
Per un sito appassionato di classifiche, che ha cercato di scandagliare il meglio di tutti i decenni, non poteva non esserci la classifica finale, quella legata al cinema muto. Sì, i film dagli albori del cinema inventato dai Lumiere fino all’avvento del sonoro sul finire degli anni ’20.
Come avevamo fatto scoprendo i migliori film del decennio 2010 appena passato, del decennio 2000, la classifica degli anni ’90, poi la classifica degli anni ’80, e la classifica degli anni ’70, e la classifica degli anni ’60, e quella degli anni ’50, e gli anni ’40, e degli anni 30, stavolta in un articolo solo vediamo il meglio del meglio degli anni del cinema muto.
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25. INTOLERANCE (di D.W. Griffith, USA 1916)
Film realizzato in risposta alle polemiche di Nascita di una nazione (chissà come mai…), Intolerance rappresenta tutta la grandiosa pomposità del cinema di Griffith, il suo amore per il montaggio alternato e l’invenzione di inquadrature finalmente narrative, non solo estetiche.
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24. IL VASO DI PANDORA (di Georg Wilhelm Pabst, Germania 1929)
Forse un film simile, paradossalmente, farebbe più scandalo ora che quasi un secolo fa, eppure la Lulù interpretata da Louise Brooks è una donna moderna, artefice e vittima del suo stesso destino.
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23. LA FOLLA (di King Vidor, USA 1928)

Non sono certo pochi i film che hanno raccontato il contrasto tra individuo, persona, e la società, la massa. Ma con la semplicità essenziale e le immagini sempre azzeccate, King Vidor ha capito davvero, quasi predetto, cosa attendeva gli Stati Uniti ad un anno dalla Grande Depressione.
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22. ACCIDENTI, CHE OSPITALITA’! (di Buster Keaton, USA 1923)
Il cinema istrionico e totalmente fisico di Buster Keaton è una delizia da riscoprire, come questo gioiello poco conosciuto. Tra gag riuscitissime e idee geniali, Our Hospitality stupisce ancora per l’abilità e il coraggio di Keaton nell’ideare coreografie e affrontare stunt che anche oggi sarebbero estremamente audaci.
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21. IL CARRETTO FANTASMA (di Victor Sjöström, Svezia 1921)
Se la vicenda può apparire molto didascalica, e non si può negare, è l’innovazione però proposta da Il Carretto Fantasma a renderlo ancora un classico senza tempo: l’uso estetico e narrativo delle dissolvenze è l’archetipo degli horror inquietanti arrivati decenni dopo.
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20. IL DOTTOR MABUSE (di Fritz Lang, Germania 1922)
Che Fritz Lang sapesse fare cinema, ma sapesse soprattutto quando farlo, è indubbio. Nella durata titanica di 4 ore Mabuse rappresenta tutti i difetti della Germania di Weimar incarnati in un personaggio memorabile, un villain d’antan che rappresenta il vademecum per disegnare tutti i più grandi cattivi cinematografici successivi.
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19. CABIRIA (di Giovanni Pastrone, Italia 1914)
Bisogna ricordare che il grande cinema narrativo, abbinato a quello d’intrattenimento per le prime masse che imparavano a conoscere il grande schermo, non è nato solo in Francia o negli Stati Uniti, ma in Italia: Cabiria rappresenta ancora oggi un kolossal difficilmente eguagliabile per ambizione e visione. E poi quale altro film può vantarsi di avere la sceneggiatura scritta da Gabriele D’Annunzio?
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18. L’UOMO CHE RIDE (di Paul Leni, USA 1928)

