
Si chiude il mio secondo anno consecutivo da inviato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Come al solito un’esperienza fantastica, come persona e come semplice spettatore, che mi ha fatto vedere ben 35 film in 11 giorni, ovvero l’intera durata del festival. E naturalmente film visti in un’atmosfera magica, col piacere della discussione e il palpabile amore per il cinema in ogni angolo possibile immaginabile.
Quindi è il momento, in maniera molto riassuntiva e non in grado di lasciar capire la bellezza di tanti film e dell’esperienza in sé, di tirare le somme per un’edizione assolutamente riuscita.
I MIGLIORI FILM
MEKTOUB MY LOVE

Tre ore che durano troppo poco nelle quali Abdellatif Kechiche, non si sa come, riesce a racconta la vita in un’estate, inserendo esattamente tutti i sentimenti che i ragazzi provano in quella stagione che diventa un limbo temporale ed emotivo nella vita delle persone. Il film lavora per sguardi fugaci, sorrisi spezzati, sessualità, passione, desiderio, colpi di fulmine, e con i suoi dialoghi fiume costanti e sovrapposti sembra farci entrare letteralmente nello schermo.
TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI
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Martin McDonagh colpisce ancora una volta nel segno: ironia travolgente, interpretazioni perfette, e quell’improvviso spazio all’emotività che non fa prigionieri. Il suo è uno spaccato, divertente e lacerante, sul rischio di lasciarsi vincere dalla rabbia, sul vivere odiando e lasciare che da odio derivi altro odio. Un racconto enormemente attuale vedendo la società in cui viviamo.
BRAWL IN CELL BLOCK 99

Non fatevi scoraggiare dalle voci iniziali, perché in realtà questo film è molto meno violento e sanguinolento di quanto sembri. Il film di Craig Zahler semmai analizza il piegarsi umano alla violenza, raccontando la storia cristologica dell’uomo più opposto a Cristo che possiate immaginare, il quale intraprende la strada del sacrificio tra ossa spezzate e dolore personale. E non vedrete mai più al cinema un Vince Vaughn così carismatico.
LEAN ON PETE

Tranquilli, questo film non è la storia dell’amicizia tra un ragazzo e un cavallo, come è stato presto bollato. In realtà, è molto altro. Andrew Haigh, il cui tocco delicato e malinconico si sente dal primo all’ultimo secondo, racconta la ricerca di sé stessi e della libertà, passando tra i dolori della solitudine e delle terre selvagge dell’America rurale. Con la rivelazione Charlie Plummer in un’interpretazione magnifica.
AMMORE E MALAVITA

Non è un capolavoro, questo è chiarissimo. Ma, oltre ad essere il miglior film italiano tra tutte le sezioni del Festival edizione 2017, ha il pregio di essere audace, coraggioso, auto-ironico. Diverso dalla massa, insomma. Un musical che si prende in giro, sfruttando i cliché della narrazione partenopea, ma al tempo stesso non diventa mai parodia grazie all’abilità di costruire storia e personaggi e crederci fino in fondo.
I PEGGIORI FILM
THE DEVIL AND FATHER AMORTH

Difficile decidere da dove cominciare. Già vedere Friedkin tornare al suo L’Esorcista è il segno di una mancanza di idee. Ma ciò che più affonda questo documentario comunque ricco di parti interessanti e spunti di riflessione, è l’assenza di visione cinematografica nel concepirlo e realizzarlo, e l’incedere verso momenti puramente trash che fanno perdere credibilità ad un qualcosa che già di suo si fonda sullo scetticismo.
BRUTTI E CATTIVI

Il problema principale non è solo la mancanza di risate genuine, che già sarebbe gravissimo per una commedia. Ma è, soprattutto, la voglia di sembrare irriverenti e invece ricercare un punto d’approdo buonista targato al “volemose bene”. Girato in maniera rozza, un film che potrebbe essere grottesco e amaro risulta ridicolo e inutile.
DOVE CADONO LE OMBRE

Un’autentica tortura, non un film. Il racconto drammatico, e così dimenticato dalla storia da meritare ben altro successo, del genocidio eugenetico perpetrato ai danni dei bambini jenisch, si perde nella lentezza parossistica della narrazione, dall’esagerata forma di freddezza scenica, dall’esasperata recitazione non credibile degli attori, che vanno tra scene sempre più prive di senso e puro interesse.
MOTHER!

Darren Aronofsky sbaglia un assunto fondamentale: va benissimo riempire il film di metafore, creare varie chiave di letture da proporre, ma è sbagliato prendere un’allegoria e provare ad infilarci dentro un film. Volendo poi fare la lezione a chi non lo capisce. Un errore da cui esce fuori un qualcosa di pretenzioso, noioso, involontariamente comico, in grado anche di sprecare il talento del proprio notevole cast.
In finale, ecco i sintetici giudizi su tutti i film visti con linkate le recensione in anteprima quando scritte e pubblicate sul blog:
NICO, 1988 




HUMAN FLOW 




THE DEVIL AND FATHER AMORTH 




ESPECES MENACEES 




IL CONTAGIO 




LEAN ON PETE 




LA VITA IN COMUNE 




DOVE CADONO LE OMBRE 




TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI 




MARVIN 




THE COUSIN 




WOODSHOCK 




LOVING PABLO 




JIM & ANDY: THE GREAT BEYOND 




MY GENERATION 




LE FIDELE 




HANNAH 




DISAPPEARANCE 




LIFE GUIDANCE 




JUSQU A LA GARDE 




Per questo speciale è tutto, ora il blog tornerà alla normale programmazione editoriale, intanto vi ringrazio per aver seguito le mie semplici opinioni e spero di aver fatto vivere al numero più ampio di lettori la mia passione, con la speranza di poterla riprendere il prossimo anno con la nuova edizione!

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