Pedro Almodovar – che oramai da anni, nei titoli di testa dei suoi film, si firma solo col cognome, tanto è diventato riconoscibile e affidabile – rimane uno degli autori europei più importanti e complessi, ancora oggi a 40 anni dal suo debutto.
Il suo cinema ha attraversato fasi distinte, rigenerandosi e attirando nuovo pubblico pur mantenendo intatti gli stilemi del suo immaginario: dalle commedie corrosive e dissacranti, figlie del desiderio di libertà del post-franchismo, diventate manifesto culturale della Spagna libera, ai melodrammi intimi e intensi, intrisi di sentimento e rapporti umani deragliati, simbolo della raggiunta maturità personale e artistica.
Pur evolvendo, sono sempre distinguibili i mantra della sua poetica: i personaggi femminili, gli amori tormentati, la libertà sessuale e omosessuale, l’uso estetico dei colori (il rosso su tutti), il desiderio, la famiglia non convenzionale, l’uso coraggioso di kitch e camp quando si tratta di commedie, o del vorticoso melodramma da soap opera quando si tratta di dramma, le influenze di maestri come Fassbinder, Fellini e Douglas Sirk, la fiducia ad un gruppo di attori e attrici che tornano sempre.
L’uscita del suo 21° film, forse il più personale, è l’occasione per scorrere la sua filmografia dal peggiore al migliore, ripercorrendo i tratti distintivi della sua poetica in pregi e difetti per arrivare all’ovvia risoluzione: nessuno è come Almodovar.
UPDATE: Aggiornato con l’uscita di Madres Paralelas al novembre 2021.
22. KIKA – UN CORPO IN PRESTITO (1993)
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Se anche Almodovar stesso è d’accordo con me nel definirlo il suo peggior film (e, guardando in giro, non siamo gli unici a pensarla così), un motivo ci sarà. Anzi, purtroppo vari motivi. E non parlo solo della leggendaria scena di stupro tendente al comico, ma della storia senza senso, del tono completamente fuori senno, degli attori che sembrano recitare in film diversi. Un guazzabuglio di qualsiasi cosa che ancora oggi non ha né capo né coda.
21. IL FIORE DEL MIO SEGRETO (1995)

Il fiore del mio segreto ha la sfortuna di capitare nel momento sbagliato, a metà degli anni ’90, ovvero a metà del decennio che ha segnato la trasformazione del cinema almodovariano. È pertanto il suo film di transizione per antonomasia, che non riesce mai a graffiare (come fatto prima in carriera) o catturare (come fatto dopo in carriera). Tutto ciò con estrema noia e piattume, come se già non bastasse il resto.
20. MATADOR (1986)

Dopo i quattro film degli esordi fuori dalla grazia divina, Matador è il primo tentativo di realizzare un film “normale”. Il melodramma è ancora in nuce e la serietà si declina più sul genere (qui il thriller), con risultati altalenanti: se la trama e l’idea di fondo sono interessanti, molto meno è la realizzazione e l’integrazione nella storia delle visioni del personaggio di Banderas. In sostanza, Almodovar sconvolge molto di più quando fa anche ridere rispetto a quando vuol essere solo serio.
19. LA LEGGE DEL DESIDERIO (1987)

La Legge del Desiderio rappresenta il primo, reale tentativo di Almodovar di evolvere i propri temi e abbracciare definitivamente il melodramma, dando senso emotivamente compiuto ai suoi intrecci bizzarri. Non è ancora in grado di riuscirsi come farà in futuro, ma segnala un cambio delle intenzioni e una finalmente acquisita compostezza tecnica della messa in scena e della scrittura.
18. GLI ABBRACCI SPEZZATI (2009)

È fisiologico che, al termine del decennio della maturità e dei film terapeutici, anche quel filone si esaurisca e perda potenza. E così Gli Abbracci Spezzati, più che voler essere una summa poetica, è una coda tematica che non convince molto, e sposta il baricentro dei sentimenti dal tormento al romanticismo.
17. MADRES PARALELAS (2021)

Il vecchio e il nuovo, i giovani e gli adulti, il passato e il presente. Madres Paralelas è un film di contrasti generazionali, che possono essere quelli tra due donne con diverse esperienze materne o quelli tra due ere della Spagna, che vuol andare avanti ma conserva i propri orrori sotto i piedi. Ma un po’ invecchiato – e non suoni sacrilego – è pure Almodovar stesso, che cerca goffamente di unire tematicamente le due linee narrative e costruire un’allegoria, ma finisce per nutrirla maggiormente della parte di melodramma più banale e non della sottotrama politica più interessante.
16. GLI AMANTI PASSEGGERI (2013)

