
Nel singolare finale del film, un personaggio esclama una frase decisa: “questa non è arte!”. E siamo d’accordo: Suspiria non è arte.
Assodato ciò, non è comunque facile inquadrare la creature di Luca Guadagnino. Non è nemmeno facile capire se quella battuta fosse casuale, o un gioco del regista verso chi sarebbe stato pronto ad accusare il film. Un gioco e una provocazione, quel momento come tutto Suspiria. O forse nemmeno questo, ma un qualcosa con alte velleità pretenziose che Guadagnino non è riuscito a seguire.
Perché Suspiria è un film molto meno indimenticabile di quanto si pensasse alla vigilia, e di quanto volesse il suo creatore. Come pseudo-horror ha pochissimo da far paura, ancora da far inquietudine, e le pochissime scene di tensione fanno quasi dire “tutto qui” dopo tutte le chiacchiere precedenti. C’è il pregio che immediatamente si scopre la natura della vicenda, ma al tempo stesso tale scelta disintegra la tensione. Il paragone col caposaldo omonimo di Dario Argento non esiste, perché questo Suspiria è diversissimo. Lo è come approccio, ambizioni, finalità, e ovviamente quando si vuole alzare troppo l’asticelle le cose più semplici – ovvero attenersi semplicemente al genere come fece Argento – riescono meglio.
Suspiria è un tableu di tantissime cose, che finiscono inevitabilmente per cozzare con loro. Un film vittima di lungaggini narrative e registiche, con sottotrame senza capo né coda. Personaggi sottoutilizzati, le cui motivazioni e improvvisamente evoluzioni non ha mai una chiara definizione. Un film che ribolle di tantissime cose interessanti, questo vado atto a Guadagnino, non mette cose tanto per metterle, ma così tante che presto la bussola salta.
Problemi di senso, problemi di tensione, che creano un labirinto cinematografico, molto poco sensoriale, praticamente zero emotivo, nel quale si spreca qualsiasi elemento. Attori sprecati, estetica sprecata, omaggio al film di Argento sprecato.
Certo, detto così pare che Suspiria sia davvero pessimo. Non è il caso, sia chiaro, Suspiria ha idee e già questo è un pregio. Ma non sa cosa farne, e crolla sotto il peso delle sue stesse ambizioni, diventando una enorme occasione buttata. Talvolta fare meno, volere meno, pensare a stupire meno, non è necessario una diminutio. Fare cinema è anche sapersi frenare.
fonte: Culturamente

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