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di Valerio Carta

Quante volte avete chiesto ad un amico o ad un’amica di consigliarvi un film e vi siete sentiti rispondere: “guarda questo: è un cult”? Oppure vi siete trovati dentro un videonoleggio, dietro di voi era presente la classica coppia e avete origliato dal marito la frase: “prendiamo questo, cara: è un cult”.Vi svelo un segreto. Molto spesso le persone associano questa parola ad un bel film, poiché se un film è bello non può che essere un cult. Pensarla così sarebbe come abbinare il pesce con il vino rosso. Ma a quello ci ha già pensato James Bond. Abbandonate completamente la linea di pensiero che vuole che un film sia giudicato secondo gli aggettivi “bello” o “brutto”. L’oggettività è veramente rara nel mondo del cinema e pochissimi film possono vantarsi di aver messo tutti d’accordo, pubblico e critica. La verità è che esistono due diverse categorie di film: c’è il film che non vi tocca particolarmente, magari può anche esservi piaciuto molto ma nel giro di una settimana cade nel dimenticatoio. Poi c’è il film che vi colpisce. Quello che vi sognate di notte, di cui vorreste avere la maglietta con il logo. Ci sono quei personaggi che tentate di imitare per la loro postura, l’espressione, le gesta, le frasi. Anche solo per prenderli in giro. E forse vi sorprenderete sapendo che ci sono anche altre persone che provano le stesse identiche cose. Non siete soli. Questo film, in altre parole, sta entrando nell’immaginario collettivo: ovvero, sta diventando un film cult.

In questa classifica sono inseriti dieci film cult. La scala di giudizio è influenzata dalla facilità con cui questi film sono riusciti ad entrare nella vita dei loro spettatori: non è necessario che il film presente alla posizione numero quattro sia più bello del film alla cinque. Ricordate, “bello” o “brutto”, parlando di film cult, sono due parole da abolire. Anche il film peggiore che sia mai stato girato è un film cult, per il semplice motivo che… è il film peggiore che sia mai stato girato. Ed è proprio il pubblico a decidere se un film sia un cult, non l’autore. Siete voi.

10. Plan 9 From Outer Space – di Edward Wood, USA 1959

Negli Stati Uniti esiste una locuzione per classificare certi tipi di film: “so bad it’s good“. Letteralmente: “è così brutto che è bello”. Plan 9 From Outer Space è considerato, all’unanimità, il peggior film di tutti i tempi. Questa nomea è alla base della formazione di un nutrito cult following (cioè la schiera di appassionati di un determinato film, nel bene o nel male. Un film cult può essere definito semplicemente come un film avente un cult following) che ha contribuito a rendere il film facilmente reperibile. La trama è complessa, ma si può riassumere così: un gruppo di alieni invade il nostro pianeta a bordo dei classici dischi volanti (modellini sorretti da fili ben visibili allo spettatore). Dopo aver fallito otto malefici piani di conquista, decidono di mettere in pratica il famigerato Piano 9, che consiste nel ridare vita ai cadaveri degli esseri umani. Plan 9vuole essere un film horror/fantascientifico, ma gli effetti speciali sono assolutamente esilaranti. Si è parlato molto negli anni di Ed Wood, il regista, che stando a numerose testimonianze era un uomo talmente spinto dall’amore verso il cinema da non considerare i propri limiti tecnici. Tuttavia, Plan 9 ha un suo fascino. Spesso si confonde la bruttezza di un film con l’improponibilità dello stesso, mentre un film brutto è soprattutto un film anonimo. In questo caso, Ed Wood regala attimi di intrattenimento purissimi, che non avrebbero sortito lo stesso effetto se la sua volontà fosse stata quella di girare un film comico. Nel 1994 esce “Ed Wood”, film di Tim Burton in cui un giovane Johnny Depp interpreta lo sfortunato regista alle prese con la messa in scena diPlan 9 from Outer Space, che dona alla pellicola originale una seconda (o forse prima) giovinezza. Il vero Ed Wood, tuttavia, non lo vedrà mai: muore infatti nel 1979, deluso per la mancanza di apprezzamento circa la propria magnum opus.