La foto qui sopra proposta, direi, lascia pochi dubbi: questo film ha inventato la fisionomia poi ripresa per creare il Joker nei fumetti. E già questo è un enorme lascito per il film di Paul Leni. Se poi ci aggiungiamo grandi scenari, una grande storia tormentata, e grandi interpretazioni, il gioco è fatto.
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17. IL FANTASMA DELL’OPERA (di Rupert Julian, USA 1925)
Quando gli horror delle origini sono più spaventosi degli horror odierni. Non perché faccia paura vera, ma perché il senso dell’onirico rappresentato da Il Fantasma dell’Opera è sempre trascinante.
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16. LA GRANDE RAPINA AL TRENO (di Edwin S. Porter, USA 1903)
Nella sua asciutta essenzialità drammaturgica e registica, siamo pur sempre nel 1903, Edwin S. Porter ha capito tutte le potenzialità di quello che sarebbe diventato il genere americano per antonomasia: il western. In poco più di dieci minuti abbiamo thriller, tensione, azione, moralità e immoralità. Cosa chiedere di più?
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15. VIAGGIO NELLA LUNA (di Georges Méliès, Francia 1902)
Nella sua assoluta stranezza e singolarità figlia dei tempi, l’opera primordiale di Méliès ancora oggi affascina e colpisce. Non solo per la strabiliante inventiva, ma per il modo avanguardistico con cui ha capito le potenzialità del cinema. Provate a vedere, 120 anni dopo, Viaggio nella Luna e non rimanere ammaliati, vi sfido.
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14. IL LADRO DI BAGDAD (di Raoul Walsh, USA 1924)
Il cinema d’avventura tendente al kolossal era già nato, e come visto non solo negli Stati Uniti, e molti ne avevo colto le possibilità. Ma forse è solo Il Ladro di Bagdad che fa davvero capire quanto si può osare e quanto lo spettatore può essere conquistato dagli effetti speciali. Il carisma di Douglas Fairbanks, la magia di un tappeto volante, le scenografie sontuose, tutto indimenticabile e irripetibile.
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13. LA STREGONERIA ATTRAVERSO I SECOLI (di Benjamin Christensen, Danimarca 1922)
Anche se qui c’è probabilmente il più grande jump scare nella storia del cinema, La stregoneria attraverso i secoli non è un horror, o meglio non è solo quello: a metà tra documentario e finzione, con grande inventiva estetica, il film affronta temi e situazioni che parlano al recondito oscuro umano.
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12. COME VINSI LA GUERRA (di Buster Keaton, USA 1926)
Se questo è probabilmente il titolo più famoso della filmografia di Buster Keaton, più di un motivo ci sarà. Ambientato durante la Guerra Civile americana, il film è uno spasso non solo per le gag, ma soprattutto per vedere la fisicità di Keaton sempre al centro della scena. E poi quella fissazione per i treni!
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11. LA PALLA N°13 (di Buster Keaton, USA 1924)
Però il genio di Buster Keaton è anche quello che lega l’irruenza degli stunt fisici alla semplicità della commedia romantica alla visione sognate di un cinema delle origini. Il famoso Sherlock Jr lega tutti questi elementi e incarna già nel 1924 il potere del cinema visto attraverso il cinema stesso.
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10. RAPACITA’ (di Erich von Stroheim, USA 1924)
La vena espressionista non l’aveva solo il cinema tedesco, sia chiaro. Rapacità, che dall’inizio alla fine è costruito sul tema dell’avidità e non si stacca mai di una virgola da quella bussola tematica, è uno dei più potenti e violenti ritratti emotivi della psiche umana mai realizzati.
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9. IL MONELLO (di Charlie Chaplin, USA 1921)
Far ridere e far commuovere è sempre stato il vero mestiere di Chaplin: non solo un regista, quindi, ma un vero artista che parla ai sentimenti umani. E se il suo cinema è pieno di immagini e momenti iconici, è difficile trovarne una più amata di Il Monello.
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8. NAPOLEON (di Abel Gance, Francia 1927)

