Oggi, 15 giugno 2020, è il centenario della nascita di Alberto Sordi, emblema della romanità al cinema (e ciò, che per chi vi scrive, è altamente significativo), cantore supremo di vizi e virtù degli italiani a cui ha dedicato l’intera carriera, e forse interprete più popolare nella storia del cinema italiano.

Infaticabile, monumentale, eclettico all’inverosimile, Alberto Sordi è stato un uragano di energia e creatività che ha triturato tutto il triturabile nel nostro cinema. Attore, regista, maschera, simbolo, Sordi è stato tutto e la sua eredità lasciata in oltre 150 film è sterminata e impossibile da catalogare.

Per questo, anche per aiutare i più giovani a capire cosa è stato Albert Sordi, e altri a (ri)scoprire la sua impronta, ho deciso di scegliere solo 7 titoli molto simbolici, per varie ragioni, che aiutano a fare luce sulla dimensione indimenticabile del mattatore romano.

Ed esplorando tutto il resto, purtroppo lasciato da parte per non fare una lista infinita, mettendolo a confronto col cinema recente, viene davvero da dire che, in realtà, Nanni Moretti si sbagliava di grosso: no, Alberto Sordi ancora non ce lo meritiamo.

 

 

UN AMERICANO A ROMA  (1954)

La nascita della macchietta romana che tanti hanno lungamente attribuito al primo Sordi. Non un qualcosa di cui vergognarsi, però, ma il manifesto della fascinazione dell’Italia per ogni cosa americana in quel periodo. E quella scena, infinitamente quotata e imitata, che diventa subito iconoclasta e trampolino di lancio.

 

 

IL DIAVOLO  (1963)

Ma quanti sanno che Alberto Sordi ha vinto un Golden Globe come miglior attore? E per questo film, precisamente. Il Diavolo è la rappresentazione del potere di Sordi sul cinema italiano, la possibilità di andare in Svezia senza troupe, senza copione, e girare un film quasi documentaristico e fuori dai canoni abituali del suo pubblico.

 

 

IL MEDICO DELLA MUTUA  (1968)

La comicità istrionica e sempre tremendamente popolare di Sordi, volta a evidenziare il cinismo dal cuore tenero degli italiani (che paradosso!), è perfetta per svelare le magagne dietro la sanità pubblica, simbolo di burocrazia inscalfibile. Come capiva lui cosa ci fosse nella testa degli italiani mai più nessuno è riuscito.

 

 

POLVERE DI STELLE  (1973)

Sordi è partito dal teatro di rivista, dal varietà, dall’avanspettacolo, e non poteva non metterlo in un suo amatissimo lavoro da regista. Un film che fa capire perfettamente le radici del talento di Sordi, di uno comicità geniale, istintiva, viscerale tutta nata dal rapporto diretto con gli spettatori.

 

 

FINCHÉ C’È GUERRA C’È SPERANZA  (1974)

E allora noi, per Sordi, possiamo essere anche un popolo sorridente, che diverte il mondo, ma il lato oscuro non si nasconde mai. Portandosi addirittura avanti con gli anni, Sordi anticipa già i decenni successivi nel ritratto di uno spietato trafficante d’armi che, dopotutto, vuol solo mantenere alto il tenore della propria famiglia.

 

 

UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO  (1977)

Capire il mondo creato da Sordi vuol dire anche capire la commedia all’italiana. E per capirla, più che dalle origini, bisogna forse partire dalla fine: Un Borghese Piccolo Piccolo è forse il film che, volontariamente, l’ha uccisa. Sordi e Monicelli, solo loro due dopotutto, potevano permettersi di farlo.

 

 

IL MARCHESE DEL GRILLO  (1981)

La maschera definitiva, il ritratto del romano annoiato ma ambizioso, appassionato ma pigro, mecenate ma sempliciotto, crudele ma empatico. Il Marchese del Grillo, probabilmente l’ultima grande interpretazione di Sordi, è un commiato idealmente perfetto per salutare vizi e virtù grazie ai quali l’attore ha costruito l’intera vita.

 

 

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