
Mettere in un film d’azione Charlize Theron è sempre, a prescindere da tutto, una buonissima idea. Partiamo quindi con le cose positive di The Old Guard.
Perché non è solo la bravura stranota, il carisma evidente, o la presenza scenica richiesta da tali ruoli che l’attrice sudafricana ha innata, ma la carica esplosivamente magnetica che fonde fisicità a emotività che Charlize Theron riesce sempre a trasmettere in questi ruoli. Sappiamo benissimo che talento abbia nei ruoli più impegnati, ma quando la vediamo combattere nei film d’azione è come se fosse nata per quel genere, alla pari dei tanti colleghi uomini che sono diventati sinonimi con l’action nel corso dei decenni.
Pertanto è evidente la forza delle scene d’azione, e The Old Guard è un buonissimo prodotto quando si ricorda di essere essenzialmente un film di genere (al centro della vicenda un gruppo di guerrieri immortali che poi forse così immortali non sono). Ma ogni tanto decide, senza che nessuno glielo abbia chiesto e senza che probabilmente alcun spettatore voglia, di provare a essere qualcosa di più, di approfondire qualche aspetto ma solo in maniera superficiale o noiosa, di allungarsi senza motivo – con la compagnia di villain banali e colpi di scena prevedibili – e promettere pure un seguito forse nemmeno necessario.
Il punto è tutto qui: The Old Guard vorrebbe disperatamente che ci fosse tanto da dire, ma in realtà sul film c’è molto poco da dire. Un buon action, un buon film per chi accende Netflix cercando di passare la serata e basta, ma non il film importante che a tratti pretende di essere, e che per provare a diventarlo si allunga e opta per scene inutilmente meditative, quando sarebbe servito invece tagliare venti minuti e rendere ancora più compatto il ritmo.
Perlomeno, come sempre Charlize Theron nelle scene di combattimento spacca i culi, passatemi il francesismo.

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