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9.  Faster, Pussycat! Kill! Kill! – di Russ Meyer, USA 1965

In questo preciso istante, qualcuno, nel mondo, sta guardando Faster, Pussycat! Kill! Kill!. Questo film rappresenta un tipo specifico di cult: è girato ad hoc per una determinata categoria di persone. Da un certo punto di vista, è il film perfetto.Tre sexy spogliarelliste, tra cui una lesbica, vagano nel deserto a bordo di macchine superpotenti e uccidono tutti coloro che non gli vanno a genio. E questo solo nella prima mezz’ora. Poi inizia la trama vera e propria, in cui le tre ragazze decidono di derubare un vecchio misogino, ma un equivoco le porterà a frequentarne la casa e la famiglia, con risultati catastrofici che sfociano in un violento finale. Dopo averlo visto, i pareri si dividono in due: “com’è possibile che qualcuno abbia avuto il coraggio di girare una roba del genere?” e “com’è possibile che qualcuno abbia avuto il coraggio di girare una roba del genere? È fantastico”. L’ingrediente segreto è proprio questo: è un film girato con cinquant’anni di anticipo rispetto alle mode e ai costumi vigenti nel mondo, forse troppo moderno anche per il XXI secolo.Tanto amato dai registi e dai fans (e da una buona percentuale di femministe) quanto odiato dagli addetti alla censura, è ad oggi uno degli esempi più concreti della libera espressione creativa che non teme di ferire la sensibilità altrui.

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8.  Brazil – di Terry Gilliam, UK 1985

Brazil sta al cinema come “1984” sta alla letteratura. Il delirante futuro distopico mostrato da Terry Gilliam – grande appassionato tra l’altro dell’opera di George Orwell – è incentrato sulla burocrazia, che negli anni ha distrutto le identità degli uomini, che devono semplicemente sottostare all’apparato principale. È uno dei film meglio girati in funzione dell’idea e questo è stato reso possibile senza dubbio dalla presenza di Gilliam non soltanto in veste di regista ma anche in quella di soggettista e sceneggiatore. Lui sa bene cosa ha in mente e lo mostra senza vergogna; questo non rende Brazil adatto a tutti, ma il risultato è comunque interessante poiché lo colloca al confine tra un cult e un classico. Nonostante sia evidente una volontà satirica, la stessa viene rivelata in maniera molto sottile, lasciando indizi più che prove. Sta poi allo spettatore interpretare al meglio la morale di fondo. Un film caldamente consigliato a chi è alle prese ogni giorno con caotici problemi di carattere burocratico.

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7.  Blade Runner – di Ridley Scott, USA 1982

“Io ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginarvi… […]”. Finisce così Blade Runner e inizia così la leggenda.Tratto da un noto romanzo di Philip Dick, scrittore che con le sue opere ha ispirato numerosi film di fantascienza, è una di quelle rare pellicole che incarna più generi senza cadere nel pacchiano o nel kitsch. L’ambientazione futuristica appare evidente sin dalle prime scene, ma successivamente subentrano tematiche tipiche del noir, della distopia e del thriller, in un cocktail che rende Blade Runner un film a sé stante, un cult. La premessa: nel 2019, gli ingegneri della Tyrell Corporation creano i Replicanti, robots virtualmente identici agli esseri umani per aspetto ma superiori per quanto riguarda la forza fisica e l’agilità. I Replicanti vengono utilizzati per colonizzare altri pianeti, per combattere e altre più o meno sordide attività. Tuttavia, sei Replicanti in una colonia extramondo si ribellano e tornano illegalmente sulla Terra, diretti alla sede della Tyrell Corporation di Los Angeles, per modificare la loro ‘data di scadenza’ allungando di fatto la propria vita. Tocca alle Blade Runner Units tentare di fermarli: la loro azione non è chiamata “assassinio”, ma “ritiro”. Considerato da molti il capostipite della fantascienza contemporanea del filone cyberpunk, è un film che sfocia spesso nel filosofico e pone frequenti interrogativi allo spettatore: è giusto uccidere un robot che è di fatto uguale ad un essere umano? La risposta si ottiene guardando il film.

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6.  Il Grande Lebowski – di Joel Coen & Ethan Cohen, USA 1998

Un capolavoro della commedia contemporanea, che inizia con un semplice caso di omonimia: due sicari della malavita losangelina, come atto intimidatorio, si presentano a casa di Jeffrey Lebowski – un Jeff Bridges apparentemente sbandato ed eccentrico – e urinano sul tappeto. I loro ordini, tuttavia, sono di colpire Jeffrey Lebowski, un ricco magnate. Il Lebowski omonimo non ci sta e pur di riavere il suo tappeto si infila in un mondo più grande di lui, che saprà però gestire brillantemente a colpi di white russian, marijuana, bowling con amici psicopatici, “pericolose” femmes fatali ed una filosofia di vita che non concepisce il prendere le cose sul serio. Il lato cult di questo film risplende nella perfetta caratterizzazione dei personaggi, che non sono solamente uomini con vestiti stravaganti, ma hanno un modo di pensare fuori dagli schemi che si incastra perfettamente con la trama di fondo e che è tuttora fonte d’ispirazione per molti giovani appassionati di questo film. Contiene inoltre numerose citazioni di altre opere: vedendolo per la prima volta, molti spettatori avranno un particolare senso di deja-vu.

