
Penso che, in un certo senso, Dune abbia dato vita a un nuovo sottogenere cinematografico: il blockbuster minimal.
Perché certamente Dune è un film enorme, gigantesco, in tutto e per tutto: nelle spese per gli effetti visivi e restante comparto tecnico, nelle spese per gli attori, nella capacità incredibile di generare hype in un ampio spettro di pubblico di ogni età, nella scelta di costruire scenografie immense, nella visione estetica che rende questo film davvero soltanto fruibile in sala, e sullo schermo più grande possibile.
E, al tempo stesso, ha in tutto e per tutto un approccio davvero minimalista: nel look, nei costumi, nel posizionamento degli attori che diventano piccolissimi nelle enormi scenografie spesso spoglie, nello spettacolo che non deve mai diventare inflazionato.
Ma purtroppo, va detto, Dune è anche e soprattutto minimalista in un altro reparto fondamentale: storia, personaggi, emozioni, interesse.
Denis Villeneuve ha confezionato un grandioso blockbuster moderno che azzecca il tono del film e la capacità di affascinare, rapire gli occhi ancor prima degli altri sensi. Il suo primario, forse unico e onnipresente interesse, è costruire il film più grande possibile, restando assolutamente commerciale, ma che sia prima autoriale e poi d’intrattenimento: questo non è né un difetto né un pregio, semplicemente una scelta pienamente legittima, e anche riuscita.
I peccati capitali di Villeneuve e di conseguenza del film, semmai, sono altri, ovvero non aver capito (e già ci era caduto Lynch) il materiale a disposizione e come tradurlo al cinema. O meglio, riformulo, averlo capito fin troppo bene e averlo voluto tradurre fin troppo fedelmente.
Per paradosso, il problema di Dune è Dune stesso, ovvero una storia che al cinema fatica a ingranare (eccetto gli elementi spettacolari) e che dilatata il più possibile fatica ad essere seguita. L’approccio minimal e cerebrale di Villeneuve, che sulla carta è perfetto per una storia simile, invece ne esaspera i lati negativi: non ci sono spiegazioni, introspezioni, punti di empatia, non ci sono nemmeno accelerazioni narrative, ed i personaggi vengono abbandonati a pascolare nella loro monodimensionalità. Un film contemporaneo avrebbe dovuto traslare quei personaggi, adattare quelle vicende, dar vita a tutto il contesto, tradire il libro per esaltarne lo spirito e il significato, non solo le sue lungaggini spesso prive di vera materia cinematografica.
Dune è bellissimo da vedere, punto. Dopo due tentativi, il suo posto è la libreria, non il cinema.

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