Dallas Buyers Club di Jean-Marc Valèe, con Matthew McConaughey, Jared Leto, Jennifer Garner USA 2013
di Emanuele D’Aniello
Sarebbe stato banale, per non dire facile, raccontare l’ennesima storia di un uomo omosessuale che ha contratto l’AIDS, per poi analizzare gli ultimi giorni della sua vita, oppure raccontare la sua battaglia per i diritti civili della comunità gay. Di film così, per quanto buoni, ne abbiamo visti. Ma tutta un’altra faccenda è realizzare un film sull’amicizia tra un cowboy eterosessuale texano, esplicitamente omofobico, e un giovane travestito, entrambi malati di AIDS, che lottano contro il governo americano per ricevere giuste e migliori cure. Facendo così, e facendolo anche bene, Dallas Buyers Club di diritto si pone tra i migliori film dell’anno.
L’elemento vincente e innovativo del film è appunto la costruzione del protagonista, il suo approfondimento e sviluppo. Vediamo una persona assolutamente detestabile, un omofobico e ignorante appassionato di scommesse, droga, sesso con prostitute (la scena iniziale è fondamentale per introdurre subito il carattere) che lungo il film, tramite la consapevolezza portata dalla malattia ma soprattutto tramite l’amicizia con un travestito, e l’incontro con tante persone malate, cresce ed evolve in maniera naturale e spontanea. Tutto ciò senza diventare mai di colpo un santo, ma mantenendo quelle caratteristiche e quei difetti che lo distinguono, ma per cui alla fine addirittura ci si affeziona. E l’altro elemento chiave del film, come detto, è l’indagine lungo l’odissea medica dei malati per ottenere le cure giuste dal governo americano. Il film ricrea perfettamente quel clima di paranoia diffuso in tutto il mondo, in particolare negli Stati Uniti, nella seconda metà degli anni ’80 contro i malati di AIDS, trattati come appestati, con la paura mista a ignoranza che spaventava qualsiasi persona e temeva la diffusione di un’epidemia globale. Chi ha vissuto quell’epoca ricorderà che nei giornali, tv e pure nelle strade non si parlava d’altro. Una disinformazione che non solo ha ghettizzato ancora di più gli omosessuali come persone, ma ha prodotto una distorsione nello sviluppo e vendita dei medicinali, di cui si è macchiato prima di tutto il governo. E il film del canadese Vallèe racconta tutto ciò con cuore e sincerità, evitando sempre i toni melodrammatici e la facile compassione, ma anzi virando spesso in momenti ironici per alleggerire il tono. Dallas Buyers Club in alcuni casi diverte anche, soprattutto intrattiene sempre e coinvolge emotivamente dal primo all’ultimo istante.
Certo, per raggiungere questo scopo le due interpretazioni mastodontiche che guidano il film sono essenziali. Anche a distanza di anni non si potrà pensare a questo film, e al suo successo, senza legare subito in maniera indissolubile le prove di Matthew McConaughey e Jared Leto, entrambi dimagritisimmi ed entrambi fantastici. La performance di McConaughey è soltanto il culmine di due anni in cui l’attore texano ha deciso di abbandonare i ruoli “semplici” e le commediole romantiche per dedicarsi solo a progetti interessanti con grandi autori, un apice che qui lascia stupefatti: è come se McConaughey da un giorno all’altro avesse premuto un pulsante e fosse uscito improvvisamente tutto il talento. Non è solo la parte trasformista, non è solo il consumo fisico, ma nel film l’attore trasmette davvero un range enorme di emozioni. E altrettanto bravo e trasformista è Jared Leto, che ha le indubbiamente le scene più divertenti del film, e poi da un momento all’altro spezza il cuore, come nella scena in cui si mostra per quello che è, senza travestimenti, e vediamo un uomo ferito più dai pregiudizi che dalla malattia.
Dallas Buyers Club non è un film sulla malattia ma sugli uomini che l’hanno combattuta, una storia che emoziona e fa riflettere, tenendo al primo punto il rispetto e la dignità dell’essere umano. Senza entrare necessariamente nei canoni di genere, non essendo ne un film solo biografico ne un film sono d’impegno civile, riesce a catturare i migliori elementi di ambo i filoni e lasciare il segno.


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