Thomas Vinterberg og Zentropas DRUK nomineret til Golden Globe Awards! |  Nordisk Film

Vi dico una cosa rivoluzionaria, inattesa, scioccante, che vi stupirà per l’incredibile portata storica di novità: l’alcol fa male.

A questo concetto assolutamente innovativo arriva Un Altro Giro, e ci voleva proprio un film a comunicarci tale rivelazione. Ora, terminata la dose di sarcasmo, è comunque doveroso evidenziare questo difetto in un film tutto sommato buono.

Il problema di fondo di Un Altro Giro è partire da un’idea assolutamente interessante, così ricca di potenzialità, e svilupparla nella maniera più banale e con l’approdo più scontato. Mostrare un gruppo di amici che decide, ogni giorno, di bere una quantità standard prestabilita di alcol per affrontare le giornate, e poi vedere le conseguenze, è inizialmente affrontato in maniera intelligente, curiosa, con un tono in perfetto equilibrio tra dramma e commedia: solo che poi le scelte più scontate si sommano (qualcuno sceglie di bere più del previsto? Chi l’avrebbe mai detto!) e l’intera sottotrama delle difficoltà coniugali del personaggio di Mads Mikkelsen è noiosa e stravista.

Lo sviluppo del film è un peccato, un’occasione persa di osare e stupire, considerando che invece premessa, tono, recitazione, inizio e fine sono assolutamente una bomba. Al proposito, tanto si è parlato del finale, e le parole spese sono assolutamente giustificate: tutto quello che voleva dire e fare Thomas Vinterberg è in quella scena finale, una danza della morte intrisa di paradossale vitalità e energia, un grottesco e assurdo sberleffo carico di dolore ma voglioso di libertà, un bisogno di affermare che dobbiamo vivere appieno ogni scelta che facciamo, giusta o sbagliata che sia, nel tempo limitato e ignoto che abbiamo a disposizione. Un altro giro in realtà non lo avremo, quindi godiamoci questo.

Peccato solo che lo spirito di quella scena finale non sia anche tutto il film che viene prima.

 

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