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Faccio fatica a comprendere il concetto di “Pixar minore” come dispregiativo.

Per carità, è un concetto che spesso ho usato anche io con superficiale facilità, e forse potrei appiccicare anche adesso a Onward. Eppure, anche quando non sforna il capolavoro, la Pixar è semplicemente incapace di fare un film che lasci indifferenti (saga di Cars a parte, forse).

Anche un film apparentemente semplice – nella storia, nell’animazione, nelle dinamiche tra personaggi – come Onward offre una carica emotiva e creativa che nessun’altra casa d’animazione ha. Può riuscire a non esprimerla al meglio, certamente, ma lascia percepire sempre e comunque una voglia pazzesca di comunicarla.

Questo è l’elemento che, più di tutti, contraddistingue Onward. La storia, diciamoci la verità, va abbastanza avanti col pilota automatico, lasciandosi guidare dai tre elementi canonici presenti nelle trame di quasi tutti i film Pixar: perdita, fuga, sentimento. Assodati e sviluppati questi elementi, che penso nelle lavagne dei creatori dei film negli uffici Pixar siano affissi senza mai essere tolti, Onward può concentrarsi su altro con grande tranquillità. Un senso di divertimento enormemente libero, che si fa trascinare dall’età adolescenziale dei suoi due protagonisti; un puro bisogno di emozionarsi, che fa diventare quella puntuale lacrima, sempre in agguato nei film Pixar, la chiave di volta per capire e accettare la lezione tematica del film di turno.

E poi, perché no, mentre i più piccoli si divertono e i più grandi si commuovono, nascondere sottotraccia un piccolo ma significativo discorso metacinematografico che spesso la Pixar porta avanti. Allora, se due anni fa Gli Incredibili 2 celava un discorso sulla noia dovuta alla ripetitività di dover fare l’ennesimo sequel, adesso Onward, il primo film originale Pixar in tre anni, nasconde un discorso su quanto sia complicato costruire un mondo sempre magico e sempre creativo.

I due simpatici orchi blu protagonisti della storia vivono in un mondo un tempo fantastico e ora sono alla disperata ricerca di ritrovare quella magia…non vi sembra la situazione che molti artisti che lavorano alla Pixar vivono da qualche tempo? Proprio tale autoanalisi, questa innata voglia di creare a tutti i costi anche quando i film non sono perfetti, la capacità di far sempre ridere e commuove a prescindere dal resto, rendono la Pixar unica, e ogni suo film imperdibile. E allora chiamiamo pure Onward un capitolo minore, dandogli però l’accezione più positiva possibile.

 

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