Come ogni anno, dopo aver letto tutte le nominations all’Oscar, è il momento di commentarle e fare ipotesi sui vincitori.

Eppure quest’anno da commentare c’è davvero poco.

Da un lato, ci sono state pochissime sorprese. Pur essendoci stata molta confusione alla vigilia, e molte categorie anche importanti davvero aperte, alla fine le candidature le hanno ottenute esattamente chi si aspettava le prendessero (tra regia, recitazione e scrittura, le uniche due vere grosse sorprese sono state Lakeith Stanfield come non protagonista e Thomas Vinterberg alla regia).

E sia chiaro, non servono ogni volta sorprese e candidature inattese per generare entusiasmo. Servirebbero i film. Ma anche questi latitano in una stagione cinematografica travagliatissima per i motivi che tutti purtroppo sapete. Sia chiaro, nessuno dei nominati è un brutto film, anzi, è uno dei pochissimi anni in cui tutti i nominati a Miglior Film sono buoni titoli, in alcuni casi grandi titoli. Ma a tutti manca la scintilla, l’entusiasmo, la forza di trascinare. E poi sono sempre quelli da mesi e mesi, vittime di una stagione imprevista che ha permesso a pochi film (per strategia o altro) di uscire e pensare di poter sparecchiare le carte in tavola. Ci sono sicuramente note liete, note per cui essere felici (andiamo, come si può non essere contenti leggendo le nominations di Maria Bakalova o Emerald Fennell?) ma sono poche.

E se, allora, fossero gli eventuali vincitori ad accendere una delle edizioni degli Oscar più fioche degli ultimi decenni?

Anche questo non sembra il caso, a dir la verità, Nomadland sembra davvero inscalfibile. E sia chiaro, con enorme merito, parliamo dopotutto di un grande film, ma la percezione di chi segue i premi è distorta dalla ripetitività di vederlo vincere ovunque oramai da settembre. A differenza degli ultimi anni, quando gli Oscar sono sempre stati incerti, quella di Nomadland è una marcia vecchio stampo che, a causa della stagione allungata da inizio settembre a fine aprile, lo vede vincere da ormai 8 mesi. Meritato, ma noioso.

E se così non fosse? Le alternative ci sono, principalmente due.
Il Processo ai Chicago 7, che sicuramente avrà dalla sua il sistema di voto preferenziale e il blocco dei voti dei membri più anziani dell’Academy (in altri tempi la mancata nomination alla regia lo avrebbe cancellato dai pronostici, ma essendo un titolo molto simile a Green Book, che vinse due anni fa proprio senza regia, adesso è d’obbligo il “mai dire mai”);
Promising Young Woman, l’unico insieme a Nomadland ad avere candidature in tutte le categorie principali (regia, scrittura, recitazione, montaggio) e l’unico del lotto che potrebbe anche giocarsi la carta dell’entusiasmo. Dopotutto è un film dall’aspetto moderno, drammatico senza però essere pesante, tematicamente forte e centrato nel presente senza però essere didascalico o retorico.

Come sempre, saranno le guilds a darci le risposte importanti. Se il DGA è quasi scontato vada a Nomadland, così come il WGA della sceneggiatura non originale, il WGA della sceneggiatura originale è già un primo derby tra i film di Fennell e Sorkin. Quest’ultimo poi potrebbe vincere il SAG, ma se non vincesse lì sarebbe dura riprendersi. E poi c’è un PGA apertissimo che probabilmente darà il verdetto più decisivo.

Insomma, qualcosa da seguire con attenzione e curiosità c’è sempre e comunque. Come diverse categorie molto aperte (effetti speciali, costumi, trucco per citare qualcuna) e almeno le due categorie femminili della recitazione. Basterà questo per risvegliare una stagione dei premi così lunga e povera da voler quasi subito lasciare agli archivi?

 

 

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