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5.  Taxi Driver – di Martin Scorsese, USA 1976

Uno dei film più innovativi della storia del cinema. Tutto ha inizio con la devastante insonnia di Travis Bickle, un reduce della guerra del Vietnam, che per gestire questo problema diventa un tassista prevalentemente notturno. La maestria del regista sta nel mettere in contrapposizione il lavoro di Travis, che lo costringe per forza di cose ad intrattenere rapporti sociali, con la sua vita, deprimente, vuota, alienata, inconcludente. Questa contrapposizione funge da potente esplosivo: Travis perde ogni contatto con la realtà per vestire i panni di un aspirante terrorista, arrivando ad un finale che rappresenta un punto di svolta nel cinema moderno.

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4.  Freaks – di Tod Browning, USA 1932

L’horror è il genere che vanta il maggior numero di film cult per gli appassionati. Tuttavia, se pensate di aver visto ormai tutto negli horror, cambierete ben presto idea dopo aver guardato Freaks, il film principe degli horror cult. Il termine Freaks, in inglese, indica in maniera sprezzante le persone nate con delle deformità fisiche. Si può tradurre in italiano con “scherzo della natura”, o più liberamente “fenomeno da baraccone”. Da questo film, che racconta di una terrificante vendetta operata da alcuni freaks di un circo ai danni di una donna cinica e calcolatrice, è lecito quindi aspettarsi una certa crudeltà morale verso un argomento assolutamente delicato.Di per sé, Freaks non è mai stato un film famoso, e certamente non al botteghino, ma sarebbe più corretto dire che Freaks non ha avuto l’occasione di diventarlo. A causa delle scene molto forti per il pubblico dell’epoca – ma anche per il pubblico attuale a ottant’anni di distanza – e soprattutto per l’uso di attori veramente deformi e non truccati per l’esigenza, questo film fu censurato in molti Paesi (in Italia venne trasmesso per la prima volta dalla RAI nel 1970). Successivamente, fu vittima di un tentativo di damnatio memoriae, che lo porterà ad essere inizialmente dimenticato dal pubblico, parallelamente al regista Tod Browning al quale vennero sbattute in faccia le porte di Hollywood.Questa opera di ostracismo sembrò rivelarsi fatale per la pellicola, che tuttavia si conquistò una successiva rivalutazione grazie ai suoi indubbi meriti. I contenuti di Freaks urtano la sensibilità della maggior parte degli spettatori, ma se si guarda il rovescio della medaglia, per coloro che riescono a guardarlo e ad accettare la visione di nani deformi, gemelli congiunti e simili, Freaks è un capolavoro narrativo. Il cinismo è un veicolo per mostrare una cruda ma veritiera rappresentazione dei Freaks. La tragica incoerenza della società reale capace di scandalizzarsi per un film, ma che al tempo stesso emargina quella categoria di persone nella vita di tutti i giorni, è un fattore che deve far riflettere. Tod Browning era semplicemente una persona con un modo di pensare troppo avanzato per il 1932: un Freaks del 2012 non sortirebbe lo stesso effetto, viceversa un Hostel girato nel 1932 occuperebbe probabilmente il quarto posto di questa classifica. E questo è un punto a favore di Freaks.

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3.  Arancia Meccanica – di Stanley Kubrick, UK/USA 1971

Stanley Kubrick appartiene a quella ristretta cerchia di registi le cui opere possono essere quasi tutte considerate cult. Arancia Meccanica, tuttavia, è forse il suo film più caratteristico, trasportato velocemente nell’immaginario collettivo per mezzo di molteplici ingredienti. In primis i personaggi, cinici e violenti, inseriti in un’ambiente ancora più cinico e più violento. Questo scenario, molto teatrale per certi versi, ha formato un significativo cult following. Due domande sorgono spontanee: i drughi, comandati da Alex, si vestono già così e hanno già quel particolare modo di esprimersi per loro natura oppure tutto questo è dettato dall’ambiente che li circonda? E nel primo caso, sono loro ad aver creato quest’ambiente?Un altro ingrediente molto importante di questo film, tratto da un romanzo di Anthony Burgess, è la presenza di minuziosi dettagli, che donano alla pellicola un tocco caratterizzante: è il caso del latte più, “latte rinforzato con qualche droguccia mescalina”, che i drughi bevono quando si radunano all’interno del Korova Milk Bar. Tale prodotto è oggi in commercio e si può trovare in qualche bar reale (ovviamente senza l’ingrediente segreto!). Il film inizialmente fu criticato da una parte del pubblico, che accusava Kubrick di essere stato troppo diretto nella rappresentazione del messaggio. In realtà è un controsenso: un film con un così forte messaggio relativo alla violenza – da non confondere con un film che semplicemente contiene violenza e la utilizza come puro spettacolo – difficilmente può evitare scene dirette e crude, poiché il cinema è un’arte che mostra, non che racconta.