Senza mezzi termini, Gli Amanti Passeggeri è una commedia purissima con pochi filtri che riporta direttamente al cinema almodovariano degli esordi. Diverte, e lo fa senza alcun impegno. Ma, come normale, arriva fuori tempo massimo, senza la capacità di graffiare come agli inizi, atterrando in una società spagnola che la dose anarchica in taluni casi l’ha già fatta propria, in altri casi addirittura superata.
15. JULIETA (2016)

Il tanto atteso ritorno al cinema femminile, sul quale Almodovar ha costruito gioie e fortune, è una storia enormemente empatica e riuscita del rapporto madre-figlia. Ma, al netto delle sue evidenti qualità, avrebbe funzionato ancor di più se non avessimo saputo chi fosse il regista: all’interno della filmografia dello spagnolo, infatti, Julieta è più o meno l’ennesima ripetizione di temi, colori, dolori e personaggi di altre incarnazioni filmiche.
14. LABIRINTO DI PASSIONI (1982)

All’apice della movida madrilena, al suo secondo film, Almodovar dà senso compiuto alla sua voglia di espressione libera, priva di filtri e costrizioni, realizzando una soap opera che più scandalosa e folle non si può, tra incesti voluti e principi persiani gay che si camuffano. Tutto è indirizzato ad un solo fine: divertirsi e fare cinema per gridare alla libertà.
13. CARNE TREMULA (1997)

Quando finalmente Almodovar stava affinando le arti del suo melodramma, ha deciso di fare un qualcosa che mai aveva fatto prima e mai fatto dopo: inserire la politica. Carne Tremula, pur non essendo minimamente un film politico, si apre e chiude con una presa di coscienza politica. Una scelta che declina le vicissitudini dei protagonisti, che Almodovar ritrae con estrema emotività, ad una presa di posizione netta sulla necessità libertà civile per vivere compiutamente i propri turbamenti interiori.
12. TACCHI A SPILLO (1991)

Il rapporto tra madre e figlia, o l’assenza di esso, è uno dei temi chiave più ricorrenti nella filmografia dello spagnolo. Tacchi a Spillo è uno dei migliori lavori in questo campo, grazie all’approfondimento psicologico delle due protagoniste e alla bravura delle interpreti, Marisa Paredes e Victoria Abril raramente così in forma.
11. LEGAMI! (1990)

Da un lato, uno stalker con un passato in un manicomio che decide di rapire una donna. Dall’altro lato, la suddetta donna che fa la pornostar ed è tossicodipendente. Insieme, ci regalano uno dei rapporti più perversi e più romantici del cinema almodovariano. E al tempo stesso, naturalmente, tra i suoi più controversi. Dopotutto è nei suoi film scandalo che l’essenza poetica dello spagnolo ha una forza sempre più potente.
10. CHE HO FATTO IO PER MERITARE QUESTO? (1984)

Quando Almodovar era il regista trasgressivo per antonomasia, poteva permettersi di inserire di tutto nei suoi film, cose che ora non potrebbe più nemmeno pensare di scrivere. Tra una ragazzina con poteri telecinetici, e un ragazzino letteralmente venduto ad un dentista pedofilo, Almodovar inseriva senza remore e senza vergogna la ricerca di un senso nell’odissea della vita quotidiana attraverso le avventure di una donna canonica, interpretata dalla grande Carmen Maura.
9. LA PELLE CHE ABITO (2011)

Stupro, trasformazioni sessuali, colpi di scena, sconvolgimenti personali: insomma, il solito materiale che correla i melodrammi almodovariani. Con una differenza sostanziale, però: qui lo spagnolo riesce ad inserirli nel puro thriller, che sfocia quasi nell’horror, dando una nuova dimensione al modo di raccontare i proprio temi. E dopo il decennio della maturità, è stata quasi una scossa d’energia di cui Almodovar aveva bisogno per andare avanti.
8. DOLOR Y GLORIA (2019)

Uno dei più recenti film di Almodovar è una malinconica meditazione sull’invecchiare, sul ruolo del passato che a lungo andare diventa un fardello insostenibile per vivere, per andare avanti. Quasi autobiografico, estremamente terapeutico, l’8½ di Almodovar è il memoriale della propria vita di artista, priva di orpelli manieristi sia nella scrittura sia nell’estetica. Lo sguardo di un autore stanco, forse privo della voglia di fare altri film, ma proprio per questo ancora più sincero.
7. PEPI, LUCI, BOM E LE ALTRE RAGAZZE DEL MUCCHIO (1980)

