
Non ho mai visto il Mulan animato disneyano del 1998, colpevolmente. Questa è un’occasione, però, più unica che rara, di approcciare l’atteso remake in live action con spirito libero da ogni preconcetto o aspettativa.
Eppure, non servono pregiudizi o precedenti visioni per capire esattamente cosa sia questo Mulan del 2020: un prodotto commerciale, prima ancora che un film.
Perché un prodotto destinato ad un preciso mercato cinematografico – quello cinese, sempre più in espansione e ormai fondamentale – che però non scontenti e sia comprensibile al resto del mondo, soprattutto quello a stelle e strisce, innegabilmente è. Ed essere un ibrido, molto studiato a tavolino, molto preparato col misurino e col goniometro, penalizza quello che è un discreto film.
E che lo sia, perlomeno, non ci piove. Mulan è un film assolutamente godibile, adatto a ogni fascia d’età, che espone il suo messaggio giustamente e orgogliosamente femminista senza retorica o pomposità, senza oberare l’azione di didascalie farraginose. Insomma, è un calibratissimo film d’intrattenimento per famiglie perfetto per la sala (che poi non sia uscito in tutto il mondo in sala, ma online, è un altro discorso).
Le zavorre del film, però, sono altre. Si allontana dagli aspetti più ironici e musicali del filone animato Disney, sia per dare dignità ad una storia nata da una tradizione cinese molto popolare, sia per evitare involontari risultati stereotipati. Al contempo, però, pur scegliendo la strada del wuxia, del classico film d’arti marziali e combattimenti all’orientale, non affonda mai veramente su quel versante, non abbraccia mai l’epica che sembra voler cercare, non osa con le coreografie d’azione, per evitare che risulti troppo lontano dai palati del pubblico occidentale.
Finisce così, per l’appunto, per essere un film che sta in mezzo. A metà strada tra un’estetica che rimanda al classico animato ma reinterpreta la vicenda, a metà strada tra i grandi scenari dei film di genere cinesi ma annacquati per venire incontro allo storytelling più canonico del prodotto per famiglie occidentale. Mulan rinuncia alla comicità da un lato per non scontentare una fetta di pubblico, poi però rinuncia anche a scavare nella grande tradizione cinese per non scontentare un’altra fetta. Un film che fa un passo avanti e poi due indietro. Rimane godibile, interessante, avvincente, ma sempre con quel sapore dolceamaro dell’occasione sprecata.

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