di Emanuele D’Aniello
La scorsa settimana abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire i 100 miglior film del decennio appena passato, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate negli ultimi dieci anni, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche
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90. GHOST WORLD (di Terry Zwigoff, USA 2001)

Tratto da un famoso fumetto underground americano, il film è uno dei più spietati, caustici e verosimili ritratti dell’adolescenza mai realizzato. Le protagoniste sono due ragazze totalmente fuori dal mondo che le circonda, alienate verso qualsiasi persona, ma non per apatia o asocialità, semplicemente perché non si riconoscono nella gente comune e non si adeguano al conformismo dilagante. La parabola del loro rapporto è trattata in maniera profonda, riesce a far divertire e riflettere al tempo stesso. Tutto è curatissimo, la scelta degli scenari, dell’abbigliamento, delle pettinature dei personaggi. La sceneggiatura è perfetta, ancora di più le interpretazioni, in cui spicca un fantastico Steve Buscemi alla miglior prova in carriera. Migliaia di film hanno visitato, e anche molto bene, i problemi e le insicurezze dell’adolescenza, ma lo spirito potente e sincero di questo film non è mai stato replicato.
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89. YI YI (di Edward Yang, Taiwan 2000)

Chi ama il cinema orientale non può non conoscere questa opera, un attentissimo ritratto della famiglia moderna e dei rapporti personali. Seguendo la storia i ben tre generazioni, questo Magnolia asiatico crea un reticolato di relazioni ed emozioni difficile da sbrogliare, seguendo la non-linearità della vita umana. Molti gli attori non professionisti usati, e tra tutti spicca il piccolo bambino con la mania di fotografe cose buffe oppure la nuca delle persone, così possono scoprire parti di loro che non vedono mai. Probabilmente miglior metafora non c’è. Nonostante il ritmo tutt’altro che incalzante tipico del cinema asiatico, l’importanza dell’opera di Yang non può essere sottovalutata.
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88. CRIMEN PERFECTO (di Alex de la Iglesia, Spagna 2004)

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87. THE PRESTIGE (di Christopher Nolan, USA/Gran Bretagna 2006)

Nell’Inghilterra vittoriana due giovani maghi sono legati dal loro passato di apprendisti, durante il quale si verificò un incidente mortale. Il desiderio di vendetta di uno dei due e la fortissima rivalità artistica si trasformano sempre di più in ossessione. Premessa, svolta, prestigio: le tre fasi di cui si compone l’illusione corrispondono anche ai tre atti in cui è strutturato il film. Un’opera costruita essa stessa come un trucco di magia, in cui bisogna osservare sempre attentamente quello che succede, scena dopo scena. Se l’intreccio della storia è magistrale, lo stesso va detto della realizzazione scenica, la regia di Nolan e il modo con cui sa rendere le scenografie e la meravigliosa fotografia autentici protagonisti del film. Il twist finale è solo l’ennesimo trucco di una pellicola avvincente e affascinante. In una sola parola: Abracadabra.
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86. IL SOLE (di Alexandr Sokurov, Russa/Giappone 2005)

Capitolo conclusivo della trilogia sul potere di Sokurov (i primi due film erano dedicati rispettivamente alle figure di Hitler e Lenin), la storia è incentrata sull’imperatore giapponese Hirohito dopo la seconda guerra mondiale, quando lui e la nazione sono prigionieri dell’occupazione americana. Con pochi movimenti di camera, pochissime parole, e gesti enormemente significativi, Sokurov riesce ad esplorare perfettamente la lunga tradizione imperiale giapponese e lo schock di una nazione intera dopo la sconfitta della guerra.
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85. MONSTERS & CO (di Pete Docter, USA 2001)

Nella città di Mostropoli i suoi bizzarri abitanti sopravvivono grazie alle urla di terrore dei bambini, opportunamente rubate. Questa è la premessa per uno dei film Pixar più divertenti e teneri, un prodotto che riesce a superare l’immaginazione di piccoli e adulti con creatività e spontaneità. Sulley e Mike Wazowski sono due dei personaggi più esilaranti mai creati nel mondo dell’animazione, e la piccola Boo un personaggio di una dolcezza disarmante. È anche l’ennesima dimostrazione dell’abilità grafica dei maghi Pixar e del progresso tecnico raggiunto dal genere, la creazione del pelo di Sulley è qualcosa tuttora di straordinariamente realistico e sbalorditivo.
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84. A PROPOSITO DI SCHMIDT (di Alexander Payne, USA 2002)

