BASTARDI
PER LA GLORIA

  • A Cannes ha vinto il premio della Giuria conquistando molti ammiratori, adesso arriva online il trailer che punta dritto all’Oscar nomination al film straniero per il Libano.

    Parliamo di Capharnaüm, il nuovo film di Nadine Labaki che riscopre il Neorealismo, per toni e l’uso di attori non professionisti, che racconta la storia di un ragazzino che decide di fare causa ai suoi genitori per averlo fatto nascere in un clima di totale povertà.

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  • In Italia arriverà il 20 settembre dopo grandi recensioni nei suoi passaggi ai festival di Berlino e Toronto, per adesso ci gustiamo il trailer di Museo, l’ennesima prova che il cinema messicano stia vivendo una inattesa età dell’oro.

    Il film, diretto da Alonso Ruizpalacios e con protagonista Gael Garcia Bernal, segue la storia vera di due piccoli criminali che decidono di rubare oggetti da un museo ma finiscono per essere ricercati da tutta la polizia del paese.

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  • Dal look di James Franco in Spring Breakers a quello adesso di Matthew McConaughey in The Beach Bum il passo è bravo. Quantomeno, il regista Harmony Korine non fa mai film che passano inosservati.

    La storia segue le disavventure di Moondog, un criminale e tossico che vive una vita incredibile: l’ennesimo trasformismo di Matthew McConaughey pare ideale per quello che ci attende.

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    Si chiude il mio 3° anno consecutivo da inviato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Come al solito un’esperienza fantastica che mi ha fatto vedere ben 33 film in 11 giorni, ovvero l’intera durata del festival. E naturalmente film visti in un’atmosfera magica, col piacere della discussione e il palpabile amore per il cinema in ogni angolo possibile immaginabile.

    Quindi è il momento, in maniera molto riassuntiva e non in grado di lasciar capire la bellezza di tanti film e dell’esperienza in sé, di tirare le somme per un’edizione assolutamente riuscita.

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  • Risultati immagini per cuaron leone d'oro

    Nuovo trofeo in bacheca per Alfonso Cuaron. Per il secondo anno consecutivo a Venezia vince un regista messicano. Nuovamente il film più amato dalla critica è anche quello della giuria. Per la prima volta nella storia un film Netflix vince un festival internazionale.

    Prima di analizzare questi dati, scopriamo il palmares di Venezia 75:

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  • Risultati immagini per shadow zhang yimou

    Ricordando i precedenti lavori del regista nel genere, chiaramente non si va a vedere un film di Zhang Yimou sul mondo dei samurai per seguire la trama. Non per innamorarsi dei personaggi o rimanere avvinti dai continui intrecci. Si va solo e soltanto per rimanere strabiliati dalla sua inarrivabile estetica.

    E su questo aspetto, fortunatamente, Shadow non tradisce.

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  • Risultati immagini per burt reynolds

    Ci ha lasciato a 82 anni una delle grandi icone di una Hollywood che non c’è più, e soprattutto uno dei grandi simboli del vecchio machismo cinematografico: Burt Reynolds.

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  • The Nightingale

    Pensavamo che Jennifer Kent avesse già toccato il genere horror col suo film d’esordio Babadook. Quanto ci sbagliavamo.

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  • Risultati immagini per capri revolution

    “Bella la colonna sonora” verrebbe subito banalmente da dire. Anzi, bellissima, capace di creare una notevole atmosfera. Incredibile il volto estremamente cinematografico di Marianna Fontata, letteralmente baciata dalla cinepresa. Primi 30 minuti curiosi e intriganti, che generano un fascino inatteso sulla costruzione dello scontro tra fede e scienza.

    Poi basta, onestamente. Sono finiti qui i (pochi) pregi di Capri Revolution. Un film che in realtà è altamente inconcludente, a tratti fastidioso, costantemente presuntuoso.

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  • vox lux

    Talvolta è incredibile come si possa essere pretenziosi senza essere, per forza di cose, fastidiosi o fallimentari.

    Brady Corbet dietro la macchina da presa è sicuramente un autore pretenzioso. Cercare di immaginare e collegare la crisi dell’America recente, attraverso attentati e il problema delle armi, alla caduta e all’ascesa di una cantante pop, vedendo quel genere musicale come il simbolo dell’americanismo di plastica che ha perso i suoi valori fondanti, è indubbiamente molto pretenzioso.

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