di Emanuele D’Aniello
Abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 70 miglior film degli anni ’70, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche
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30. HAROLD E MAUDE (di Hal Ashby, USA 1971)

Film anticonformista per antonomasia, come quasi tutte le opere di Hal Ashby, Harold e Maude è passato alla storia per la bizzarra storia d’amore al centro del film (un ragazzo ed una donna anziana) ma i toni atipici sono fondamentali per realizzare una delle migliori black comedy di sempre, ed indubbiamente la più romantica. Il ribaltamento generazionale utilizzato da Ashby, per cui è l’anziana il membro pieno di vitalità della coppia, è una delle tante trovate geniali di un film per cui vale la pena spendere l’abusato termine cult.
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29. INTERCEPTOR (di George Miller, Australia 1979)

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28. MANHATTAN (di Woody Allen, USA 1979)

Il capolavoro di Woody Allen è una lettera d’amore alla sua città, una cartolina di New York e in particolare Manhattan, il cuore pulsante della Grande Mela, ricca di atmosfere magiche grazie ad un bianco e nero magnifico e la musica immortale di Gershwin. Dopo i successi di Io & Annie e il seguente Interiors con questo film il regista raggiunge la piena maturità proponendoci una commedia divertente e sognatrice, che fa davvero bene all’anima. Non a caso è forse il film più ottimista e altruista in tutta la filmografia di Allen, pieno di momenti memorabile come l’elenco delle cose per cui vale la pena vivere o la scena finale densa di fiducia verso il prossimo prima delle magnifiche note di Rhapsody in Blue e le immagini mozzafiato di una New York mai così affascinante.
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27. FRANKENSTEIN JR (di Mel Brooks, USA 1974)

Esiste davvero qualcuno che in vita sua non ha mai citato almeno una volta una battuta del capolavoro comico di Mel Brooks? Questa sfida è persa in partenza. Uno dei film comici più riusciti e famosi di sempre, la parodia regina dei film horror, girata in bianco e nero per ricordare i film del genere negli anni ’30, con una sceneggiatura a prova di bomba, la comicità fisica di Marty Feldman e l’esplosiva performance di Gene Wilder. E tantissime battute (salvate anche da un fenomenale adattamento italiano) mandate giù a memoria.
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26. STALKER (di Andrej Tarkovskij, Unione Sovietica 1979)

Come si può descrivere e commentare un film come Stalker? L’opera di Tarkovskij ancora oggi affascina, ipnotizza e pone domande, ma tra tutte queste c’è una certezza: che la fantascienza, se usa con intelligenza e approccio filosofico, può essere davvero il genere cinematografico che più si avvicina a scoprire l’essenza della vita. Anche questo fa Stalker, col suo approccio meditativo, il suo ritmo lento, l’atmosfera insostenibile che crea e ammanta tutto, dando al tempo stesso un senso di mistero e stranissima serenità. il dubbio è il motore dell’intera opera: è davvero fondamentale arrivare alla Zona? E’ davvero così importare per vivere bene riuscire ad esaudire tutti i propri desideri?
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25. LO SPECCHIO (di Andrej Tarkovskij, Unione Sovietica 1975)

Un uomo che ricorda e fa un bilancio della vita passata, riflettendo sull’infanzia e rievocando le esperienze familiari. Una premessa non certo originale, ma è il tocco di Tarkovskij a cambiare completamente prospettiva, donando alla storia quella visione unica e poetica. Un racconto frammentato come un sogno, che ha davvero la forma del poema visivo, sensoriale, emotivo, in cui sono le immagini a parlare, alternando continuamente passato e presente, realtà e fantasia. Complesso ed affascinante, Lo Specchioè sicuramente l’opera di Tarkovskij più umana e profonda, la più personale e per questo toccante, malinconica ma eccitante per la radicalità della confezione scenica e narrativa, che ha influenzato direttamente decine di registi, a cominciare da Terrence Malick.
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24. ROCKY (di John G. Avildsen, USA 1976)

Poche film hanno lasciato fin da subito il segno e sono entri nell’immaginario collettivo come Rocky, non si possono contare le scene ed i momenti imitati. E’ uno dei film sullo sport, ed ovviamente sul pugilato,più famosi di sempre, ma non è solo un film sullo sport, è un grande racconto di vita che prende il pugilato come metafora, come valvola di sfogo per un riscatto, come vero simbolo di quell’America che si presente come terra delle opportunità. Commovente ed emozionante storia di un perdente circondato da perdenti,Rocky è un inno alla vita, ai sogni e alle seconde possibilità.
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23. QUEL POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI (di Sidney Lumet, USA 1975)

Da un reale fatto di cronaca Sidney Lumet trae ispirazione per realizzare uno dei suoi film più famosi, la terza consecutiva collaborazione tra Al Pacino e John Cazale autori di due interpretazioni indimenticabili. Dal più classico film sulle rapine un banca, un sottogenere spesso esplorato dal cinema, Lumet realizza una grande storia umana, con al centro due rapinatori maldestri e tutto meno che spietati, due uomini che invece di usare le armi parlano per ore e ore con ostaggi e poliziotti, mettendosi in una situazione senza via d’uscita. Il clima di contestazione sociale degli anni ’70 naturalmente è protagonista nel film: la folla di curiosi che si raduna intorno alla banca finisce inevitabilmente a tifare per i due rapinatori, col personaggio di Al Pacino che diventa un vero eroe per la gente comune.
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22. LA CONVERSAZIONE (di Francis Ford Coppola, USA 1974)

Uno dei grandi capolavori sottovalutati del cinema americano, è un film che precorso e predetto i tempi (lo scandalo Watergate) e resta ancora attuale e tremendamente moderno (l’uso eccessivo delle intercettazioni). Una grande storia che si fa anche storia personale, raccontando i dilemmi di un uomo carnefice e poi vittima, interpretato da un fantastico Gene Hackman.
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21. AMARCORD (di Federico Fellini, Italia 1973)

Tantissimi sono i film di Federico Fellini che rivisitano il passato e contengono forti, in alcuni casi in modo predominante, elementi autobiografici. Ma Amarcord è quello che li racchiude tutti, e ricostruisce un mappa del passato personale per Fellini e globale per l’intero popolo italiano, ritraendo il tutto con grande ironia, divertimento, profondità, semplicità, ed una atmosfera sognante e onirica che solo il grande maestro era in grado di trovare. Ci sono film e film, grandi film e buoni film, e poi opere che superano i confini culturali ed entrano nell’immaginario collettivo: Amarcord appartiene giustamente a quest’ultima categoria.
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