
Ogni anno, subito dopo l’annuncio delle candidature agli Oscar, tutti si svegliano dal torpore ed inizia il solito balletto: c’è chi si indigna per delle omissioni clamorose, chi grida alle scandalo per non aver letto il nome di film che non hanno mai avuto una chance di essere nominati, chi rimane piacevolmente stupito da qualche insperata candidatura. E poi ci sono quelli che dicono “tutto scritto, tutto scontato, tutto noioso” e che evidentemente non seguono la stagione o non sanno nulla degli Oscar.
Eppure, quest’anno le nominations per gli Oscar 2019 non solo hanno regalato qualche sorpresa, ma soprattutto qualche interessante spunto di riflessione.
La prima cosa che, secondo me, risalta subito agli occhi, è ribadire quanto fosse folle la proposta di istituire un Oscar al Popular Film (che potrebbero però tornare il prossimo anno, orrore). Basta guardare gli 8 nominati: 6 su 8 sono realizzati da studios, non film indipendenti, e ben 3 hanno incassato più di 200 milioni di dollari al box office, cosa che non accadeva da dieci anni. Indubbiamente negli ultimi anni i film indipendenti erano andati per la maggiore (e per fortuna) ma non c’è bisogno di cercare di controllare il vento: Hollywood come tutte le cose ha un andamento ciclico, basta saper aspettare.
Come era chiaro che prima o poi il genere del momento, il comic-book movie, ce l’avrebbe fatta a rompere quel muro invisibile: Black Panther è il primo cinefumetto nominato a miglior film (anche se non il più nominato, quell’onore appartiene ancora a Il Cavaliere Oscuro) ed è anche giusto che la sorte sia capitata alla Marvel, che negli ultimi anni ha preso le redini del cinema commerciale americano.
Meno chiara, invece, è la situazione per capire a chi andranno questi benedetti premi.
Gli scorsi anni l’incertezza era più che altro legata al poco convincimento verso un favorito, ma un favorito almeno c’era. Quest’anno, anche dopo le nominations, un favorito vero e proprio pare ancora non esserci. Perlomeno, provando ad arrivarci per esclusioni, un titolo dalla corsa possiamo, a sorpresa, toglierlo: A Star is Born.
Il film, che invece dallo scorso settembre era il favorito secondo moltissimi, non ha mai preso vero traino. Non ha brillato con i premi della critica, ha riguadagnato forza con i premi dell’industria venendo nominato ad ogni guild, ma le nominations lo hanno freddato. Certo, ha preso ben 8 candidature, ma ha mancato le nominations fondamentali a regia e montaggio. Soprattutto l’omissione di Cooper alla regia, nominato da tutti i premi precedenti, è la più roboante di questa intera tornata di nominations (ed era nell’aria ricordando l’omissione sorprendente di Affleck con Argo, due attori diventati registi).
Nella storia, solo 10 film hanno vinto l’Oscar senza la nomination al montaggio (questo dato si riferisce anche a Roma). Nella storia, appena 4 film hanno vinto l’Oscar senza la nomination alla regia (questo dato si riferisce anche a Green Book). Nella storia, NESSUN FILM ha vinto l’Oscar senza le nomination simultanea a montaggio a regia. Per questo, molto probabilmente le chance di A Star is Born si esauriscono qui.
Gli altri favoriti, come stanno messi?
Green Book come detto ha la mancanza pesantissima della regia (oltre essere vittima di un mare di polemiche), ma dopo la vittoria del PGA sappiamo che figurerà bene col sistema di voto preferenziale.
Roma sta benissimo, nonostante l’assenza al montaggio è andato meglio addirittura di quanto si pensasse con candidature insperate ai sonori e alla recitazione, ma un film non in lingua inglese sarà davvero abbracciato?
Gli unici tre film ad avere un percorso pulitissimo, ovvero nominations in film, regia, sceneggiatura, recitazione e montaggio, sono La Favorita (che ha anche più candidature in assoluto al pari di Roma), Vice e BlacKkKlansman. Se probabilmente Vice non potrà ambire a molto, bisogna stare molto attenti a La Favorita e BlacKkKlansman: entrambi sono favoriti nelle due rispettive categorie di sceneggiature, entrambi potrebbero figurare benissimo col sistema di voto preferenziale, entrambi hanno sottotesti seri e attuali (il primo il femminismo, il secondo il razzismo) che potrebbero dargli l’aura di film importante. Se il primo dovesse vincere il Bafta, e il secondo il SAG o addirittura a sorpresa il DGA, andrebbero automaticamente in pole position.
Questa situazione incerta, ma molto intrigante, è soprattutto frutto della nuova Academy creata negli ultimi tre anni. L’allargamento ad un maggior numero di invitati a votare, soprattutto di diversa provenienza geografica, ha creato davvero una Academy dal respiro internazionale come raramente si era visto. Lo testimonia la fortissima presenza dei film non inglese: ben tre film della categoria del film straniero hanno preso più di una nomination. Di Roma lo sappiamo benissimo, ma nessuno si aspettava la presenza del tedesco Opera Senza Autore alla fotografia, e lietissima è la presenza di Pawel Pawlikovski alla regia.
Due registi non americani di due film non americani, oltretutto entrambi in bianco e nero, sono candidati alla regia. Categoria nel quale figura per la prima volta in carriera una leggenda come Spike Lee e un autore greco dallo stile a dir poco bizzarro.
Anche per questo motivo, considerando che, a differenza del meccanismo di voto delle nominations, per decidere i vincitori TUTTI i giurati votano per TUTTE le categorie, è difficile capire chi potrà vincere. La strada verso gli Oscar è ancora ricca e sicuramente piena di sorprese.

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