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You have to have a little faith in people

 

Io amo Woody Allen. E amo pure New York. Con questa premessa tutta la filmografia dell’autore dovrebbe piacermi – e infatti così è, a parte qualche piccolissima eccezione – ma non c’è che nel mio piccolo personalissimo Olimpo equivalga alle emozioni suscitate, ogni volta, dalla più grande lettera d’amore che un regista ha fatto per la propria città.

 

Non a caso, prima di tutto, Manhattan è un film bellissimo, e lo intendo nel senso puramente estetico: è un film bellissimo da vedere, con uno dei bianco e nero più belli mai usati – grazie ancora Gordon Willis – con riprese e musiche che incorniciano New York, anzi una qualunque città, come mai nessuno ha mai fatto e forse mai farà.

E potrei ora ammorbarvi per molte righe a parlare della purezza del film, della vicenda, dei dialoghi, delle battute fulminanti, dei personaggi e delle scene. Ma non lo farò, tranquilli. Dopotutto sono qui per analizzare il film dal punto di vista pienamente soggettivo, e per me un film stupendo come Manhattan è soprattutto la sua sequenza finale: ecco, dovendo calare i superlativi, Manhattan ha il mio finale preferito DI SEMPRE  tra tutti i film che ho mai visto.

Dalla scena strepitosa in cui il protagonista fa la sua lista di cose per cui vale la pena vivere “il viso di Tracy..” fino a quella corsa e al dialogo finale, tutto è semplicemente PERFETTO. Davvero, una serie di momenti da mandare k.o. chiunque. E poi proprio gli attimi finali in sé, che ora assumono una luce completamente diversa: Woody Allen, il suo cinema ed i suoi film sono diventati via via nel tempo sempre più pessimisti e cupi, fino a quelli senza speranza degli ultimi tempi, ma qui in Manhattan c’è il Woody Allen più ottimista e umano di sempre. Quella frase finale così profonda nella sua semplicità, il tempo di pensarci su e poi Woody che si abbandona ad un sorriso, un bellissimo sorriso carico di mille significati, e la musica di Gershwin che ancora invade lo schermo. Io lo ammetto, mi emoziono anche solo adesso a pensarci e scriverlo.

E’ tutto, lo sottolineo ancora, così estremamente semplice ma autentico, e in una lettera d’amore mascherata da film il richiamo all’ottimismo verso il futuro è la perla finale. Davvero, come i personaggi del film possiamo fare tutti gli errori possibili e immaginabili, sbagliare persone, amicizie, relazioni, incontri amorosi, ma niente e nessuno può cancellare quello che c’è di buono al mondo, quello che ci dà la speranza per svegliarci ogni mattina e farci credere che il domani sarà sicuramente migliore. Un sorriso sì, talvolta basta quello, talvolta è la cosa più importante.

E allora Manhattan è davvero una delle cose per cui vale la pena vivere.

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Introduzione alla classifica
#25 – The Social Network
#24 – Inside Llewyn Davis
#23 – Il Re Leone
#22 – Amadeus
#21 – Harry ti presento Sally
#20 – Bianco Rosso e Verdone
#19 – Arancia Meccanica 
#18 – Il Dottor Stranamore
#17 – The Blues Brothers 
#16 – Ghostbusters
#15 – Il Grande Lebowski 
#14 – El Crimen Perfecto 
#13 – Kill Bill
#12 – Il Laureato
#11 – I Tenenbaum 
#10 – Il Padrino
#9 – Il Cavaliere Oscuro
#8 – Sideways
#7 – Lost in Translation
#6 – Quei Bravi Ragazzi
#5 – Rocky 
#4 – Io & Annie

 

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2 risposte a “I miei film preferiti – #3: Manhattan”

  1. Avatar I miei film preferiti – #1: All That Jazz | bastardiperlagloria

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