Commentare un film Pixar, già da qualche anno, è diventato un esercizio difficilissimo, perché ormai non si giudica più solo il film in quanto tale, ma si giudica in rapporto ai precedenti film, agli standard abituali della compagnia. E ovviamente, ciò è sbagliatissimo, oltre che controproducente.

Così, ogni qualvolta un film non è da 10 ma da 8, per fare un esempio, lo riteniamo una mezza delusione, un’opera minore, eppure è da 8. E proprio in questo equivoco mi sento di far rientrare il simpatico e delizioso Luca.

Prima di tutto, perché le aspettative verso questo film, per noi italiani, sono anche maggiori rispetto al solito: opera diretta da un regista italiano, ambientata in Italia, stracolma di ovvi riferimenti al nostro paese. Secondo, perché il film già di per sé pare mettere le mani avanti e presentarsi come opera minore: breve durata (84 minuti), target di pubblico rivolto principalmente ai più piccoli, a differenza di tanti titoli Pixar, nessuna sottotrama esistenziale o pretesa di raccontare pensieri e sentimenti complicati e imponderabili in un film d’animazione.

Pertanto, tutto quello che sembra mancare in un discorso di assoluti e standard canonici dei film Pixar, in realtà esalta i pregi di Luca e gli obiettivi che si pone.

Non è un caso, infatti, che il lavoro di Enrico Casarosa non guardi ai modelli del suo studio (esempio, manca la colonna narrativa portante dei film Pixar, la ricerca necessaria del ritorno a casa: qui è paradossalmente l’opposto), bensì cerchi di rifarsi e trarre ispirazioni dallo stile di Hayao Miyazaki. Luca anela la definizione dei mondi fantastici proposti dallo Studio Ghibli, abbraccia quello stile semplice e leggero che riesce a inserire le metafore più importanti – in questo caso, l’elogio della diversità – in personaggi e situazioni più comprensibili e genuine possibili; prende in prestito lampanti riferimenti (l’amore per il mare, il nome della città di Portorosso che è uguale, a parte una lettera, al titolo di un film di Miyazaki, e da quel film prende la risoluzione narrativa del climax attraverso una competizione) ammantando il tutto di un’aria quasi fiabesca, e sempre ironica.

E così, proprio grazie alla voglia di non complicare alcunché, che siano personaggi, struttura, sviluppo delle scene e risoluzioni, Luca si concentra su ciò che vuol davvero raccontare: la bellezza dell’estate, delle amicizie estive, di quel periodo dell’anno più che speciale quando si è giovanissimi, perché rappresenta un microuniverso spaziotemporale lontano dalla vita quotidiana in cui tutto è possibile, soprattutto divertirsi e perché no innamorarsi. Casarosa fa tutto questo limitando al minimo gli stereotipi folkloristici dell’Italia da cartolina, facendo grosso uso di ricordi da quel serbatoio di memoria che ognuno di noi ha delle estati da bambino, centrando quei tipici motivi emotivi e sensoriali che catturano l’universalità dell’atmosfera approcciata (le corse spensierate, la mangiate in allegria, le piccole bugie, il bisogno d’evasione).

Luca non è un nuovo capolavoro della Pixar, è un film semplice, piccolo e gioioso. Proprio per questo, Luca è un film riuscitissimo, ricchissimo e di per sé bellissimo.

 

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