molly's game

Aaron Sorkin è, indubbiamente, almeno tra i tre migliori sceneggiatori al mondo. Anche uno che, quando fa cinema, si è quasi abbonato a raccontare biografie. Nel suo debutto alla regia, quindi, mantenendo intatti i soliti ingredienti, cosa può andare storto?

E infatti, chiariamolo subito, Molly’s Game è buon film. Ancorato dalla solita performance intensissima di Jessica Chastain, stracolmo di “dialoghi alla Sorkin” e scambi di battute infuocate, fare male era davvero difficile.

Il punto, pertanto, non è fare un buon film, ma fare un grande film.

Non tutti sono in grado di realizzarne uno, ovviamente. Ma vedendo Molly’s Game, sia ha costantemente la sensazione del perché Sorkin non abbia debuttato alla regia prima, o meglio, perché Sorkin sia un grande sceneggiatore ma i suoi copioni abbiano sempre dato di più in mano ad altri registi.

Molly’s Game è un’ottima storia a cui mancano guizzi per fare il salto di qualità. Diventa un film ipertrofico, che non giustifica le sue due ore e venti minuti di durata. Non riesce mai a cambiare registro, spegnendo narrazione scena dopo scena. Un paradosso bello e buono per un film che contiene dialoghi costanti e ritmati eppure, concedetemi l’assurdo, è un film piatto nel suo stesso dinamismo. La storia centrale della self made woman piena di lati grigi si incanala in un binario di prevedibilità da cui è difficile uscire senza lasciare il sapore del già visto.

Sorkin appunto non è regista, e si vede. Manca la visione creativa, manca un qualcosa – qualsiasi cosa – che non annoi o risultati alla lunga interessante. Forse c’è troppo Sorkin, appunto, e Molly’s Game finisce per essere un buon film ma pochissimo cinematografico. Sembra la prova di un copione prima che un vero regista ci metta mano.

E allora, come si dice: poteva andare peggio, ma poteva anche andare indubbiamente meglio.

 

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