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Non è che forse tutta questa grande indecisione non c’è, realmente, mai stata?

Qui trovate tutti i risultati ed i vincitori della notte che ha incoronato The Shape of Water il miglior film per gli Oscar 2018. Una vittoria che arriva al termine di una stagione dei premi lunga, quasi estenuante, e vissuta senza un vero grande favorito. Eppure, nonostante l’assenza di un titolo che mettesse tutti d’accordo, un favorito c’e sempre stato, quello che poi ha vinto, appunto. Forse annebbiati dalle ultime sorprendenti annate, forse desiderosi di vivere ancora la tensione e l’emozione dell’incertezza sul filo del rasoio, si è costruito più del vero.

In realtà, questo premio poteva perderlo solo The Shape of Water. E alla fine, appunto, non lo ha perso.

Lady Bird non  mai stato un vero rivale concreto, nonostante l’appoggio incondizionato della critica americana e del clima dovuto al movimento Time’s Up. Get Out ha sollevato un polverone, è probabilmente l’unico film di questa stagione che rimarrà nell’immaginario collettivo, ma con appena 4 nominations e senza il supporto delle categorie tecniche e dei voti dei membri non americani (come prova l’assenza dai Bafta) non poteva diventare una vera minaccia. Tre Manifesti è stato l’unico effettivo rivale capace di poter vincere, come hanno testimoniato le tante pesantissime vittorie ottenuto da gennaio in avanti, ma quell’assenza della nomination alla regia ha provato che qualcosa non andava.

Non c’era una reale incertezza, quanto la voglia di non rendersi conto che, talvolta, la logica e la semplicità sono le cose più facili. The Shape of Water ha superato qualche ostacolo significativo, su tutti la mancata nomination ai SAG Awards che segna una nuova statistica, ma era troppo poco davvero.

Semmai la sua vittoria segna un altro dato fondamentale: non esiste più “il film da Oscar”. Il cambio dei tempi, il peso sempre più influente della critica, l’aumento del numero di membri votanti nell’Academy, soprattutto giovani e non americani, ha mutato gli standard con cui prima pensavamo di capire i film nominati. Il film di del Toro è solo il secondo fantasy nella storia a vincere, e probabilmente un 7/8 anni fa non solo non avrebbe vinto, ma non sarebbe stato nemmeno nominato (stesso discorso dicasi per film come Get Out o Lady Bird). Il film si può valutare in tanti modi – io ad esempio lo apprezzo ma non ne sono un entusiasta – ma sicuramente è un ottimo segnale per il futuro: ha rotto una porta, e finalmente si torna a parlare di vero cinema.

Se poi vogliamo commentare la serata in sé, secondo me  è stata una cerimonia lunga come sempre ma piacevole. La conduzione di Kimmel è stata divertente e, cosa importante, non relegata solo al monologo iniziale ma presente in tutta la serata con trovate riuscite.

Il problema, semmai, è stata la prevedibilità incredibile dei premi. Raramente come quest’anno si è assistito ad una serenità assoluta sui vincitori (io stesso ho sbagliato una sola categoria) e più o meno si sapeva già tutta. La colpa non è certo degli Oscar, ma della stagione dei premi stessa: è troppo lunga, davvero troppo lunga – siamo finiti a marzo stavolta – e ci sono così tanti premi e cerimonie per cui i vincitori si ripetono costantemente fino alla noia. Una vera soluzione non c’è, perché ogni manifestazione ha l’interesse a curare il proprio orticello, ma c’è il rischio che gli Oscar più che la punta finale ambita diventino la liberazione per voltare pagina.

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Per fortuna non c’è stato, pur nella prevedibilità, alcun premio che ha fatto gridare allo scandalo, anzi l’opposto: tutti i quattro attori sono meritevoli per un motivo o per un altro (vi ricordate quando Gary Oldman era quello mai nemmeno nominato?), James Ivory è il più anziano vincitore di sempre, è stato premiato “the kid from Comedy Central” Jordan Peele, addirittura Kobe Bryant ha una statuetta, e nella nota personalmente più desiderata e lieta della serata finalmente Roger Deakins, dopo 13 sofferte candidature a vuoto, può stringere un meritatissimo Oscar tra le mani.

Vedremo cosa ci regalerà il futuro, per il momento è semplicemente bello dopo tanti mesi smettere di parlare di questi film e semplicemente goderseli, e godere dei nuovi in arrivo. Dopotutto, come diceva il poeta, anche questi Oscar ce li siamo levati dalle……

 

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