
Il documentario Fuocoammare di Gianfranco Rosi, che racconta la tragedia dei migranti a Lampedusa, ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino 2016.
Una grandissima notizia, non solo per l’importanza del tema narrato e del palcoscenico in cui ha trionfato, ma soprattutto per la grande continuità di risultati recenti dei nostri film nei maggiori festival internazionali: a Berlino è la seconda vittoria in quattro anni (nel 2012 vinsero i fratelli Taviani) e per Rosi è un nuovo primo premio dopo il Leone d’oro di tre anni fa: avendo ora vinto a Venezia e Berlino, Rosi entra nel ristrettissimo e prestigiosissimo gruppo dei grandi registi che hanno ottenuto tale doppietta (con lui ci sono Robert Altman, Zhang Yimou, Jafar Panahi, Henri-Georges Clouzot, Satyajit Ray, John Cassavetes, Ang Lee). Insomma….quando un tentativo con Cannes?
E rimanere nel tema delle domande retoriche…. siete sicuri che il cinema italiano siano morto? Perché tale trionfo afferma il contrario, e ci sono pure altre prove.
Insomma, guardate qui:
– 2012, Orso d’oro a Berlino per Cesare Deve Morire dei fratelli Taviani;
– 2012, Grand Prix du Jury a Cannes per Reality di Matteo Garrone;
– 2013, Leone d’oro a Venezia per Sacro GRA di Gianfranco Rosi;
– 2014, Premio Oscar al miglior film straniero per La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino;
– 2014, Grand Prix du Jury a Cannes per Le Meraviglie di Alice Rohrwacher;
-2015, migliori film dell’anno nella rivista Cahiers du Cinema per Mia Madre di Nanni Moretti;
-2016, Orso d’oro a Berlino per Fuocoammare di Gianfranco Rosi;
Il cinema d’autore italiano non è più quello di un tempo, e questo è certo, ma è vivissimo e molto apprezzato nel mondo. Impariamo però ad amarlo nuovamente anche noi nei nostri confini.

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