera. Ricca di momenti divertenti, romantici e addirittura drammatici, è l’ultimo colpo di coda della tipica comicità americana degli anni 80 e un film alla Frank Capra che non passerà mai di moda.
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33. EDWARD MANI DI FORBICE (di Tim Burton, USA 1990)

Il capolavoro di Tim Burton racchiude tutta la poetica dell’autore e gli elementi che lo hanno reso un regista così amato: una storia semplice quasi banale, in cui però il protagonista è un emarginato dalla società perchè diverso, il classico freak burtoniano, un ragazzo che al posto delle mani ha delle forbici. Una vera e propria favole, divertente e piena di sentimento, tenera e spietata quando serve. La strepitosa performance di un giovane Johnny Depp, la creazione di un personaggio unico, fanno di questo film non solo uno dei migliori teen movie di sempre, ma anche un grande racconto morale per dare forza a tutti gli emarginati del mondo.
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32. QUEL CHE RESTA DEL GIORNO (di James Ivory, Gran Bretagna 1993)

Come può sentirsi un uomo quando, ormai arrivato alla vecchiaia, capisce che la sua vita è stata un fallimento e in nome di un lavoro ha rinunciato anche solo ad esprimere ogni sentimento? Il capolavoro di James Ivory è un film sulla rinuncia, sul rammarico, sui rimorsi e sui rimpianti, ed è un fantastico affresco su una classe sociale che vive in un perenne stato di emozioni represse, frasi non dette e oceani di inutili formalismi. Come in ogni film di Ivory la cura formale e visiva, passando dagli arredamenti alle inquadrature, è semplicemente impeccabile, ma qui trionfa la performance memorabile e infinita di Anthony Hopkins, una maschera di gesso che trattiene ogni emozione, ma lascia percepire costantemente l’esplosione interna di sensazioni. Un film come mostra come si possa dire tanto senza dire nulla.
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31. BARTON FINK (di Joel e Ethan Coen, USA 1991)

Il film che ha imposto i fratelli Coen sulla scena internazionale, grazie ad una meritatissima Palma d’Oro a Cannes, nasce in realtà dal più classico “blocco dello scrittore” e dimostra come ogni singola idea, in testa a chi ha vero talento, possa rivelarsi l’idea vincente. La fantastica prova di John Turturro, con una pettinatura indimenticabile, è un sogno ad occhi aperti che diventa incubo, una commedia grottesca in puro stile Coen che pian piano si trasforma in un noiri dai risvolti surreali, senza mai mollare la graffiante satira sull’industria cinema e sulle sue contraddizioni. I simbolismi e i significati nascosti, con connotazioni addirittura politiche e religiose, rendono il film un cult ancora oggi da vedere e rivedere.
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