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Non ho il minimo dubbio che Una Questione Privata sia un grande libro, un grande romanzo. Non l’ho mai letto, come avrete capito. Ma tale pensiero mi è venuto vedendo il film omonimo dei fratelli Taviani. Più che pensiero è una convinzione sincera, perché se qualcuno ha deciso di farci una versione cinematografica, non poteva essere brutto quanto quello uscito fuori sotto forma di film.

Per la verità è anche abbastanza lampante. Nel film ci sono diversi momenti, e soprattutto moltissimi dialoghi, di cui si coglie il grande effetto sulla pagina letta e la poca efficacia visiva. Non so se far rivalutare la fonte di partenza sia un pregio o un ulteriore difetto per un film, ma il risultato finale è sinceramente questo.

Il problema di Una Questione Privata non è tanto la bruttezza, c’è sempre di peggio dopotutto ed è anche un giudizio lapidario, rapidissimo, estremamente soggettivo. Ciò che lo affonda è la sua inefficacia, rudimentalità, mancanza di completa creatività o idea filmica. I film dei fratelli non hanno brillato per tali aspetti, il loro è un cinema sicuramente semplice e sicuramente realistico. Ma è sempre stato potente e riuscito. Adesso, di fronte ad uno scenario completamente cambiato, totalmente evoluto, anche nel panorama italiano (sembra strano a dirsi), ogni passo indietro pare scavarsi una voragine attorno.

Nel linguaggio, nella resa estetica, nella visione, nella totale mancanza di idee. Una Questione Privata è un film vecchissimo. Cosa c’è di diverso tra questo e una fiction televisiva? Cosa aggiunge ai racconti dell’epopea partigiana, in quale maniera fa vivere una storia d’amore e dubbio personale? Nemmeno la bravura di Luca Marinelli, la sua spontaneità, sono sufficienti a salvare la visione. Soprattutto se poi si trova costretto a dialogare con una collega come Valentina Belle’: alla giovane auguriamo tutto il meglio per la sua carriera, ma almeno qui oltre la recitazione amatoriale non è andata.

Ecco, amatoriale è un aggettivo che si sposa benissimo con l’intera operazione. Non avrei mai pensato di usarlo con autori immensi e dall’esperienza immensa dei Taviani, e lo faccio con dispiacere, ma Una Questione Privata non è cinema. È accontentarsi, è adattare un romanzo senza idee di come farlo o perché farlo, è lasciare la qualità a casa. Non a caso, l’influenza televisiva non è solo nella resa scenica, ma anche dai mantra dei grandi maestri….

 

fonte: Culturamente

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