
“Quella donna merita la sua vendetta e noi meritiamo di morire.”
“La quantità di veleno che può essere iniettata da un solo morso a volte è gargantuesca. Mi è sempre piaciuto l’aggettivo “gargantuesco”, succede raramente di poterlo usare in una frase.”
Era l’estate del 2005, fino luglio se ricordo bene. Entrambi i due volumi di Kill Bill erano già passati al cinema da un bel po’ ed io, non ancora appassionato come adesso, me li ero colpevolmente lasciati sfuggire. Una sera decido di vedere il primo film, con aspettative normali: non avevo visto trailer, sapevo a malapena la storia, ancora Tarantino non era l’autore di oggi.
Tutti noi abbiamo un momento legato ad un film, impresso nella memoria per sempre. Può essere una sensazione, una reazione, un qualcosa che ci fa scattare un clic. Io ricordo ancora come fosse oggi quando ho visto, completamente trasfigurato nella visione, il primo Kill Bill, e ricordo come fosse davanti agli occhi adesso il momento in cui ho visto il finale del film, quando un Bill che non si vede ma si sente, e non si era mai visto in faccia fino a quel momento, dice che sua figlia, la figlia della Sposa, è ancora viva.
Musica. Fine.Titoli di coda.
E io che urlo, naturalmente. Una sorpresa, un finale che non mi aspettavo, un finale che mi ha scatenato uno spasmo di emozioni diverse e incontrollate. La voglia matta di vedere subito il secondo film, ma il giorno dopo sono partito per la vacanza due settimane, pensando sempre a quel finale e al momento in cui potevo vedere finalmente il secondo volume. La magia del cinema.
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