Lo scorso anno ci eravamo lasciati con polemiche cinematografiche e extracinematografiche. Da allora è passato solo un anno, ma improvvisamente pare passata un’era geologica. Tutto ciò grazie a Parasite, che con la sua vittoria storica – primo film non in lingua inglese a vincere il Miglior Film, cosa che ormai sapete tutti – ha riallineato gli astri e, forse, aperto la nuova era dell’Academy.

Al netto delle tante polemiche, spessissimo strumentali o fuori luogo, l’Academy in realtà segni di di cambiamento e risveglio l’aveva già dati negli ultimi anni. Poi certo, il 2019 aveva stoppato tutto con le vittorie di film come Green Book e Bohemian Rhapsody che ancora fanno ridere (a voler essere buoni) nel ripensarci. L’allargamento ormai enorme alla membership votante, che ha raggiunto quasi 9000 giurati, soprattutto non americani, è indubbiamente un fattore decisivo non solo per la vittoria di Parasite, ma soprattutto per un’Academy più inclusiva e decisamente rivoluzionata.

Mesi fa, ancor prima che partisse la campagna per i premi e le risposte alle interviste erano più genuine e non condizionate dalla correttezza diplomatica, Bong Joon-ho disse chiaramente che la vittoria della Palma d’Oro a Cannes era più importante dell’Oscar perché il primo era un festival internazionale mentre la seconda una manifestazione locale, ovvero solo americana. E da un punto di vista squisitamente tecnico, ha ragione. Adesso, possiamo dire che AVEVA ragione.

Eppure, qualcosa è cambiato. In un anno di grandi film, in cui ritengo non ci sia stato tra i 9 nominati un vero brutto film, la ricerca della qualità è andata di pari passo alla ricerca di un forte messaggio verso l’esterno. Nell’analizzare lungo le settimane la stagione dei premi noi ci appelliamo alle statistiche, ai precedenti del passato, alle solite sigle delle varie guilds, eppure sottovalutare il cambiamento in seno alla membership dell’Academy era il fattore da tenere più in conto.

Alcuni dati sono sempre da tenere in conto (l’influenza degli attori, l’importanza della nomination al montaggio, la centralità della sceneggiatura) ma ormai il giurato dell’Academy, proprio perché sempre meno americano, è meno legato a tutti i premi americani – locali come direbbe Bong – e vota seguendo il proprio gusto: l’Academy è decisamente e definitivamente un corpo a sé. 1917 aveva un percorso perfetto, ma come l’avevano La La Land e ancor prima Brokeback Mountain, e ora va a fare loro compagnia come grandi sorprendenti sconfitti.

La vittoria di Parasite è un grande trionfo dell’inclusività tanto cercata. Come detto, al netto delle polemiche, questa è un’edizione che ha visto vincere un film coreano, tante donne, artisti afroamericani e persino, con Taika Waititi, un indigeno neozelandese. E l’inclusività va di pari passo alla qualità, in pratica stiamo completamente all’opposto dello scorso anno: perché dopotutto, non va dimenticato, Parasite è prima di tutto un grandissimo film. Ha fatto i record, battuto barriere linguistiche e scritto la storia non perché un gruppo di giurati ha deciso di prenderlo a caso e ergerlo a simbolo, ma prima di tutto perché è un’opera straordinaria. Cinematograficamente, è una delle vittorie che più da soddisfazione negli ultimi anni. Raramente, ma davvero molto raramente, si è visto un singolo film mettere d’accordo tutti – critica, pubblico, addetti ai lavori – così tanto e così unanimemente fin da Cannes, varcando oceani, attraversando le nazionalità, passando i mesi sempre inattaccabile da qualsiasi polemica e qualsiasi eventuale spirito negativo. Un autentico monolite che, al netto dei discorsi sul sistema di voto preferenziale fatti in sede di pronostico, probabilmente ha vinto già al primo turno di voti vedendo i successi anche con la sceneggiatura e la regia.

Soprattutto dopo lo scorso anno, che sia una vittoria storica è chiaro. Per la prima volta gli Oscar, che da sempre si pubblicizzano come premio più importante del mondo del cinema, forse lo sono davvero. Certo, tutto dipende sempre dalle annate e dai film: se quest’anno la qualità e la diversità non dovessero essere buone, l’asticella tornerebbe ad abbassarsi velocemente. Però, la vittoria di Parasite l’allargamento ormai costante della membership sono fattori positivamente irreversibili.

Gli Oscar sono tornati ad essere il centro del cinema: E tutto ciò, pensateci, grazie a un film della Corea del Sud.

 

Posted in

Lascia un commento