L’esordio non si scorda mai. E così, seppur è da ammettere che la qualità stilistica e narrativa assolutamente amatoriale lasciano molto a desiderare (sommati a enormi problemi produttivi durante le riprese), è ciò che il film ha dentro, e che ha rappresentato, a funzionare ancora oggi. Il primo Almodovar è il manifesto della movida madrilena, il grido di libertà (personale, politica, sessuale, artistica) di un paese che usciva dalla lunghissima dittatura franchista. Un film in cui c’è di tutto, ma veramente di tutto, forse addirittura oltre il lecito, la cui natura rapsodica è il mantra di una trasformazione culturale inarrestabile.
6. L’INDISCRETO FASCINO DEL PECCATO (1983)

Suore che tirano cocaina? Sì, le abbiamo. Che oltretutto spacciano, scrivono racconti pornografici, e hanno amori omosessuali? Sì, e allora è davvero un film del primo Almodovar. Approfittando del vecchiume dell’istituzione cattolica, che nella nuova Spagna libera sembrava un derelitto del franchismo, il regista spagnolo dipinge con grande divertimento e sincero affetto un nuovo manifesto del desiderio di espressione senza limiti.
5. LA MALA EDUCACION (2004)

Nel decennio dei film maturi e riflessivi, La Mala Education si staglia come tentativo di declinare il melodramma a toni quasi dark, seppur sempre prepotentemente intimi, in cui lo shock dei colpi di scena è figlio di turbamenti interiori prima che narrativi. E probabilmente, se uscisse ora, un film con al centro abusi di preti avrebbe ancora maggior risonanza e scalpore.
4. PARLA CON LEI (2002)

Marco e Benigno sono due amici che hanno una tragica cosa in comune: le donne della loro vita sono entrambe in coma, ma i problemi aumenteranno quando una delle due rimarrà misteriosamente incinta. In un film di Pedro Almodovar non si va mai per il sottile, i sentimenti umani vengono sviscerati e trattati in tutta la loro complessità, anche se la storia è imprevedibile e a tratti sconcertante. Dopotutto, grazie ad una talento inarrivabile, quello che in altri film sarebbe osceno, in Almodovar è pura e tragica umanità.
3. DONNE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI (1988)

Film simbolo dell’intera filmografia di Pedro Almodovar, opera decisiva con cui compie il passaggio decisivo verso il puro dramedy e si fa conoscere in tutto il mondo. Come sempre risalta il cast femminile, tra cui la prova travolgente di Carmen Maura, vero motore sentimentale del film. Sullo stile della classica commedia degli equivoci alla Moliere, il film racconta fondamentalmente una storia drammatica (la solitudine e l’impossibilità di avere una relazione sana) ma con toni farseschi e un climax comico sempre più divertente. I colori, i dialoghi ed i personaggi di Almodovar diventano iconici con questo film.
2. VOLVER (2006)

Volver, ovvero tornare. Il senso del film è tutto qui, il passato che non ci lascia mai, sia esso positivo o negativo. A tornare sono le persone, i sentimenti, ma anche gli incubi che si credevano allontanati. Almodovar, raggiunta la maturità definitiva, pur mantenendo lo spirito trasgressivo e vivace del proprio cinema, ci offre un ritratto familiare di estrema sensibilità, in cui l’anticonformismo per una volta è nelle relazioni interpersonali, non solo nella forma. Tenendo al centro l’universo femminile che solo lui sa come costruire, ci racconta una storia struggente, nostalgica, ma al tempo stesso ricolma di gioia, ricordi belli, attimi vissuti con le persone care, in cui anche i colori, gli odori, i sapori fanno tornare in mente la felicità di un tempo.
1. TUTTO SU MIA MADRE (1999)

Per anni Pedro Almodovar è stato il cantore del cinema spagnolo del post-franchismo, un cinema colorato, divertente, esuberante, trasgressivo, una risposta necessaria ad anni di oppressione e forzato conformismo. Invece col suo capolavoro Tutto Su Mia Madre l’autore spagnolo inaugura un filone di opere più mature, drammatiche, intimiste, e il filo che unisce le due epoche è la presenza di personaggi femminili e la continua voglia di trasgressione. Tra grandi citazioni cinematografiche e intrecci da soap-opera, Almodovar racconta una storia intrisa di dolcezza e grande umanità, un reticolato di ricordi e amore che solo lui poteva realizzare.


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