
Sono passati tre anni dal primo film di Wonder Woman, ed è incredibile pensare che le persone dietro un film così riuscito, che azzeccava praticamente ogni nota del personaggio, ogni tono della storia, ora con Wonder Woman 1984 riescano a sbagliare praticamente tutto quello che si potesse sbagliare.
Wonder Woman 1984 non è un brutto film perché è girato male, recitato male, noioso o inguardabile; lo è perché assolutamente inconsistente e via via sempre più inutile. Si passa dalla delusione allo sconcerto nel vedere che ogni scelta sbagliata, narrativa o di tono, sia seguita a ruota da una, se possibile, ancora più sbagliata. Ed è straordinariamente sorprendente constatare come si possa andare completamente fuori strada dopo un grande successo.
Partiamo dalla cosa più evidente, il tono del film. Confuso, sopra le righe, esagerato. Se nella prima parte Patty Jenkins ci regala un mediocre film di Superman (sì, avete letto bene), nella seconda parte il film abbraccia in pieno il puro divertimento insensato delle storyline fumettose del passato. Non che quest’ultima cosa sia necessariamente un difetto, ma lo diventa per l’incoerenza della somma delle parti e la totale nullità della storia raccontata. Che improvvisamente, adesso, si voglia fare con Wonder Woman un omaggio ai film di Superman di Donner e Lester, può anche andare bene da un certo punto di vista (seppur già questo voglia dire non capire cosa ha decretato il successo del primo film tre anni fa), ma è lampante che questa non possa essere l’unica bussola quando si hanno due ore e mezza da riempire e così tanti personaggi da gestire.
Il film rimbalza da una parte all’altra senza sapere letteralmente cosa fare. Tra pietre magiche, che già vabbè, e cattivi che più da fumetto, nel lato negativo della definizione, non si può, Wonder Woman 1984 pensa di divertire e intrattenere semplicemente col suo look. Invece dimentica di catturarci con una storia avvincente, che qui è relegata solo e soltanto al suo mcguffin, o con personaggi appassionanti, dei quali qui non c’è nemmeno l’ombra. I due villain, Max Lord e Barbara Minerva, sono introdotti molto bene, ma poi diventano pian piano sempre più monodimensionali, seppur i due interpreti Pedro Pascal e Kristen Wiig riescano a fare miracoli col materiale a disposizione. Barbara Minerva, in particolar modo, diventa quasi un elemento esterno alla narrazione, e a giochi fatti potrebbe essere addirittura tagliata dal film e il risultato della storia non cambierebbe di una virgola. E stiamo parlando del villain principale, nei fumetti, di Wonder Woman.
E allora passiamo ai protagonisti. Perché anche Steve Trevor potrebbe essere tagliato e cambierebbe molto poco. Il suo tanto chiacchierato ritorno è meno dannoso di quanto si temesse in partenza, ma lo è così tanto che diventa uno strumento e nulla più, un accompagnatore della protagonista nelle scene e basta. E l’inconsistenza si allarga appunto all’eroina principale. Per quanto Gal Gadot sia sempre clamorosamente efficace, magnetica, brava e in parte, è il suo personaggio a latitare: non c’è un approfondimento, non c’è uno sviluppo, diamo per assodato chi sia semplicemente perché già lo sappiamo. Persino la bella sequenza iniziale è totalmente fine a se stessa, solo per far rivedere le amazzoni, e addirittura l’armatura finale usata da Wonder Woman, così tanto pubblicizzata, non ha un vero scopo e utilizzo.
Wonder Woman 1984 è un film semplicemente senza anima. Ripetere il successo del primo film non era certo facile, ed era pur giusto cambiare, ma non si può perdere così tanto tutte quelle caratteristiche vincenti. Non c’è l’emotività, che qui diventa puro zucchero; non c’è l’ironia, che qui diventa sciocchezza; non c’è l’umanità, che qui diventa retorica; non c’è la costruzione dei momenti, che qui diventa troppo che stroppia. Non c’è, paradossalmente, nemmeno la vera Wonder Woman.

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