Solo Dio Perdona (Only God Forgives) di Nicolas Winding Refn, con Ryan Gosling, Kristin Scott Thomas, Vithaya Pansringarm Danimarca/Francia 2013
di Emanuele D’Aniello
I fans di Nicolas Refn si dividono in due categorie: chi ha imparato a conoscere il regista danese solo con Drive, e magari ha visto solo quel film, e chi invece lo conosceva già per i suoi lavori precedenti che percorrono oltre un decennio. La reazione di queste due categorie di pubblico di fronte ad un film comeSolo Dio Perdona sono inevitabilmente diverse, seppur simili: i primi si trovano spiazzati e anche arrabbiati, i secondi finiscono per essere delusi ma anche comprensivi. Il punto è sempre quello, bisogna conoscere colui che ti cucina il piatto e te lo serve in tavola: Refn è quello che magari si infatua e si sposa con Drive, ma poi ogni singola notte lo tradisce e va a letto con Valhalla Rising.
Il primo difetto che possiamo trovare nel film, il più evidente, riconoscibile, banale, è la vittoria dello forma scenica sulla sostanza, tanto forte da far diventare la sua regia un vero esercizio di stile: Refn mette in secondo piano la narrazione, la trama, i personaggi, lasciando emergere la pura visione estetica. Ma al tempo stesso, schierarsi subito nel campo dello “stile sopra la sostanza” è naturalmente la critica più facile e superficiale. I problemi di Solo Dio Perdona sono molto più profondi. E’ come se Refn si sentisse sporco e colpevole di aver macchiato il proprio percorso cinematografico con Drive (nemmeno fosse poi un film così commerciale, ma ugualmente due anni fa fu molto respingente per il grande pubblico), come se i grandissimi plausi della critica ed i boati del pubblico lo avessero infastidito, e di conseguenza decide di virare completamente e tornare al suo cinema precedente (dopotutto questo film doveva essere girato subito dopo Valhalla Rising, con cui ha molto in comune) estremizzandolo se possibile ancora di più.
Solo Dio Perdona è il film che girerebbe Takashi Miike se fosse costantemente, 24 ore su 24, sotto effetto di acidi. Ci troviamo di fronte un classico film di vendetta, calato nell’atmosfera da B movie conferita dall’ambientazione thailandese, iperstilizzato, allucinato, freddo, condotto dalla meravigliosa colonna sonora electro-pop di Cliff Martinez, retto sul costante uso delle luci rosse al neon e sul montaggio che costruisce una fase onirica onnipresente, con la camera fissa che si muove lentissima, quasi in modo insostenibile. Visivamente affascinante, con una fotografia dai colori saturi che immerge le atmosfere ed i volti degli attori, proprio questo sovraccarico di messa in scena smorza completamente la forza e l’emotività del racconto. Gli elementi interessanti ci sono (il confronto tra due angeli della vendetta, come li ha definiti il regista, i cui ruoli di buono e cattivo finiscono per confondersi; il conflitto interiore del protagonista, schiacciato da un pesante rapporto con la madre dai forti echi edipici, che culmina nell’unica scena davvero memorabile del film, la mano che ritorna nella pancia materna) ma Refn li perde per strada, non dandogli forza ed emozione, col risultato di un film perennemente anestetizzato, immobile nel proprio compiacimento. I personaggi sono nulli, e naturalmente ci rimettono le interpretazioni: Kristin Scott Thomas è enormemente carismatica e ruba sempre la scena ogni volta che appare, ma finisce per diventare quasi caricaturale nel pronunciare soltanto un florilegio di battute volgari; Ryan Gosling non può sempre fare i miracoli, e complice appunto una figura appena abbozzata sembra quasi spaesato quando deve comunicare un qualcosa di indefinito solo con lo sguardo (che invece era stato il suo grande pregio in Drive). Il cinema ci insegna che le parole non sono sempre necessarie, ma a quel punto si deve caricare di altro: il problema è che tutto, dai sentimenti ai personaggi, sembra quasi un orpello fastidioso di cui Refn vuole fare a meno ai fini della sua calibratissima messa in scena.
Nonostante quanto detto finora, Solo Dio Perdona non è un bruttissmo film (c’è molto di peggio in giro, e non è così ostico da seguire come può sembrare), ma semplicemente un film sbagliato, esagerato. Non vale nemmeno il discorso “se lo stesso film lo avesse girato un altro regista, sarebbe stato massacrato senza appello” perchè a nessun altro verrebbe mai in mente di realizzare un film simile, nessuno sa raccontare la violenza e gli istinti primordiali che sono alla base della violenza stessa come fa Refn. Proprio per questo, per essere davvero pignoli nella definizione, in realtà Solo Dio Perdona è un film frustrante, perchè dalla coppia Refn-Gosling vogliamo di più.


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