Shang-Chi trailer hints at return of classic Marvel villain – . | FR24 News English

Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli poteva anche essere molto di più, e questo è il primo dato significato – comunque positivo – da cui partire.

Perché siamo in presenza di un buon film, un buonissimo cinecomic, che azzecca quasi tutto ma non riesce mai a liberarsi di alcune zavorre fisiologiche imposte dal genere e dallo stile richiesto.

Prima di tutto azzecca gli interpreti, la loro interazione, le dinamiche e la storia costruita attorno a loro. Non c’è un attore fuori posto, non c’è uno di loro che non riesca a a toccare tutti i registri cercati (azione, divertimento, emotività). Una leggenda come Tony Leung, che si temeva potesse risultare fuori posto in un contesto simile, fa capire perché è una leggenda: mantenendo intatto il suo carisma, anzi lavorando soprattutto con quello, cambia stile recitativo e si adatta perfettamente ai canoni della recitazione americana come se lavorasse a Hollywood da una vita. Anche davanti a tanto green screen, Tony Leung come sempre non sbaglia una sola alzata di sopracciglio o mezzo sorriso.

E la storia di Shang-Chi convince, intrattiene costantemente, affascina persino grazie ai giusti elementi orientali utilizzati in un contesto occidentale, ed a frenetiche sequenza d’azione  ben coreografate (potevamo aspettarci diversamente?).

Al film si può perdonare anche un atto finale esageratamente perso negli effetti speciali e fuori le righe di una storia costruita fino a quel momento sulle ben più aderenti alle radici familiari, perché quella è la cifra dei cinecomic a cui tutti siamo ormai abituati e quindi chiudiamo un occhio. Ma non si può del tutto perdonare una certa pigrizia estetica e visiva che il mondo di Shang-Chi non meritava: una fotografia spenta e grigia che non valorizza i colori e le possibilità offerte dal tuffo in un Oriente immaginifico, una sequela di inquadrature anonime che impediscono di apprezzare la ricchezza della storia, e l’accontentarsi del minimo indispensabile per rappresentare l’immensità di una cultura invece di esaltarla.

Insomma, Shang-Chi poteva essere per il mondo cinese all’interno del filtro del cinema commerciale americano quello che Black Panther è stato per il mondo afroamericano, in termini di colori, visioni, contraddizioni, profondità, eredità. Invece, gli manca quel salto di qualità decisivo che si ottiene non solo tra le righe. Uno dei migliori film Marvel recenti ma anche “solo” un blockbuster: sta a gusti e aspettative degli spettatori vedere se il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno.

 

Posted in

Lascia un commento