
Ora, non è facile trovare un punto d’incontro tra l’ideologia degli idioti dei fratelli Coen, la demenzialità dei fratelli Zucker, spruzzarci sopra un po’ di elementi parodistici alla Mel Brooks, e rimanere coerenti al proprio stile. Armando Iannucci non solo ci è riuscito, ma a tutto ciò aggiunge anche la sua satira tipicamente british, servendo al pubblico un cocktail incredibile.
Morto Stalin se ne fa un altro, titolo italiano per una rarissima volta geniale e quasi più azzeccato dell’originale, è il primo lavoro di Iannucci tratto da altro materiale (precisamente da una graphic novel) ed il suo primo con protagonisti realmente esistiti, dopotutto seppur altamente farsesca la storia segue fedelmente i burrascosi eventi accaduti per la successione a Stalin. È però perfettamente aderente alla visione dell’autore, che in tutte le sue opere, soprattutto nella serie tv Veep, ha mostrato come l’egoismo e la sete di potere possano avere effetti paradossalmente tragicomici se in mano a persone dalla dubbia capacità (non so, vi ricorda qualcuno della politica contemporanea?)
Il film riesce quindi ad essere attuale perché quello indaga è assolutamente senza tempo. Arrivismo e sciatteria, superficialità e crudeltà, guardando la storia dell’uomo questi aggettivi vanno sempre a braccetto quando si tratta di potere. Il fatto che al centro ci sia un cadavere rende efficacemente l’idea della cementificazione, e al tempo stesso l’inutilità di fronte alla vita, di tali concetti.
Morto Stalin se ne fa un altro fa ridere, e moltissimo. Ci riesce con i suoi momenti farseschi che, nelle scene di gruppo, sfiorano l’isterismo comico. Le battute argute ed i litigi corali prendono vita grazie ad un cast assolutamente all’altezza: per quanto sia brillante la scrittura, è merito dei tempi comici degli attori e della loro mimica, su tutti Steve Buscemi e Jeffrey Tambor, se riusciamo a non vedere che sotto sotto il film è una tragedia. Pertanto, Morto Stalin se ne fa un altro fa ridere fino a che decide di non farlo più volontariamente, come nel finale: possiamo utilizzare la satira come arma, ma non possiamo e non dobbiamo dimenticare che finché tali macchiette avranno davvero il potere, dormire sonni tranquilli è più facile a dirsi che a farsi.

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