
Non era indubbiamente facile realizzare il sequel di un film riuscitissimo come A Quiet Place, poiché quello si reggeva prima sulla forza della novità del concept e poi sull’intelligenza di come sfruttarlo. Ora, avendo esaurito tutto il fattore novità del concept, A Quiet Place II doveva sforzarsi nel trovare un’idea altrettanto forte nella forma e una storia altrettanto valida per la sostanza del contenuto.
Ecco, A Quiet Place II non è riuscito a fare né l’uno né l’altro, finendo per essere uno dei sequel meno necessari e più inutili visti recentemente.
Non brutto, sia chiarissimo, perché Krasinski ha dimostrato ancora di essere un buon regista, di saper gestire il livello emotivo e puramente viscerale del genere horror versione mainstream, e saper dirigere gli attori.
Ma c’è da fermarsi qui, purtroppo. Buoni momenti sparsi, bravi gli attori, un ottimo prologo, e poi niente.
Perché questo sequel non ha più, come già detto all’inizio, la forza della novità del concept, e a questo non abbina una storia efficace, una sola idea nuova che sia una, uno schema che rompa la ripetizioni delle situazioni già affrontate nel primo film. La storia non ha nulla di innovativo o interessante, non approfondisce sottotrame o misteri, ripropone le medesime dinamiche dei personaggi, usa lo stesso tipo di effetto per prologo e epilogo del primo film, e in più quando può allargare il mondo creato lo richiude subito.
C’era davvero bisogno di questo film? C’era davvero bisogno che Krasinski se lo scrivesse da solo senza coinvolgere gli sceneggiatori – nonché ideatori del concept – del primo film? C’era davvero la necessità di essere così piatti, tranquilli, ripetitivi e schematici?
Teniamoci stretto il primo film.

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