
E ora come ve lo spiego che, nel 2018, ho visto un nuovo inedito film di Orson Welles?
BASTARDI
PER LA GLORIA
dove l’opinione è dogma

Rompiamo subito il ghiaccio con una battuta: qualsiasi cosa che si chiama Roma non può che essere bella.
Una battuta, appunto, ma un fondo di verità notevole c’è nel caso del film di Alfonso Cuaron. La capitale non c’entra nulla, la Roma del titolo è un quartiere di Città del Messico. E proprio Cuaron è tornato, a 5 anni dal successo di Gravity, a quasi due decenni dall’ulttimo lavoro in lingua spagnola. E se ha deciso di farlo, potento fare di tutto, qualcosa vorrà pur dire. Se ha deciso di fare un film in spagnolo con un cast messicano sconosciuto, in bianco e nero, potendo fare qualsiasi film volesse, significa che qualcosa aveva da dire.

Nonostante un Oscar vinto, nonostante due film tra i più popolari negli ultimi anni, era anche legittimo attendere Damien Chazelle alla prova del nove. Ecco, ora abbiamo la conferma con Il Primo Uomo: Chazelle è davvero un grandissimo regista.
Non solo perché Il Primo Uomo è un bellissimo film. Questa sarebbe la definizione più semplicistica. Ma soprattutto perché Il Primo Uomo è un film straordinariamente intelligente e originale nel suo genere, quello delle storie “sullo spazio e gli astronauti”.

A prescindere da giudizio critico, o dal gusto soggettivo di ogni spettatore, Sulla Mia Pelle possiamo già definirlo in un modo. Un film doveroso.

Con orgoglio, per il terzo anno consecutivo il nostro blog sarà presente al Festival di Venezia, dal 29 agosto al 8 settembre. Quindi è il momento di pensare a cosa ci aspetta.
Il programma lo conoscete, ma a livello personale tra le varie categoria della rassegna questi sono sicuramente i film che più attendo e spero di vedere nei prossimi giorni:

La vera mission impossibile, sinceramente, è capire come questa saga dopo oltre venti anni sia ancora così in salute. Non solo in piedi, insomma, ma capace di sfornare tra i migliori film del genere action negli ultimi anni.

Viene da chiedersi, subito dopo aver visto Don’t Worry, come sarebbe stato il biopic di John Callahan sotto altre mani. Perché Don’t Worry non è il film che si aspetta se si vuol vedere un biopic classico. E qualcosa di classico molto probabilmente uno con la vita, la carriera e la fantasia di John Callahan, non l’avrebbe meritato.

Probabilmente, poche altre registe in attività avrebbero potuto dirigere un biopic su Mary Shelley. La vera scrittrice inglese non aveva nemmeno 20 anni quando tirò fuori dal cilindro un capolavoro come “Frankenstein”. Definirlo un traguardo femminista è dire poco. Haifaa Al-Mansour qualche anno fa con La Bicicletta Verde è diventata la prima regista donna dell’Arabia Saudita, un trionfo storico incommensurabile.

Pochi secondi, ma ci accontentiamo. Ecco infatti il primo look ufficiale a Ben is Back, melodrammone con Julia Roberts e Lucas Hedges che dai noi arriverà al cinema il prossimo 20 dicembre.
Il film segue la storia di Ben, giovane che si ripresenta improvvisamente a casa, alla vigilia di Natale, dopo esser stato via per disintossicarsi dalla droga.

I fans del panorama indipendente americano sanno che uno dei nomi di punta da tenere sempre d’occhio è quello di Nicole Holofcener. La regista, però, non dirige un film da cinque anni, dal bellissimo Non Dico Altro che segnò, purtroppo, anche l’ultima interpretazione di James Gandolfini.
Grazie a Netflix però, che sta diventando sempre più terreno fertile per i cineasti indipendenti, la regista potrà proporre il suo nuovo film The Land of Steady Habits con protagonisti Ben Mendelsohn, Connie Britton, Edie Falco. Il trailer arrivato online mostra tutto il suo solito tocco delicato, e noi potremo vederlo dal 14 settembre.