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2.  The Rocky Horror Picture Show – di Jim Sharman, UK – USA 1975

La definizione di cult è ambigua, tuttavia non si può discutere l’oggettività di uno dei criteri fondamentali che definiscono i cult film. Un cult diviene tale per anzianità. Praticamente tutti i film che sono stati sinora inseriti in questa classifica sono in realtà più moderni di quanto si possa evincere dall’anno di produzione. Questo, indubbiamente, può essere giudicato soltanto oggi e non ottanta, quaranta o venti anni fa. In gergo, i cult sono film “avanti”.The Rocky Horror Picture Show, in questo senso, ne è l’esempio più concreto.Trasgressione, sesso, morte, sono questi dall’alba dell’uomo gli argomenti tabù della società. The Rocky Horror Picture Show ne è la quintessenza, capace di ribaltare la normalità accettata ma anche di divertire, di far riflettere ma al tempo stesso mitizzare con giocosità quegli aspetti della vita che le persone normali “sanno ma non dicono”. A tutt’oggi The Rocky Horror Picture Show viene celebrato con spettacoli teatrali, convegni e musical, essendo riuscito a mergere i principi della libertà sessuale e individuale con una trama ricca di colpi di scena. Questo film ha cult following internazionale. Jim Sharman non ha creato un film, ma un simbolo. Il cinema è e deve rimanere soprattutto una forma di espressione; e grida, in questo caso, come il Dr. Frank-N-Furter: “non sognatelo, siatelo”.

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1.  Guerre Stellari – di George Lucas, USA 1977

Star Wars è tante cose, ma prima di tutto è una bella storia di cinema e di vita. Descritto come un Western nello spazio, sul suo regista George Lucas non ci avrebbe scommesso un centesimo nessuno. Nemmeno gli attori, e non stiamo parlando di gente affermata che poteva permettersi di snobbarlo, ma di persone come Harrison Ford che sarebbero diventate famose solo in un secondo momento grazie, appunto, a George Lucas. Quando esce Star Wars, nel 1977, la fantascienza è considerata, a parte particolari ed importanti casi, un genere di serie B, buona per i ragazzini. Nonostante il successo contemporaneo, la serie televisiva Star Trek (1966-1969) stentò a decollare e non era ancora stato girato un prodotto moderno capace di succedere a Metropolis (1927), capolavoro fantascientifico di Fritz Lang a cui lo stesso Lucas si ispirò per il suo film. Star Wars è il film che ha avuto più successo nella storia del cinema contemporaneo: esistono persone che si sono sposate a causa di questo film, bambini che sono stati chiamati Luke, Leia o Han, scrittori ora affermati che hanno iniziato la loro carriera scrivendone fan fiction. Le chiavi di lettura sono diverse, ma si possono riassumere in poche parole: è una lotta tra il bene e il male, ossia la storia più vecchia del mondo che si trova alla base dell’immaginazione umana. Star Warsfunziona perché le morali di questo film sono semplici: la crescita, che si ottiene tramite il lavoro, che deve essere eseguito tramite un insegnamento, ma ci vuole forza di volontà, per raggiungere i propri sogni. Provate a leggere i periodi di fila e poi solo le parole sottolineate; noterete la trama di Guerre Stellari e le morali che insegna. Non è nulla di terribilmente complicato, una semplice storia con una forte morale, motivo per cui Star Wars è IL film cult per eccellenza. Nel 2600 Star Wars avrà la stessa valenza che per noi ha una fiaba del medioevo, così come, ad esempio, tutti noi oggi conosciamo quella di Hansel e Gretel. Tuttavia, è opinione assai diffusa che Star Wars non sia un film cult, nonostante possegga il più grande cult following esistente. A coloro che hanno questo giudizio, rispondo: se esiste un film che ha stravolto le attese iniziali in questo modo, se esiste un film capace di radunare centomila persone in un solo luogo, se esiste un film che ha cambiato la vita di migliaia di persone, se esiste un film più famoso della coca-cola, vi prego: fatemelo vedere.

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