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Carnage di Roman Polanski, con Kate Winslet, Jodie Foster, Christoph Waltz, John C. Reilly.  Francia 2011

di Emanuele D’Aniello

Due coppie di genitori si incontrano in un tranquillo appartamento di Brooklyn per discutere dello scontro che i loro rispettivi figli hanno avuto in un parco pubblico, quando uno ha picchiato l’altro. Il confronto va per le lunghe e, ma man mano che la sera si avvicina, i genitori diventano incredibilmente infantili e creano così il caos perdendo ogni decenza comportamentale. Tutto qui: 4 attori di numero per tutta la durata del film rinchiusi dentro uno spazio chiuso a discutere e urlare. L’opera teatrale “God of Carnage” di Yasmina Reza viene trasposta sul grande schermo con grande maestria da Roman Polanski, uno più che abituato a girare in spazi chiusi.

Carnage è un film piccolo nell’ideazione e nelle ambizioni, ma diventa sempre più grande e importante perché girato e interpretato da artisti al vertice del proprio talento. Da sempre Polanski ha giocato con la claustrofobia e la tensione che può portare uno spazio chiuso: Repulsion è un esempio di sconcertante bellezza,L’Inquilino del Terzo Piano è puro terrore all’interno di un condominio, e sostanzialmente anche Rosemary’s Baby è girato in un appartamento, e i fatti più sconvolgenti avvengono tutti dentro la medesima palazzina. Il regista polacco come nessun altro sa tirare fuori gli aspetti negativi da uno spazio chiuso, da una innocua casa, rendendo terribili i luoghi in cui si vive normalmente. Qui non c’è terrore, non c’è tensione, ma anche in questo caso un innocuo appartamento, stringendo e bloccando l’azione sempre di più, soffoca i personaggi fino a farli impazzire. Polanski ha voluto trasporre questa premiatissima opera teatrale sicuramente perché, per i motivi detti, sentiva il materiale alla sua portata, ma forse anche per qualcosa di più. Il pretesto dell’intera storia dopotutto è uno scontro tra due persone, due ragazzini: una vittima e un carnefice, ma il confine tra i due ruoli è così labile da non essere visto, quasi scompare. Non è certo questo il luogo per ricordare il recentissimo processo subito dal regista polacco, ma non si può non vedere come nel film Polanski giochi col suo stesso delicatissimo caso: non si vuole discolpare, non cerca di apparire innocente, sottolinea soltanto come sia difficile, se non impossibile, giudicare e assegnare pene quando chi giudica è un animale esattamente quanto gli altri. Dopotutto quella di Carnage è una visione netta, decisa, cinica: non esistono buoni o cattivi, ma solo essere umani che si nascondono dietro convenzioni sociali e maniere educati per non mostrare la loro vera natura.

Basta poco, molto poco per far saltare l’ordine e l’equilibrio dei comportamenti umani, magari un cellulare che squilla troppo o un libro imbrattato. Il momento in cui il film svolta, e i quattro protagonisti perdono ogni reticenza, è estremamente simbolico: il personaggio di Kate Winslet, nella scena cult del film, vomita improvvisamente in pieno salotto, e così facendo la sceneggiatura “vomita” fuori inciviltà, maleducazione, insicurezze, insulti, battute e follia pura. I personaggi perdono le remore iniziali, tutti tranne uno: quello di Christoph Waltz, il ricco avvocato altezzoso e antipatico, perché lui fin dall’inizio è l’unico che già si mostra scontroso e stizzito dalla situazione. Dichiara di credere nel “Dio del Massacro” e nel caos, e alla fine quella che poteva apparire arroganza è solo sincerità. Sarà anche sgradevole, ma è l’unico che non deve mai coprirsi con una maschera e nascondersi dietro un mare di ipocrisia. E saggiamente le due coppie sono quanto di più distante si possa immaginare: benestanti e stressati i Cowan (lui avvocato di multinazionali e lei broker finanziario), progressisti e appartenenti alla middle-class americana i Longstreet (lei attivista umanitaria e lui grossista di oggetti domestici), così vediamo che non è importante da quale strato sociale si proviene, in fondo gli uomini nei loro istinti sono tutti uguali. Parlando appunto dei personaggi, non si può prescindere da chi li interpreta. Un film con soli quattro attori presenti in ogni singola scena o fotogramma necessita di gente all’altezza, e con un cast simile non si poteva davvero chiedere di più. Jodie Foster e Kate Winslet sono perfette quando sono chiamate ad una interpretazione trattenuta, e strabilianti quando esplodono, non andando mai sopra le righe. John C. Reilly è il nome meno celebrato del cast, ma è incredibilmente perfetto per il suo ruolo da bonaccione frustrato e con un brutto carattere. Christoph Waltz è però il massimo, non diciamo che mangia in testa ai suoi colleghi ma quasi, non sbaglia una espressione facciale o un movimento, e pensare che nessuno prima di Tarantino due anni fa si era mai accorto di questo talento, lasciando marcire in Austria, è praticamente un delitto.

Questa cruda analisi psicologica sui comportamenti umani parte da una brillante sceneggiatura e si serve di un grande cast e di una raffinata regia, ma purtroppo non rimane impressa nello spettatore. Come detto è un film di modeste ambizioni e troppo legato all’impianto teatrale da cui proviene, al contrario di quel capolavoro di Chi Ha Paura di Virginia Wolff? del 1966, un film incredibilmente simile, sempre con solo quattro protagonisti, molto più complesso e potente, a cui non può non essere paragonato. Di sicuro però Carnage si aggiunge con pieno merito alla incredibile filmografia di un regista unico come Roman Polanski.

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