
Il cinema italiano non ha una vera tradizione di film spaziali (non oso nemmeno dire di fantascienza, che sarebbe addirittura fuori luogo) perché naturalmente gli interessi e le influenze sono sempre state altre. Il nostro, a parte qualche escursione nel surreale, è sempre stato un cinema con i piedi per terra, anche nei grandi filoni del cinema di genere.
E ora non possiamo nemmeno definire Il Grande Passo come un film sullo spazio o di fantascienza, perché pur abbracciando quelle influenze, e pur provando a esserlo, rimane sempre una commedia classica. In realtà, e ciò rappresenta il suo elemento di novità, è una sorta di favola sullo spazio, un racconto sull’innocenza perduta e sui sogni abbattuti da un mondo quotidiano cinico e fin troppo realista.
Chiaramente, proprio per fare un salto di qualità che non arriva mai, Il Grande Passo avrebbe potuto osare di più, anzi, sognare di più come fa il protagonista interpretato da Giuseppe Battiston. Invece è sempre un po’ scettico, come il protagonista interpretato da Stefano Fresi (sì, il vero colpo di genio è aver preso questi due attori per renderli finalmente fratelli sul grande schermo) e invece di partire verso la Luna rimane sempre un po’ ancorato a terra.
Ovvero, per essere onesti e precisi, rimane sempre molto ancorato a una tradizione di commedia stravista e stranota. Se infatti spogliamo Il Grande Passo di ogni piccola stravaganza e del suo pretesto narrativo, un uomo che nella sua fattoria costruisce segretamente da anni un razzo per andare sulla Luna, ciò che rimane è una commedia canonica sulla provincia italiana, sui perdenti, sulle difficoltà di far accettare la propria diversità, su due persone che devono imparare a conoscersi. Non è chiaro se ciò è dovuto a una mancanza di mezzi, di ambizione, di visione, o tutto insieme, ma è un peccato perché l’unicità che poteva rappresentare la storia di Il Grande Passo è fin troppo sotterrata da una patina e da una cornice di estrema canonicità.
Però, e questo è altrettanto palese, Il Grande Passo è anche un film che sa accettare i propri limiti narrativi e formali concentrandosi sulla sostanza, sulla sincerità del tema del sogno e sulla dolcezza di una coppia riuscitissima di protagonisti. Dopotutto, se si vuole approcciare la storia del viaggio spaziale in condizioni impossibili letta attraverso la speranza e il sogno, e non attraverso la tecnologia, quel substrato di sincerità non deve mai mancare. E in questo Il Grande Passo è sicuramente un film dolce, sincero, affettuoso, che tiene ai propri personaggi e alle loro problematiche. Il viaggio sulla luna non è materialmente quello, ma rappresenta l’importanza di continuare a sperare e combattere per i propri sogni, per riuscire in un mondo freddo nonostante le idiosincrasie di ognuno di noi. Ancora al giorno d’oggi, alzare la testa al cielo e provare meraviglia è possibile, fortunatamente.

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