
Non è il caso di fare politica, ovviamente. E quindi la critica verso Elegia Americana non è certo la difesa di un mondo rurale che si è trasformato negli ultimi anni, giocoforza, in un bastione del trumpismo (oltretutto, interpreti e realizzatori del film non possono essere certo “accusati” di trumpismo). No, assolutamente.
Semmai, il problema radicale è che ciò si veda in un film brutto. Ecco, senza troppo giri di parole, premesse, perifrasi o mettere le mani avanti: Elegia Americana è davvero un brutto film, molto banalmente.
Sarebbe stato più onesto, più efficace, vedere una storia che mostra mondi conservatori all’intero di un buon film, perché quantomeno avremmo potuto analizzare quei valori, approfondirli, capirli o criticarli a scelta personale. Sarebbe stato più giusto, più sincero, sarebbe stato davvero meglio fare un coraggioso film politico, seppur partigiano.
Invece no, Elegia Americana vuole soltanto essere un piatto e irritante melodramma venuto da un passato cinematografico lontano anni luce, che prende una storia di valori, scenari e personaggi conservatori e li annulla all’interno di un classicissimo e fastidiosissimo film pieno di urla e lacrime da pomeriggio televisivo.
Forse non è possibile nemmeno salvare le interpretazioni di due vulcanici talenti come Glenn Close e Amy Adams, perché alle due non viene chiesto altro che non sia urlare, disperarsi, piangere, fare le facce strane, respingere lo spettatore. Il cinema di Ron Howard, che già di per sé nasce classico e prevedibile, è ormai stanco e si è andato via via a spegnere di ogni vitalità o innovazione nel corso degli anni, e ora trova la sua pietra tombale che non regala un solo motivo di interesse lungo due ore.
Sarebbe stato bello e interessante poter analizzare, attraverso la narrazione cinematografica e l’umanità, i motivi per cui le aree rurali degli Stati Uniti hanno ceduto al trumpismo negli ultimi anni (le condizioni dei lavoratori, la società dei bianchi in mezzo alle evoluzioni sociali, la crisi degli oppioidi); invece, Elegia Americana evita ogni barlume di approfondimento e per scegliere una soap opera “muccinata” che genere solo atroci effetti involontari.

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