
Il 4° episodio è il momento ideale per fare un mini-bilancio. Siamo quasi a metà dopotutto di questo viaggio, probabilmente solo il primo, e c’è tanta strada ancora da fare, o meglio ancora tanta strada da capire, ma Westworld ormai ha gettato semi sufficienti per essere raccolti dagli spettatori.
Non a caso la trama si infittisce sempre di più, e dopo l’ottimo terzo episodio anche questa quarta puntata è di assoluto livello come ritmo e interesse. Soprattutto, a parer mio, a crescere è l’inquietudine generale e l’atmosfera assolutamente terrificante che porta a pensare l’immedesimazione nella vicenda: non ci chiediamo più solo se i robot hanno davvero un’anima, semmai vogliamo capire come facciano a vivere una vita che di reale non ha nulla. Ogni loro presa di coscienza, ogni loro ricordo, ogni risveglio dal sonno artificiale è una domanda per loro e una mazzata per noi, li vediamo costretti a rivivere sempre il solito giorno (classico spunto iniziano con Ricomincio da Capo e poi applicato in tanti film in maniera via via sempre più raggelante) e ci chiediamo cosa faremmo se anche noi fossimo costretti a vivere sempre la stessa storia, anzi, a viverne una in cui sappiamo di essere destinati sempre a morire violentemente, pupazzi in mano a chissà cosa e chissà chi.
Sì, Westworld sta iniziando a porre interrogativi e analisi psicologiche interessanti e avvincenti, però lo sta facendo in modo forse un po’ troppo freddo, un po’ troppo impersonale, come se la barriera tra uomini e macchine fosse estesa a noi spettatori. E’ naturalmente una percezione soggettiva e puramente emotiva, ma Westworld dopo quattro puntate rimane molto in superficie col proprio pubblico, e fatica a far innamorare dei propri personaggi, troppo interessata a creare enigmi curiosi o spaventosi. Da una serie così ben fatta, e così interessante, è lecito chiedere molto di più, è lecito aspettarsi una storia da vivere appieno e non solo un mosaico di domande che vanno a comporre un puzzle da dover comporre. Dopo quattro puntate immagino tutti siano interessati a capire le intenzioni di Ford e il piano dell’Uomo in Nero, ma ancora pochissimi, me incluso, sono sinceramente ed emotivamente interessati alla fuga di Dolores.
Arrivati quasi a metà stagione Westworld è davanti al suo primo bivio, non solo narrativo, non solo tematico: decidere che serie voler essere.

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