Categoria: Recensioni
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Sono passati tre anni dal primo film di Wonder Woman, ed è incredibile pensare che le persone dietro un film così riuscito, che azzeccava praticamente ogni nota del personaggio, ogni tono della storia, ora con Wonder Woman 1984 riescano a sbagliare praticamente tutto quello che si potesse sbagliare.
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Al settimo film da regista, e non sono affatto pochi, si fa ancora fatica chiamare George Clooney regista. Non perché siamo più abituati a vederlo davanti alla macchina da presa che non dietro, anche se le sue apparizioni sono andate sempre più diminuendo negli ultimi anni. Ma perché Clooney quel feeling con la regia ancora…
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Soul poteva arrivare solo dalla Pixar, solo da Pete Docter, solo al termine di un percorso che ha visto film come Toy Story, Inside Out, Coco allontanarsi sempre di più da un target giovanile per affrontare, con la forma e la struttura del film d’animazione canonico, temi via via sempre più adulti, complessi e sfaccettati.
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Tantissime storie raccontate attraverso il sottogenere del “film a camera chiusa” – che sia per scelta stilistica, o che sia per motivi derivativi di un adattamento teatrale, come è appunto il caso di Ma Rainey’s Black Bottom – affrontano un tema di riferimento ben preciso, sempre lo stesso declinato sotto diverse forme: il potere. Più…
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Non fatevi ingannare dalla trappola degli omaggi. Va bene il bianco e nero, vanno bene le figure storiche e l’ambientazione negli studios cinematografici degli anni ’30, va bene quel fantastico sonoro come se fosse davvero un film del periodo, vanno bene tutte le citazioni strutturali e visive a Quarto Potere. Ma si badi bene, Mank…
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Non è il caso di fare politica, ovviamente. E quindi la critica verso Elegia Americana non è certo la difesa di un mondo rurale che si è trasformato negli ultimi anni, giocoforza, in un bastione del trumpismo (oltretutto, interpreti e realizzatori del film non possono essere certo “accusati” di trumpismo). No, assolutamente. Semmai, il problema…
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Probabilmente questo film non avrebbe una sola chance di essere visto, e forse nemmeno realizzato, se non avesse Sophia Loren al centro. E questo è già pregio e difetto di La vita davanti a sé.
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Immaginate che il padre di Cleo, la bambina di Somewhere, sia Bob Harris, il protagonista di Lost in Translation, ora entrambi piuttosto cresciuti, e la dinamica di On the Rocks è servita.
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Premessa, qui non si parlerà del romanzo Rebecca originale e tantomeno del film di Hitchcock del 1940. Ogni paragone sarebbe ingiusto, oltre che ingeneroso. Quello di Bean Wheatley, dopotutto, è un nuovo adattamento e una nuova interpretazione, che nasce per il pubblico odierno e soprattutto per l’uso e consumo di Netflix. Paletti essenziali per capire…
