Trailer: Julia Ducournau's 'Titane' Promises More Unsettling Feminist-Dystopianoir-Horror - BlackBook

Chi vi dice che Titane è il film più strano e originale mai visto, fa un grande disservizio alla qualità ed efficacia di Titane e a tutti i suoi significati.

Ovviamente la prima cosa che risalta del film di Julia Ducournau è la sua audacia nel dribblare e piegare il realismo, questo è chiaro. Ma evidenziarlo continuamente, come se tale stranezza fosse l’elemento più importante del film, vuol dire raschiare solo la superficie. Dopotutto, quanti film anche più strani, coraggiosi, originali e respingenti di Titane abbiamo visto nel corso dei decenni? Tantissimi, basta pensare ai vari Cronenberg, Lynch, Tsukamoto, Jodorowski, Bunuel, Sono, persino il primo Almodovar era audacissimo nella sua anarchia, e chissà quanti altri.

Pertanto, risaltare le immagini forti e bizzarre di Titane come mai viste, o etichettarlo per quelle, perde di vista il punto fondamentale. Ovvero che il film sfrutta quelle immagini, sfrutta la premessa iniziale da body horror, sfrutta la violenza efferata mostrata senza filtri, per toccare completamente altre corde. Perché paradossalmente Titane è una storia tenera, dolce, triste e malinconica, che prende solo l’idea del body horror – e tutte le metafore che ne conseguono, ora ci arriviamo – per analizzare la profondità di temi universali, cioè quanto le persone abbiano bisogno di qualcun altro accanto per stare bene, per sentirsi veramente in serenità col mondo e con sé stessi, senza aver paura di mostrare debolezze o fragilità o lati brutti.

Un bisogno di chiunque altro senza distinzioni o pregiudizi, sia precisato, perché sarebbe troppo facile se il film mostrasse due persone “normali” semplicemente sole, mentre altra cosa è mostrare due persone “singolari e mostruose” per svariati e opposti motivi che cercano una compatibilità per altri svariati e opposti motivi. E dire chiunque altro come seconda metà della mela da cercare, è esattamente ciò che propone Titane: il lavoro di Julia Ducournau è probabilmente, qui ora sì possiamo andare con gli assoluti e le iperboli, il film più pansessuale, gender fluid e genderless mai visto finora. Entrando in discorsi attualissimi, sviscerando la profondità e al tempo stesso la banalità dell’identità sessuale e biologica di ognuno, la composizione e l’approdo ad una visione dell’umano come ibrido di forma, che guarda alla sostanza dei sentimenti, è forse il tema più 2021 possibile immaginabile.

E tutto questo afflato tematico e metaforico è affrontato in maniera energica, dinamica, adrenalinica e cinetica, senza veri attimi di pausa ma con continue scosse telluriche di pura eccitazione sensoriale, approcciando i riferimenti al body horror con maggior attenzione al primo termine che non al secondo (in tal senso, più che le ovvie ispirazioni a Cronenberg, ben più importante è come Julia Ducournau inquadra, fa parlare, fa vibrare i corpi dei suoi attori, in un modo influenzato indubbiamente da Claire Denis, in particolare da Beau Travail).

Poi sì, Titane rimane anche strano, anche originale, anche audace. Non per la sua scorza formale, ma per il suo cuore inarrestabile.

 

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