The Suicide Squad doveva essere esattamente questo, senza se e senza ma. Un film eccessivo, sgangherato, istrionico, folle, violento, a tratti persino volgare. Questo è certamente lo spirito giusto per storie tratte da quei fumetti con quei personaggi.

Chi vi scrive, cinque anni fa, aveva anche apprezzato il primo film di David Ayer, in proporzione alla sua natura, al suo ruolo e alle sue aspettative, ma al tempo stesso riconosce che i difetti già evidenti in quel film, col tempo, sono addirittura peggiorati e certamente non regge il passo con gli anni. Fuori luogo fare paragone tra i due film, a causa delle differenti esperienze del dietro le quinte, ma certamente si può dire che se il film di Ayer puntava a raccontare “cattivi brutti e sporchi e scanzonati”, ora il film di Gunn punta a raccontare “cattivi brutti e sporchi e scanzonati e qualcosa di più”.

Quel qualcosa di più è la chiave di tutto.

Sia perché Gunn è certamente più esperto in storie corali simili, sia perché ha una passione e una voglia di divertimento nel narrare queste storie evidentemente palpabile. The Suicide Squad non si limita, quindi, a divertire gli spettatori e a creare personaggi, ma si ingegna a parodiare i tipici film d’azione anni ’80 (Commando e Predator guardo soprattutto a voi) con la patina dei film corali bellici anni ’60/’70, il tutto ovviamente filtrato dal ritmo ipercinetico dei blockbuster contemporanei.

Insomma, quando il film deve spingere su suoi punti di forza, spinge benissimo. Ma lo fa talmente tanto da lasciare il fianco scoperto a qualche limite, che diventa pian piano crepa.

Gunn infatti si diverte molto, moltissimo, e sfrutta totalmente la piena libertà creativa che gli è stata lasciata, accentuata dalla possibilità di utilizzare il rating R americano: per spiegarlo, sono tutte quelle parolacce, sangue, morti grafiche che nei film Marvel, non a caso, non si vedono mai. Questo è il vero territorio di Gunn, per chi conosce il suo background cinematografico, e il fatto di ritrovarsi improvvisamente nel suo campo di gioco preferito, senza freni e con tutto il budget a disposizione, quasi lo distrae da ciò che gli riusciva meglio nell’esperienza Marvel: mettere il cuore.

Ovviamente scampoli di emotività ci sono, ma è il problema più grosso di The Suicide Squad è quello di essere un film fin troppo leggero, che quasi lascia indifferenti e non permette mai di legarsi veramente e pienamente a qualche personaggio. I protagonisti di The Suicide Squad ti fanno ridere e magari andresti a prendere una birra con loro una sera, ma i protagonisti di Guardians of the Galaxy li vorresti abbracciare e fare di tutto per aiutarli. Questo fa tutta la differenza del mondo. Una differenza palese che però è lo stesso Gunn, a tratti, a non voler accettare, come testimonia lo sforzo nel rendere eroici a tutti i costi personaggi che di eroico nulla hanno e nulla dovrebbero avere.

The Suicide Squad è un’esperienza divertente, un bel film, un ottimo comic-book movie. Ma dopo i titoli di corda, riaccese le luce, passa molto velocemente.

 

 

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Una replica a “The Suicide Squad, opinioni sparse”

  1. Avatar The Suicide Squad arriva in home video | bastardiperlagloria

    […] caldamente di consigliare dopo aver visto il film in sala, tanto è vero che ad agosto nella nostra recensione abbiamo scritto: “The Suicide Squad doveva essere esattamente questo, senza se e senza ma. Un […]

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