Nel cinema moderno nessuno sa realizzare dramedy migliori Alexander Payne, quel genere che mischia sapientemente risate a lacrime, commedia a dramma. Una volta si chiamavano commedie amare, ma questi film sono molto più profondi. Certo, buona parte del successo della pellicola è dovuto alla straordinaria prova d’attore di Jack Nicholson, un mostro sacro che qualitativamente non invecchia mai, e qui lascia da parte gli istrionismi degli ultimi film e torna a lavora di sottrazione, interiorizzando e sprigionando tutto in una vasta gamma espressiva. Nicholson è inoltre uno dei veterani ce più tene alla sua immagine pubblica, e quindi qui vederlo trasformato in un mite pensionato, con tanto di patetico riporto, è fantastico. Dopo un viaggio solitario (il tema del viaggio è sempre presente nel cinema di Payne, esperto di road movies) e l’incontro con molte persone, il nostro Warren Schmidt può finalmente chiedersi “Cosa ho fatto di buono nella vita? In cosa e per chi ho fatto la differenza?”. Egoista, cinico, misantropo all’inizio, Schmidt alla fine ci farà tutti sciogliere in una mare di lacrime.
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83. IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI (di Juan Josè Campanella, Argentina 2009)

L’Oscar al Film Straniero nel 2010 è stato inizialmente uno dei più sorprendenti, ma una volta visto il film sicuramente uno dei più meritati. Tramite continui flashback vediamo Benjamin Esposito, assistente al Pubblico Ministero, indagare sull’omicidio di Liliana Morales, brutalmente stuprata e poi uccisa. L’indagine legale si scontra col desiderio di vendetta del marito della vittima, ma oltre 20 anni dopo l’omicidio, l’assassino ancora non si è trovato. Forse. Il film argentino è molto più di un semplice thriller, è soprattutto una storia sentimentale, un fortissimo racconto morale su cosa è giusto e sbagliato, che balla sul sottile confine in cui le parti di vittima e carnefice si confondono e sovrappongono. Il vero male è l’ossessione che inquina una vita intera irreparabilmente. Il regista Campanella sorprende, girando con mano sicura un materiale rischioso, scegliendo scelte stilistiche di alta qualità: il lungo e stupendo piano sequenza nella scena nello stadio di calcio andrebbe preso e studiato nelle scuole di cinema.
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82. NIENTE DA NASCONDERE (di Michael Haneke, Francia/Austria 2005)

Col suo stile raggelante, distaccato, asettico, assolutamente non fatto per gli impazienti, Haneke realizza una fantastica opera sul senso di colpa. Col solito uso sostenuto della camera fissa, il film racconta le vicende di un uomo che viene spiato da una una misteriosa figura e riceve a casa registrazioni che lo riprendono con la sua famiglia: pur non avendo fatto nulla di male, e non svelando quelle riprese nulla di anormale, il protagonista inizia a scavare dentro i proprio incubi interiori. Haneke saggiamente non si ferma alla storia personale, ma svela il grande disagio di una nazione (la Francia) verso il proprio passato non dimenticato ma sepolto (i crimini in Algeria).
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81. RATATOUILLE (di Brad Bird, USA 2007)

Solo la Pixar poteva rendere non solo sopportabile ma addirittura magica la vista di una cucina invasa da centinaia di topi. La storia di un piccolo topo dai gusti raffinati, a differenza dei suoi fratelli, che sogna di diventare uno chef e finisce per cucinare insieme agli umani potrebbe sembrare assurda, ma quando si finisce la visione del film con un sorriso stampato sul volto dopo essersi asciugati le lacrime tutto va più che bene. Una storia incredibilmente ricca di divertimento, vitalità e tanti sottotemi interessanti (le difficoltà di realizzare i propri sogni, la mercificazione della qualità, la perdita dell’innocenza dell’infanzia) curata con realismo, colpi di scena e una incredibile caratterizzazione dei personaggi. La sceneggiatura magnifica si sposa ad una veste grafica altisonante, le visuale di Parigi e la creazioni dei piccoli topi rappresentano un livello che solo la Pixar stessa in futuro potrà ancora eguagliare.
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Qui si chiude la seconda parte di questa lunghissima scalata per scoprire i migliori film del decennio appena trascorso. La prossima settimana vedremo le posizioni dal numero 80 al numero 71.


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