
Nemmeno a farlo apposta, 3 giorni fa esatti ho rivisto Frankenstein Junior, ridendo ovviamente come sempre, come fosse la prima volta. E come ogni singola visione, ho detto tra me e me “quella di Gene Wilder è una delle più grandi interpretazioni, non solo comiche, di sempre, peccato abbia fatto pochi film”.
Ora che se ne è andato a 83 anni, l’episodio pare irreale, perché è vero che Wilder era sparito da tempo dalle scene, ma la sua ombra cinematografica è talmente grossa da non poter essere dimenticata.
Gene Wilder, che non faceva più film da 20 anni, è uno dei più grandi comici di sempre, ed essendo uno dei più grandi è anche il classico esempio di come l’appellativo “comico” gli vada stretto. Non perché, come tanti altri colleghi, si sia interessato anche a parti drammatiche, ma perché faceva così ridere con così poco che si può parlare di artista a tutto tondo.
Sono giovane rispetto agli exploit della sua carriera, quindi sono un pizzico meno legato sentimentalmente rispetto a tanti altri (mi viene in mente la scomparsa di Robin Williams), eppure da appassionato Wilder l’ho sempre considerato nell’Olimpo dei più grandi. Diamine, il già citato Frankenstein Junior, Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Perfavore non toccate le vecchiette, Il fratello più furbo di Sherlock Holmes, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso, La Signora in rosso, e poi la collaborazione con Richard Pryor (i film per cui l’ho conosciuto da più piccolo: avevo la videocassetta di Non Guardarmi Non ti Sento).
Un gigante senza mezzi termini. E ora ritroverà gli amici Pryor e Marty Feldman, la risata di Madeline Kahn e soprattutto l’amata moglie altrettanto esilarante Gilda Radner. Non male come compagnia per l’eternità.

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