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Quasi arrivati alla fine della mostra del cinema, è la scoperta lo spirito che guida la scelta dei film.  Non titoli di cartello, non titoli che riempiono le sale, ma sorprese che possono far felice la giornata del cinefilo. Questo è stato il mio caso stamattina, fortunatamente.

I due film del concorso infatti passati oggi hanno regalato buone soddisfazioni. Il cinese Saturday Fiction è una bellissima spy story ambientata durante l’occupazione giapponese della Cina, nel quale l’intreccio della storia è funzionale alle psicologie dei personaggi e ai rapporti che si creano tra loro. Persino la scelta del bianco e nero non è solo un vezzo per omaggiare i vecchi noir, ma suggella il doppiogioco sempre in atto. E poi, non fa male vedere ancora in grandissimo spolvero la divina e sempiterna Gong Li, una delle ultime vere star semplicemente perfetta.

E poi è stato il turno dell’unica opera prima in concorso, l’australiano Babyteeth. Dramedy agrodolce, è un film sulla malattia mai stucchevole e mai melodrammatico, anzi, tenero e affettuoso con le sue idiosincrasie. Il film crea un bizzarro punto d’incontro tra lo stile minima ispirato a Andrea Arnold e il mondo sopra le righe tipo Zach Braff, tra lacrime e divertimento. La regista esordiente Shannon Murphy ha, speriamo, un brillante futuro davanti.

Fuori concorso, il film di guerra Mosul è stato anche una sorpresa. Classico nella struttura e nella vicenda, ma ben girato e tesissimo, ha il merito di mostrare una prospettiva nuova: via protagonisti occidentali, e scenario a arabi contro arabi. Nel mostrare il terribile marasma del conflitto contro l’ISIS, si evitano così stereotipi culturali e cinematografici.

Sempre proveniente dal mondo arabo, ma di genere e tono completamente diverso, anche la commedia Arab Blues convince. Presentata in Giornate degli Autori, il film tunisino è una riflessione sentita e sincera sulla condizione femminile, ma finalmente leggera e vivace.

Insomma, anche senza titoli grossi o star da red carpet, o forse proprio per quello, il palato del cinefilo trova piccoli grandi film di cui saziarsi.

 

 

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