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Dietro i Candelabri (Behind the Candelabra) di Steven Soderbergh, con Michael Douglas, Matt Damon, Rob Lowe, Dan Akroyd    USA 2013

di Emanuele D’Aniello

Curiosa, coraggiosa, rischiosa. Questi sono gli aggettivi adatti per cercare di decifrare la scelta di far uscire nei cinema italiani questo film. E sia chiaro, non per i motivi che si possono facilmente e pretestuosamente immaginare. Ma perchè questo non è un prodotto cinematografico, ma un film televisivo che in America è andato in onda sul noto canale HBO lo scorso maggio. Farlo arrivare non solo nei cinema, ma addirittura con sette mesi di ritardo, quando chi voleva vederlo lo ha sicuramente già reperito in altri modi, ovvero quelli classici per vedere i prodotti tv americani, è una scelta singolare ma significativa. Premesso ciò, è comunque un bene che un pubblico sicuramente più vasto possa aver l’occasione di vedere questo film.

Anche perchè i tre aggettivi iniziali possono riferirsi benissimo alla scelta stessa di Steven Soderbergh di dedicarsi a questo film, un’opera d’intrattenimento che, raccontando una semplice quanto profonda storia d’amore, non disdegna di gettare uno sguardo sulle difficoltà di vivere nel mondo attuale senza apparenze e senza etichette. Il film non è propriamente un biopic sullo showman e musicista Liberace, un’icona in America ma quasi sconosciuto in Italia, quanto il racconto della sua storia d’amore con il giovane Scott Thorson vissuta negli ultimi anni di vita. Il ritratto dei due uomini è affascinante quanto fondamentale per capire il film: Thorson è un ragazzo che cerca una legittimazione nell’altro, non sociale o professionale, ma pienamente personale, ed impara a conoscere tramite questa particolare relazione tutti i problemi dell’amore; Liberace invece è un uomo che cerca nel suo giovante amante, e nello stuolo continuo di amanti, l’elisir d’eterna giovinezza, e per quanto i suoi sentimenti siano profondi cerca sempre di frenarli per non bruciare la sua notorietà pubblica. Dopotutto si capisce il senso del racconto fin dal titolo: Soderbergh ci invita a guardare Dietro i Candelabri, cioè oltre l’apparenza, oltre quella cortina di lusso e sfarzo, oltre i costumi sgargianti e la chirurgia plastica, scoprendo un mondo della spettacolo che, anche nel pieno della liberalizzazione dei gusti sessuali, continua a ritenere la forma più importante di tutto, con Liberace che pur di non inimicarsi un vasto pubblico non ammette mai la propria omosessualità, per quanto essa sia più che esplicita in ogni comparsata scenica.

Dietro i Candelabri rimane comunque un film televisivo, quindi con dei limiti netti e naturali. La forma è semplice, la narrazione priva di guizzi, i temi discussi non sono mai troppo analizzati o approfonditi. Il vero elemento che fa risaltare il film è l’interpretazione notevolissima dei due protagonisti. Matt Damon è bravissimo nell’affrontare le varie trasformazioni del suo personaggio, da tranquillo e affascinato ragazzo a uomo che prende in mano le redini della situazione, sempre donandogli una fragilità interiore che è il vero spirito giuda di Scott Thorson. Dall’altra parte, Michael Douglas è stratosferico nel suo mimetismo, capace di portare in scena non solo la tipica performance trasformista (gustatevelo soprattutto in originale), ma dando al suo Liberace quell’umanità tipica di chi vorrebbe parlare col cuore ma non può, e nasconde tutto dietro gesti e parole dette a mezza bocca. Entrambi poi vanno elogiati per essersi affidati completamente alla storia, senza tralasciare le scene più forti, lasciandosi guidare dalla solita mano sicura di Soderbergh. E se, come effettivamente pare, questo sarà il suo ultimo film prima del tanto strombazzato ritiro, il regista si congeda con una prova sintomatica del suo grande eclettismo cinematografico.

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