Un film che è esattamente come il soggetto che vuol raccontare: ambizioso, enorme, straripante, fin troppo esoso. Seppur il racconto di Abel Gance a volte allunghi troppo alcuni momenti, non si può negare che riesca a capire l’epopea napoleonica pareggiandola all’epopea del cinema delle origini. E così, dopo uno straordinario e toccante prologo, ci aspetta un’avventura cinematografica difficilmente eguagliabile.
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7. LA CORAZZATA POTEMKIN (di Sergei M. Eisenstein, URSS 1925)
Film di propaganda, certamente. Ma quando si dice l’ovvietà “Eisenstein girava davvero bene” bisogna vedere e capire perché è diventata una ovvietà. La corazzata Potemkin, con la sua carica emotiva e la sua forza immaginifica, è un urlo artistico di rara efficacia.
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6. LA FEBBRE DELL’ORO (di Charlie Chaplin, USA 1925)
Ogni film di Chaplin ha un cuore gigantesco. Difficile trovarne, però, uno più caldo di questo. Con leggerezza, ironia e malinconia, La Febbre dell’Oro tocca i vertici della miseria umana senza affondare mai nel pesante. La meta da far toccare agli spettatore è sempre quella più importante: l’ottimismo.
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5. NOSFERATU IL VAMPIRO (di F.W. Murnau, Germania 1922)
Basta vedere il volto di Max Shreck, o un paio di immagini passate alla storia, e tutti capiamo benissimo che parliamo di Nosferatu. Archetipo di ogni horror che si rispetti, Murnau e la sua storia di vampiri rimarranno per sempre impressi nella memoria cinematografica, e non solo.
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4. IL GABINETTO DEL DOTTOR CALIGARI (di Robert Wiene, Germania 1920)
E così, infilandosi tra Lang e Murnau, il meno conosciuto Robert Wiene si inserisce tra i grandi maestri tedeschi a lascia la firma su quello che, forse, è uno dei film più inquietanti della storia. La sua regia, la sua intelligenza nel capire i pregi dell’espressionismo e usarli non solo in senso estetico, ma con intento emotivo, sono vette inarrivabili.
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3. LA PASSIONE DI GIOVANNA D’ARCO (di Carl Thedor Dreyer, Francia 1928)

Quei film in cui non succede niente che piacciono a tutti, vero? Per una volta lasciamo vincere lo snobismo – con Dreyer è difficile fare altrimenti – e lasciamoci conquistare da un film costruito interamente sui primi piani di un’attrice. Perché quelle non sono solo inquadrature, ma panorami sui dolori del mondo: gli occhi di Maria Falconetti rapiscono, immergono e sono in grado di trasmetterci, per osmosi visiva e emotiva, tutta la sua sofferenza.
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2. AURORA (di F.W. Murnau, USA 1927)
Se nel cinema il genere immortale è quella della storia d’amore un motivo ci sarà. E con la sua regia incredibile Murnau fa vivere la semplicità, fa sobillare il quotidiano, riempie di energia e inventiva ogni inquadratura, ogni immagina, ogni trovata, ogni idea. Aurora sorprende e conquista costantemente, e fa soprattutto capire quanto sia meraviglioso vedere e fare cinema.
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1 METROPOLIS (di Fritz Lang, Germania 1927)
La visione di Fritz Lang, qui indubbiamente all’apice dell’espressionismo tedesco, unita alla complessità tematica della storia di una fantascienza agli albori, creata all’interno della più grave complessità del periodo storico in cui nasce il progetto, rende Metropolis uno dei film più iconici mai realizzati, imitati e studiati. Vedere – ancora, perché fa bene – per credere.
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E così siamo arrivati anche alla conclusione di questa classifica, sperando di avervi fatto venire la voglia di recuperare tanti vecchi film muti indimenticabili (oltre che rivedere le altre classifiche e recuperare altri film grazie ai link messi in apertura di articolo).
E così, dalla nascita del cinema fino allo scorso anno, il nostro sito/blog ha coperto ogni decennio, con la felice consapevolezza che ci saranno ancora tanti altri film da iscrivere nei libri di storia.

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